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CONSERVATIVA SI O NO?

da | 11 Dic 2013 | NEWS

20120523_163825L’articolo dell’Informatore agrario n° 43 sul riso in conservativa ha riacceso il dibattito sulla minima lavorazione e sulla semina su sodo. Sui giornali stanno uscendo diverse “storie” di agricoltori che stanno lavorando su sodo, come Paolo Mosca di Crescentino il quale ha spiegato alla Stampa di Torino che «la tecnica consiste nel coltivare il riso all’asciutto, sulle stoppie che si trovano ancora in campo dopo il raccolto. Come anche il concime. Così per i primi 45 giorni si ha il risparmio, anche sull’acqua. E i vantaggi sono molti: oltre a quelli economici, visto che si riduce l’usura dei macchinari, si ha anche meno impatto sul suolo e sull’ambiente e quindi più tutela per la salute. Senza contare che le risorse in campo, come la paglia, vengono riutilizzate per esempio per la pacciamatura». Conservativa, dunque, su tutta l’azienda, 120 ettari, e pazienza se qualche problema con le malerbe resta…

20120704_114837Ma ecco cosa ne pensa un altro risicoltore, Gianni Altobel, di Zibido San Giacomo intervistato da Risoitaliano: “Seminare sulle stoppie si può, il problema è seminare bene, interrare bene e sperare a fine stagione che non piova pena carreggiate. Io ho fatto una prova delimitata da paline, confronto con minima classica, 3 strisciate di sodo puro in mezzo al campo alternate a minima, prova pesata con trebbia lexion 570 con monitor di produzione (paglia trinciata benissimo). Ho usato una seminatrice tndg300, dose di semina uguale su tutto il campo, 200 kg/ha. La varietà era Carnise. Il risultato? pressoché identico e ottimale”.

cchiò-pantano1Nino Chiò, di Novara, invece ha una soluzione diversa per contenere i costi e impattare meno ed è quella di “sommergere i campi per circa 30 giorni chiudendo le bocchette e se le piogge non aiutano si rabbocca. Le paglie si decompongono, il terreno si ammolla, le radici trovano la loro strada facilmente… Si combattono le infestanti di superficie, quelle in profondità sono già nate nell’anno precedente, ma i costi rimangono invariati. Al terzo anno si sviluppano le perennanti, condizione tipica della minima o della non lavorazione, come l’erba bianca (alopecurus geniculatus) che si controllano chimicamente o con una semplice aratura, cosa che preferisco”.

chiò-pantano2Chiò ha condotto le prove della semina su pantano in collaborazione con Spektra-agri e avverte che “Memorizzando le linee/tracce di semina (anche degli anni precedenti), si percorrono in guida automatica le concimazioni e i trattamenti senza danneggiare le file di semina. Ogni passaggio calpesta infatti l’1%…” Dal confronto tra le produzioni con aratura/minima e semina diretta sul pantano si stima una sostanziale parità: “sicuramente, la quantità di seme aumenta del 15%” dichiara Chiò, pur sottolineando che bisogna avere l’accortezza di scegliere varietà e seminatrici idonee e in ogni caso “la semina e lenta rispetto alla tradizionale e richiede attenzione nella preparazione del seme e governo delle acque . A noi che pratichiamo agricoltura di precisione non permette inoltre di adottare semine a dosaggio variabile, cosa che riteniamo indispensabile ai fini produttivi”. Da ultimo, “condizione indispensabile: un autunno senza “carregge” .

chiò-pantano3La concimazione è invariata ma si spostano le attenzioni/frazionamenti sull’accestimento. I migliori risultati si sono ottenuti con le semine tardive”. (11.12.13)

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