BIOGESTECA, SOLUZIONI INTEGRATE

FacebookGoogle+LinkedinTwitterWhatsAppPrintEmailLa lotta integrata alle malerbe e alle infezioni fungine, che è divenuta obbligatoria da quest’anno, offre ai risicoltori diverse opportunità, che devono essere conosciute per essere sfruttate. Nell’ambito del...
sommersioneLa lotta integrata alle malerbe e alle infezioni fungine, che è divenuta obbligatoria da quest’anno, offre ai risicoltori diverse opportunità, che devono essere conosciute per essere sfruttate. Nell’ambito del progetto Biogesteca, presentato giovedì scorso al Centro Ricerche sul riso, sono emerse ad esempio delle interessanti novità per il riso sull’uso delle saponine, che sono sostanze di origine vegetale contenute nella saponaria e risultate in grado di agire efficacemente contro alcuni funghi. Ne ha parlato Pamela Abbruscato del Parco Tecnologico Padano, soffermendosi sulla lotta al brusone (“L’utilizzo di miscele di saponine è una soluzione promettente”) mentre Sara Borin dell’Università degli studi di Milano si è soffermata sui batteri della rizosfera, presenti intorno alle radici della pianta del riso: su centinaia di ceppi batterici analizzati, 152 hanno dimostrato attività di promozione della crescita vegetale, 6  sono in grado di promuovere la germinazione, e tre su 245 hanno dimostrato di operare come antagonista contro il fungo Magnaporthe oryzae. Novità emerse nell’ambito di un’ampia ricerca sulla gestione  sostenibile dell’acqua in risaia, realizzata nell’ambito del più ampio programma «Biogesteca», che è coordinato dai docenti Gian Attilio Sacchi e Giorgio Provolo dell’Università di Milano e il cui costo supera i 5 milioni di euro. Questo programma di studio delle tecniche gestionali ad alta sostenibilità ambientale, tra l’altro, nel campo risicolo ha permesso di monitorare in maniera scientifica i flussi e i livelli di acqua in risaia. scientifica e tecnologica. Con adeguati investimenti, che per ora restano elevati, i ricercatori hanno assicurato che in futuro si potrà controllare anche da lontano la situazione di ciascun campo, utilizzando un semplice palmare e grazie all’installazione di sensori in grado di misurare fino a 30-40 volte al secondo elementi come l’umidità del suolo, la soggiacenza della falda, la portata di acqua in uscita, la velocità del vento, la composizione dell’atmosfera. Tutti fattori che, fino ad oggi, sono stati appannaggio dell’esperienza di ogni singolo agricoltore, il quale sulla base della conoscenza  personale dei vari parametri si regolava di conseguenza. Il tema è stato approfondito da Claudio Gandolfi, dell’ateneo milanese: una sperimentazione condotta in Lomellina ha evidenziato un’importante riduzione dei fabbisogni idrici (tra il 44 e il 75%). Se Giampiero Valé del cra-Ris ha spiegato come siano stati individuati dei marker funzionali per selezionare varietà di riso più efficienti nell’utilizzo della risorsa idrica e più adattabili allo stress termico in fioritura, Marco Romani (Ente Risi) ha paragonato invece sul piano produttivo diversi metodi di coltivazione  -semina in acqua e sommersione continua, semina interrata e sommersione in 3° e 4° foglia, semina interrata e irrigazioni turnate – giungendo alla conclusione che i primi due si equivalgono per potenzialità, laddove il terzo perde tra il 10 e il 21%. Tuttavia, ha avvisato Dario Sacco (Disafa), l’irrigazione turnata è anche la metodica meno impattante con riguardo all’effetto serra. Gian Attilio Sacchi dell’Università di Milano ha dimostrato che il diverso sistema di irrigazione si riflette anche sul contenuto qualitativo della granella, condizionando la presenza degli elementi minerali e dei metaboliti di interesse nutraceutico: peraltro, come si evince da uno studio del DeFENS, il metodo di irrigazione non ha un impatto decisivo sulle caratteristiche merceologiche. Uno studio di Aldo Ferrero, dell’Università di Torino, ha analizzato invece le conseguenze nell’uso del propanile, spiegando anche come si contiene la contaminazione delle acque, ed un altro dell’Università torinese e dell’Ente Risi ha messo in evidenza il ruolo dell’interramento delle paglie per la gestione della fertilizzazione azotata. I risultati del programma Progesteca sono raccolti in quattro volumi (gestione della risorsa irrigua, efficienza d’uso dei nutrienti, biocontrollo delle avversità biotiche e gestione dei reflui) e la presentazione ufficiale avverrà il 13 e il 14 febbraio al Polo universitario di Lodi (per scaricare il programma clicca qui). Nella foto grande, macchie di brusone sulla foglia di riso. (06.01.14)
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Risicoltura
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