"CON QUELLA LEGGE NON POTREMO PIU' CHIAMARE IL RISO PER NOME"

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Mercoledì 25 giugno alle 11.30 si riunirà nuovamente il Tavolo di Filiera del riso, coordinato dall’Ente Nazionale Risi, per esaminare la bozza di decreto legislativo sul commercio interno del Riso. Ci sono ancora alcune questioni in sospeso, per quanto l’ultimo incontro tenutosi il 14 maggio presso il Ministero delle politiche agricole abbia definitivamente fatto partire l’iter che metterà in cantina la vecchia Legge n. 325 del 1958. Sull’argomento, che ancora divide, interviene Assosementi. Lo fa attraverso Massimo Biloni, che è il rappresentante nazionale dei sementieri di riso.”La nuova proposta di legge – dichiara Biloni a Risoitaliano – è stata proposta per la prima volta il 16 dicembre 2013 durante la presentazione pubblica del bilancio di collocamento dell’Ente Nazionale Risi. Dopo oltre un decennio di discussione finalmente un nuovo testo viene portato all’attenzione di tutta la filiera ma appare fin da subito eccessivo in quanto per la prima volta si parla di poter miscelare varietà diverse di riso nelle confezioni poste sul mercato. Nemmeno la vecchia legge aveva mai ammesso questo: in ciò quindi era migliore della nuova proposta”. Il direttore della Sapise rappresenta una delle poche voci critiche sull’accordo, che è stato approvato dai rappresentanti di tutte le confederazioni agricole: la restrizione delle denominazioni storiche e la possibilità di mescolare le varietà all’interno delle scatole in commercio sono due dei punti dolenti, su cui sta montando la discussione all’interno della categoria risicola. Biloni ricorda che “nelle numerose successive riunioni del Tavolo di Filiera con le parti agricole, industriali, ente risi, sementieri e ministeriali è stato più volte discusso il testo con l’intenzione spesso di gettarlo alle ortiche in quanto non incontrava i favori delle diverse parti. Come in passato sembrava fosse l’ennesima fumata nera. Infine il 14 maggio ecco che viene presentato il cosiddetto “compromesso” in cui solo 5 gruppi varietali, pari al 22% della superficie risicola nazionale, vengono tutelati obbligatoriamente con un nome, mentre il restante 78% può essere venduto anche con la sola indicazione di “riso tondo”, “riso medio” e “riso lungo” e con la possibilità di fare miscele. Spariscono i gruppi Originario, Rosa Marchetti, Ribe, Thaibonnet, ecc. E si badi bene che nei 5 gruppi varietali (Carnaroli, Arborio, Baldo/Roma, S.Andrea e Vialone Nano) vi è il divieto di chiamare col proprio nome una varietà diversa dalla capofila: per esempio non si può vendere riso Karnak ma riso Carnaroli anche se contiene Karnak. Si è spesso parlato di divieto di chiamare una varietà col nome di un altro riso, qui invece si fa divieto di chiamare un riso col proprio nome” sottolinea Biloni. “AIRI, Confagricoltura, Coldiretti e CIA accettano il compromesso portato sul tavolo da Ente Risi che ha cercato di fungere da mediatore tra le parti. Solo Assosementi resta incredulamente in minoranza di fronte al compromesso, informando di non essere d’accordo. I sementieri ritengono infatti che questa legge riduce la qualità del riso italiano e tende solo ad abbassare i prezzi dei risoni. Questi tipi di battaglie al ribasso non possono trovare l’Italia vincente nei confronti dei prodotti di importazione provenienti da Paesi con costi inferiori di produzione. Solo mediante una concertazione tra le parti che tenga alto il livello qualitativo italiano e fornisca strumenti per una chiara identificazione del riso posto sul mercato, si può pensare di vincere le sfide col mercato internazionale. La grande industria risiera italiana e l’invidiato comparto agricolo nazionale devono riflettere attentamente e discutere apertamente affinché il testo del decreto legislativo si trasformi in un’opportunità e non in un boomerang che possa danneggerà il settore” è il monito dei sementieri. (23.06.14)

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