PROVE TECNICHE DI ACCORDO SUL RISO BIO

La Regione apre il tavolo a Vercelli tra convenzionali e biologici. Misure agroambientali anche per chi fa sia bio che integrata

110px-Regione-Piemonte-Stemma_svgbb«L’ecosistema della risaia è visto nel suo complesso e il mondo risicolo non è più considerato problematico come in passato, quando gli venivano addossate anche responsabilità che non aveva…» L’assessore all’agricoltura della Regione Piemonte Giorgio Ferrero (segui QUI il suo intervento) ha aperto all’insegna dell’ottimismo il “tavolo aperto” promosso dalla stessa amministrazione regionale presso il Cra di Vercelli sul tema del riso biologico. Stamane, ci si è confrontati per alcune ore su buone pratiche per una corretta gestione agronomica della coltura e la scelta varietale, misure per il contenimento delle specie infestanti, misure per la riduzione dei prodotti fitosanitari nelle acque, in particolare nell’area a vocazione risicola; le modalità di controllo efficace sull’operato degli operatori biologici risicoli, intervento pubblico di vigilanza sull’operato degli Organismi di Controllo e sulla salubrità dei prodotti alimentari… Non è stato un percorso facile e sarà un percorso ancora lungo.

Siamo di fronte a un’iniziativa politica e tecnica al tempo stesso, prova ne sia la presenza contemporanea – oltre a molti risicoltori e alle loro rappresentanze sindacali – dell’Ispettorato Repressione Frodi, dell’Arpa, dell’Ente Risi e di Federbio. Ferrero non ha nascosto che la Regione si sia mossa per ricucire gli strappi dei mesi scorsi, testimoniati sul piano tecnico dalla trilogia Sarasso, su quello giornalistico dalla trasmissione Report e, su quello politico, dallo scontro tra Federbio e la stessa Regione. I diversi costi del riso bio, che dovrebbero corrispondere al differenziale di prezzo («La risposta al quesito sulla possibilità di coltivare riso biologico in Italia è di certo positiva: Ma deve essere pagato adeguatamente. Vale a dire 3-4 volte il prezzo del commerciale» ha commentato all’uscita l’esperto Antonio Finassi) non sono stati affrontati nel dettaglio, ma il ricercatore dell’Ente Risi Marco Romani (segui QUI il suo intervento) ha introdotto questo tema e dopo di lui sono intervenuti Elena Anselmetti, dell’assessorato all’Ambiente, Viola Massobrio, dell’assessorato all’agricoltura e Gualtiero Freiburger, dell’assessorato all’agricoltura (segui QUI la sua intervista). Domani pubblicheremo l’intervento di Paolo Carnemolla, presidente di Federbio, che ha intrattenuto un botta e risposta con il risicoltore pavese Adriano Bandi. Intenso anche il dibattito che ha concluso l’incontro, con una contestazione da parte degli agricoltori biodinamici che hanno accusato gli enti pubblici di controllare poco e non fare abbastanza ricerca. Un giovane risicoltore vercellese ha proposto di attingere i dati necessari per discernere tra vero e falso bio dalle esperienze condotte dall’agricoltura biologica certificata, percorso intellettualmente corretto ma che si scontra contro lo scetticismo di chi accusa di “cammuffamento” una parte della produzione biologica. Insomma, si è discusso molto ma non si è addivenuti a una soluzione, né poteva essere diversamente, tanto è intricata la questione.

La linea della Regione Piemonte sembra essere quella di voler a tutti i costi riconciliare risicoltori convenzionali e biologici, allo scopo di «non perdere delle opportunità ma proseguire sulla linea che abbiamo inaugurato nel 2014 reintroducendo la rotazione e avviando controlli seri, perché chi produce seriamente riso biologico merita rispetto» come ha detto Ferrero, annunciando che nel Psr piemontese le misure agro ambientali saranno accessibili anche dalle aziende che lavorano in parte con il sistema biologico e in parte con quello integrato. «Noi siamo convinti che il riso biologico rappresenti dunque una prospettiva importante anche per la risicoltura piemontese, la principale in Italia e in Europa, una possibilità in più sul mercato globale. Per questo metteremo in campo tutte le azioni possibili per sostenerlo e valorizzarlo. C’è anche un problema di correttezza, che coinvolge gli interessi dei consumatori e degli stessi produttori onesti, la stragrande maggioranza. Proprio per impedire che qualche “furbetto” vanifichi l’immagine del riso biologico e dei produttori piemontesi, abbiamo raddoppiato o quadruplicato – secondo gli enti cui si fa riferimento – i controlli, in modo che non venga fatto passare per riso biologico ciò che biologico non è. Lo dobbiamo ai cittadini e al loro diritto a non essere truffati, ma anche ai produttori corretti, che non possono sopportare la concorrenza sleale operata da pochi furbetti» ha concluso l’assessore. Al termine dell’incontro, il presidente dell’Ente Risi Paolo Carrà (il suo intervento si può seguire a video QUI) ha commentato: «Siamo di fronte a una domanda elevata di prodotti biologici ed è quindi indispensabile che vi sia un’offerta competitiva, il che significa anche controlli efficienti e efficaci. Come Ente facciamo ricerca sul bio, perché non abbiamo altre competenze». Tutti gli interventi dei relatori si possono seguire QUI.

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Risicoltura
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