FAVA REPLICA AI RISICOLTORI LOMBARDI

FacebookGoogle+LinkedinTwitterWhatsAppPrintEmail«Dall’inizio del mandato ho volutocostruire un rapporto alla pari con gli agricoltori, per questo risponderò ad ognuno di loro spiegando le ragioni delle scelte di Regione punto per punto»....
fava-300x224«Dall’inizio del mandato ho volutocostruire un rapporto alla pari con gli agricoltori, per questo risponderò ad ognuno di loro spiegando le ragioni delle scelte di Regione punto per punto». Lo scrive in una lettera l’assessore regionale all’Agricoltura Gianni Fava (a sinistra nella foto grande e in primo piano nella foto piccola) rispondendo a Confagricoltura Pavia che aveva manifestato  preoccupazione e dissenso sulla delibera riguardante l’approvazione delle “Linee guida perl’applicazione in Lombardia del Piano di Azione Nazionale (Pan) per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari”, con una lettera aperta pubblicata su Risoitaliano (http://www.risoitaliano.eu/caro-fava-cosi-non-va/). I risicoltori lombardi e quelli pavesi in particolare si preparavano a inviare migliaia di lettere all’assessore per esplicitare questo dissenso. Con tempestività, ecco la risposta: Fava precisa che la Delibera richiamata è propedeutica all’approvazione del Psr e rappresenta l’ultimo passo di un percorso che parte dalla Direttiva  2009/128/CE,recepita in Italia da un Decreto Legislativo (14 agosto 2012, n. 150) e attuata mediante un decreto del 22 gennaio 2014. «Fin dall’inizio i tecnici del mio Assessorato – specifica la nota dell’assessore –  hanno partecipato attivamente alla stesura del documento avendo come obiettivo quello di evitare che fossero introdotti aspetti troppo penalizzanti per il mondo produttivo lombardo e opponendosi, di conseguenza, all’introduzione nel Pan di posizioni troppo rigide e non compatibili con il mantenimento di un’attività agricolatecnicamente avanzata e produttiva qual è la nostra». Il piano nazionale rimanda poi alle Regioni diversi contenuti applicativi che, nel caso della Lombardia, sono stati definiti con un gruppo di esperti. Il documento contiene, quindi, unaserie di misure di mitigazione sull’impatto dell’utilizzo dei prodotti fitosanitari che sono state individuate a partire da dati reali: i risultati dei monitoraggi delle acque condotte da Arpa, in rapporto alla presenza di prodotti fitosanitari o dei loro metaboliti. «Tale documento, – spiega ancora l’assessore  – prima della sua approvazione, è stato inviato in consultazione anche alle organizzazioni dei produttori che vi rappresentano. Il confronto ha prodotto emendamenti in vari punti ma purtroppo ho dovuto constatare che, soprattutto per quanto riguarda la risicoltura, non sono state avanzate proposte tecniche alternative».«In tutti i casi – rassicura Fava – nelle risaie l’applicazione delle misure di mitigazione più restrittive è limitata a superfici minoritarie, quelle gestite con la tecnica dellasemina a file interrate. Inoltre, è necessario si sappia che la ragione per la quale abbiamo scelto di ridurre in risicoltura le quantità di taluni prodotti fitosanitari, comunque solo a partire dal 2016 e in modo graduale e progressivo, risiede nel fatto che questi principi attivi vengono costantemente trovati nelle acque e quindi vogliamo evitare che, continuando di questo passo, si possa arrivare all’esclusione totale dall’uso agricolo, per ragioni di tutela della salute umana. Questo sì potrebbe rappresentare la fine della risicoltura lombarda». La lettera dell’assessore si conclude con l’augurio che gli agricoltori possano superare le legittime preoccupazioni  analizzando meglio i contenuti delle linee guida e garantisce la disponibilità dei propri uffici tecnici per ogni possibile supporto. Basterà ad evitare lo tsunami postale? (23.03.15)
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Risicoltura
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