La riforma degli strumenti europei vista da un tecnico novarese
Aiuti, fondo unico, sviluppo rurale, gestione dei pagamenti: si fa presto a dire Pac, ma quale Pac vorremmo? Risoitaliano apre un dibattito con questo contributo di Fabio Lanfranchini. Chiunque volesse partecipare dovrà inviare un articolo che spieghi quale Pac vorrebbe a [email protected]
Alla domanda “Fabio metteresti giù due idee sulla tua PAC ideale?” mi sono reso conto che, avendo presentato la mia prima Domanda Unica nel 1996, quest’anno festeggio il mio trentennale di presentazione delle domande!
Ne ho sentite tante in questi anni e ho dovuto applicare principi assurdi e spesso senza senso, cercherò di seguito di riassumere quelle che a mio avviso potrebbero essere le regole di ingaggio future utili a snellire e facilitare l’applicazione dei regolamenti europei.
SUPERFICI VARIABILI
La prima considerazione è sicuramente legata alle foto satellitari che si utilizzano per creare i piani grafici. Come ben sappiamo le foto servono ad individuare le superfici seminabili e quindi quelle su cui si possono attivare i titoli e le varie misure del PSR.
Queste foto dovrebbero essere le stesse per qualche campagna, il continuo variare delle superfici della base fotografica genera un lavoro enorme per i CAA e moltissime anomalie che rallentano il pagamento dei contributi. Mi sono sempre chiesto questa situazione a chi giova… e l’unica risposta che mi viene in mente è al Sistema, la risoluzione delle anomalie impiega molte persone che lavorano al CSI (gestore di sistema informatico regionale) e in Regione, personale che con l’utilizzo di foto stabilizzate avrebbe molto meno lavoro da svolgere.
SEMPLIFICAZIONE NECESSARIA
Veniamo ora alle regole di base studiate per l’assegnazione dei contributi che, come sempre in Italia, sono decine e spesso senza una logica. Oggi la Domanda Unica viene pagata in base al valore aziendale dei titoli a cui vengono sommati i premi accoppiati per le colture che li prevedono.
Credo che se si attribuisse un premio alla coltura che tenga conto anche degli attuali premi accoppiati si semplificherebbe molto la presentazione delle domande. Ciò consentirebbe agli Imprenditori Agricoli di poter scegliere le colture da seminare in base a numeri certi e non variabili ogni anno. Questo consentirebbe anche di prevedere con maggiore precisione il premio potenziale di ogni azienda così da aiutarle nelle operazioni di anticipo PAC messe a disposizione dagli Istituti di Credito.
GLI ACCOPPIATI
Parlando di premi accoppiati non posso non fare un passaggio sulle colture sommerse (riso) che nei nostri territori vedono il premio accoppiato più alto per ettaro (anno 2025 375€).
Ricordo sempre che questo contributo viene elargito per la coltivazione di una coltura sommersa per la maggior parte del ciclo colturale e non per la semplice semina della coltura del riso, anche se questa avviene con semente certificata. Per uscire da questa differente visione sulla coltivazione del riso credo che bisognerà arrivare alla diversificazione del premio a seconda dei metodi di coltivazione.
Non è la metodologia di semina che fa la differenza ma la gestione dell’acqua. Si possono tranquillamente seminare i risi a file interrate ma sommergere immediatamente con il riso a 2/3 foglie essendo totalmente conformi alle regole. Diversamente si può dire per il riso coltivato a turni di bagnature o con sommersione saltuaria, come ormai abitudine in moltissimi territori, che non è assolutamente conforme alle norme vigenti.
ACCOPPIATO SPECIALE PER LA SOMMERSIONE
Giustamente l’imprenditore sceglie la tecnica che più si adatta ai terreni e alle tecniche aziendali, ma l’imprenditore deve essere consapevole che il premio è dato solo se la coltura è sommersa. In caso contrario deve essere comunicata ad ogni altra coltura. Per tutelare i benefici ambientali del riso e per evitare che tutto il comparto venga penalizzato dai comportamenti di alcuni si dovrebbe indicare in domanda il metodo di coltivazione: se sommerso si abbina il premio accoppiato altrimenti si può prevedere un premio accoppiato ma più basso per chi adotta tecniche di non sommersione.
GREENING FREE
Ricordo che le aziende che superano il 75% di colture sommerse sono per definizione Greening Free, quindi, possono evitare di applicare le regole di diversificazione o rotazione annuale, questo deve valere per le aziende che sommergono i terreni e non per le altre. Questa regola è stata studiata per chi coltiva riso su terreni dove NON si possono fare altre colture a causa delle particolarità dei terreni, chi si trova su terreni sciolti e non vocati alla risicoltura potrà fare riso ma senza contributo accoppiato e senza esonero dell’applicazione delle regole di Condizionalità Rafforzata.
RISO NON OVUNQUE
Termino questo concetto con una visione sul mercato del riso, che attualmente vede i prezzi ai minimi storici, se dovessimo rivedere le superfici nazionali della coltura cercando di coltivare riso su terreni vocati e non ovunque ingolositi dal premio accoppiato, molto probabilmente anche il valore di mercato del risone crescerebbe premiando le aziende specializzate nella coltivazione di questa fantastica coltura.
PIANI DI SVILUPPO RURALE
Passando alle misure dei Piani di Sviluppo Rurale, cioè le domande volontarie a cui le aziende aderiscono e per cui ricevono contributi per l’applicazione di determinate tecniche di coltivazione, inizio da un concetto che ritengo fondamentale e cioè la superficie massima a premio. Con l’apertura delle domande della misura ACA22 (misure specifiche per la risaia) e di altre come l’Apporto di Sostanza Organica, Minima Lavorazione ecc. la Regione ha deciso di non mettere limiti di superficie ma anzi, di premiare le aziende che impegnano maggiori superfici. Questo ha portato all’esclusione di molte piccole aziende visto che i premi sono stati assorbiti da aziende enormi che hanno impegnato centinaia di ettari ricevendo decine di migliaia di euro ogni anno. Ritengo questa scelta concettualmente sbagliata ma soprattutto fuori dalla realtà.
Sono proprio le piccole e medie imprese che oggi stanno soffrendo maggiormente e questa scelta politica le penalizza ulteriormente. La chiamo scelta politica perché non ci vedo nulla di tecnico in tutto ciò, anzi le aziende dovrebbero essere incentivate ad aderire ai Piani di Sviluppo Rurale anche con piccole superfici così da provare le nuove tecniche proposte. L’obiettivo deve essere quello di far crescere tutto il comparto agricolo e non di portare ulteriori incassi ad aziende che per estensione e struttura riescono a sopportare meglio di un piccolo produttore le fluttuazioni di mercato e le contingenze con cui stiamo convivendo oggi.
INSEDIAMENTO GIOVANI
Altro ragionamento va fatto per il premio per l’Insediamento Giovani che deve essere ben distinto da quello che si chiama ricambio generazionale. Ho visto moltissimi piani di insediamento bocciati senza una logica di giovani pastori o giovani coltivatori di frutta e verdura, magari con metodi biologici, senza una ragione apparente.
Dobbiamo avere la forza di destinare questi contributi a chi si avvicina per la prima volta al mondo agricolo e per questo deve essere aiutato. Ben diversa la situazione di un ragazzo che decide di lavorare nell’azienda del padre e che si trova l’attività avviata, in questo caso o si apportano cambiamenti sostanziali all’indirizzo produttivo oppure non si devono prevedere premi di insediamento.
Una scelta di questo tipo credo che potrebbe veramente creare nuova occupazione nel settore, vedo molto interesse da parte dei giovani ma la statistica del mio ufficio vede sempre meno piani di insediamento e miglioramento finanziati. Tutti i bandi prevedono una graduatoria che oggi tiene conto di fattori a mio avviso di secondaria importanza, poco aderenti a quello che si vive quotidianamente nelle aziende agricole.
Dovremmo semplificare questi criteri, ridurli allo stretto necessario, e dare maggior peso alle relazioni tecniche che accompagnano le domande; solo la descrizione del progetto può far valutare ai funzionari la bontà del progetto. Certo che questo prevede l’impegno dei funzionari e la loro profonda conoscenza del mondo agricolo e, ahimè, questo spesso è utopia. Fino a quando tutto verrà gestito a livello informatico non si potranno mai premiare l’intraprendenza e la voglia di fare impresa dei nostri ragazzi, anzi fin dal principio instauriamo nelle nuove generazioni la visione che lo Stato è presente per mettere nuovi balzelli o regole assurde e non per accompagnare la crescita delle future generazioni.
IL RUOLO DELLE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA
Termino questa descrizione utopistica della PAC sottolineando un altro aspetto che ritengo fondamentale, ma difficile se non impossibile da realizzare, cioè ampliare i portatori di interesse quando queste regole vengono scritte. Oggi possono partecipare alla cabina di regia solo i soggetti che hanno “rappresentatività sociale” cioè che hanno una tessera di appartenenza, ovvero le Associazioni di Categoria.
Senza nulla togliere a questi soggetti ritengo però che sia riduttivo e poco utile escludere i professionisti, gli albi professionali agricoli e chi come me fa questo lavoro da 30 anni da queste decisioni. Le Associazioni hanno una visione politica, sindacale ma spesso non tecnica; avendo lavorato 10 anni in una Associazione so di cosa sto parlando. Purtroppo, il distacco tra i tecnici e la realtà è enorme visto che il tempo lo si impiega a risolvere anomalie informatiche invece che in giro per le aziende per capirne le esigenze.
CAA DI LIBERI PROFESSIONISTI
Perché non allargare a tutti la possibilità di portare la propria esperienza a beneficio del territorio e dei produttori agricoli? Si ha la paura di perdere lo scettro di paladini dell’agricoltura o si ha paura di non riuscire a reggere il contraddittorio con professionisti capaci e consapevoli delle difficoltà che quotidianamente devono affrontare?
La realtà vede ormai i CAA di Liberi Professionisti essere sempre più affermati sul territorio nazionale proprio perché più vicini alle istanze degli Imprenditori Agricoli e più consapevoli delle loro esigenze, direi perché meno scollegati dalla realtà rispetto ad altri. Invece queste realtà che seguono quotidianamente centinaia di migliaia di produttori vengono escluse a priori, come se una tessera valesse più della scelta fatta dall’agricoltore quando ha cambiato CAA passando da un’associazione a uno studio privato.
NUOVA PAC: MERITOCRAZIA E INNOVAZIONE
Ecco cosa sogno per il futuro, e il futuro è dietro la porta, visto che dal 2028 al 2034 partirà il nuovo settennato di Politica Agricola Comune. Sogno un’agricoltura più consapevole e meritocratica non sempre in mano ai più furbi! Sogno un settore agricolo dove tutti i portatori di interesse vengono ascoltati per il bene del settore agricolo e non per campanilismo!
Sogno un futuro dove daremo uno stimolo a provare nuove tecniche, a provare nuove colture, a provare agricoltura di precisione e non a mettere le energie per capire come aggirare una norma! Sogno di poter lavorare attivamente per i miei clienti e non di dover passare il mio tempo a risolvere anomalie generate sostanzialmente per mantenere lo status quo!
CAMBIAMENTI EPOCALI
Chissà se questi rimarranno sogni o se prima o poi riusciremo a capire che il nostro ruolo è lavorare per migliorare l’agricoltura piemontese e italiana, io non smetterò mai di crederci e di esporre le mie idee; sempre aperto al confronto e alla condivisione ma sempre più determinato che è giunto il momento di cambiamenti epocali nel settore che altrimenti rischia la stagnazione. Autore: Fabio Lanfranchini – Studio Pulsar
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