WALSER IN RISAIA

La storia di Alessandra Sartori
Alessandra Sartori
Alessandra Sartori

E pensare che i suoi primi passi li aveva mossi a Pratrivero, una frazione minuscola, alle porte di Trivero, sulle pendici della splendida Panoramica Zegna, sopra Borgosesia. E invece il destino le aveva previsto un futuro con i piedi ben piantati in… risaia. E’ la storia di Alessandra Sartori, imprenditrice agricola nell’importante tenuta San Giovanni di Olevano Lomellina. Una montagna che le è rimasta però nel sangue, non solo per il marito Giovanni Barbé, che può vantare origini Walser, ma anche per i figli Leone e Tobia, di 13 e 10 anni, che oltre ad essere sciatori accaniti, si considerano appassionati di montagna a tutto tondo.

Eppure oggi è impossibile vederla a lungo lontana dalla sua azienda agrituristica Tenuta San Giovanni o dalla sua risotteria “Alla corte di Leone”, a due passi del centro del paese.

Chi è Alessandra Sartori

Alessandra Sartori è nata in Valsesia perché il padre era dirigente in un’azienda tessile di Pratrivero, dove si era trasferito con la moglie. Ma dopo pochi anni i casi della vita portarono la famiglia Sartori a trasferirsi in Lomellina, per occuparsi dell’azienda agricola del nonno di Alessandra. Una tenuta importante, con un altrettanto importante allevamento di bovini da latte.

«Anche se la vera passione di nonno Leone erano i cavalli – ricorda Alessandra Sartori – Era profondamente innamorato della campagna anche se aveva anche vissuto a Milano, dove aveva conosciuto mia nonna, una donna bellissima con cui ho passato in famiglia tutta la mia gioventù e a cui sono stata legatissima». L’azienda segue il destino di quasi tutte le aziende agricole lomelline dagli anni ’80 in poi: l’allevamento diventa poco economico, la stalla diventa un ingombro dove ritirare malamente i macchinari, le coltivazioni si concentrano sulla monocoltura risicola. Con un primo comandamento per un passaggio di testimone non facile dopo nonno Leone Galbarini, vale a dire mantenere l’azienda in un sistema organico, unico, evitare un frazionamento che avrebbe avuto il significato di una perdita di valenza economica.

«E in primo piano c’era l’enorme struttura aziendale in paese – sottolinea Alessandra Sartori – circa un ettari di sedime con una stalla capace di 200 capi e dall’evidente pregio architettonico. La mia scelta fu quella di iniziare un percorso non del tutto “ortodosso” per un’azienda agricola lomellina. Anzi aggiungo che anche oggi non mi sento di far parte di un modello di agricoltore medio, che sento non mi appartenga affatto».

La nascita del Museo di arte e tradizione contadina

Gli studi in architettura l’aiutano a ragionare sui possibili progetti, mentre alcune complicate vicissitudini di famiglia forgiano un carattere di giovane donna decisa a farsi valere e a difendere le proprie scelte, costi quel che costi. E così mentre in campagna il riso dilaga, in paese prende corpo un articolato progetto di agriturismo, sostenuto con forza dall’allora sindaco Enzo Padovani, che ne intuisce il potenziale di valorizzazione per l’intera comunità.

Nasce così il “Museo di arte e tradizione contadina” alla tenuta San Giovanni., con una “riqualificazione funzionale” dei fabbricati e una raccolta di mezzi e macchinari agricoli d’epoca. «La grande stalla viene destinata al museo contadino, mentre nel 1999 nasce anche l’agriturismo – spiega Alessandra Sartori – abbiamo intrapreso la strada più ambiziosa, creando alloggi e spazi multifunzione, per ospitare eventi, convegni, e riunioni di lavoro. Persino una “griglieria”. Abbiamo iniziato con un progetto a tappe, senza una regia prestabilita. Questo ha comportato difficoltà a inserire strutture successive in ambiti non previsti».

Alessandra Sartori impara a fare di tutto, non solo l’agricoltore, ma ad occuparsi di impianti elettrici e sanitari, di organizzazione di cucina, di coltivazione di rose, persino ad avere competenze giuridiche. Perché l’agriturismo necessita di una infinita serie di interventi nell’organizzazione, durante i lavori e poi nella gestione.

Le collaborazioni di Alessandra Sartori

In campagna inizia una collaborazione con Eugenio Gentinetta, genetista e dirigente del Centro ricerche sul riso di Castello d’Agogna. Una collaborazione che dura ancora oggi, dopo oltre 20 anni di sodalizio. «Non ho percorso la strada del biologico – aggiunge Alessandra Sartori – anche perché francamente sono state davvero molte le competenze richieste. Direi che in compenso ho avvicinato le colture orticole, per rifornire l’agriturismo. Di certo il primo principio dell’azienda è stato quello del minimo impiego di interventi chimici, tanto che nei miei terreni si trovano perfettamente a loro agio caprioli e cinghiali, oltre alle onnipresenti nutrie. Direi che l’esperienza peggiore è stata quella dello spazio destinato alle biomasse, una scelta che fu dettata da una situazione famigliare contingente e da promesse non mantenute da parte dell’azienda cui dovevo conferire la produzione. In questo senso non sono certo stata un caso isolato».

In azienda impara a far tesoro del famoso fattore “E”, che significa esperienza. Perché nel lavoro dei campi non basta imparare, ma si deve far tesoro delle lezioni “sul campo”. E in questo proprio la collaborazione con Gentinetta si dimostra un fattore determinante. «Nei miei terreni – continua Alessandra Sartori – ho visto nascere varietà come l’Augusto, il Nemesi, il Karnak, il Caravaggio e il Leonidas, l’ultimo arrivato. Dico subito che io scelgo da sempre varietà destinate al mercato interno, i cosiddetti superfini, mentre non coltivo riso tondo. Considero Eugenio Gentinetta un vero genio nel suoi comparto e la sua collaborazione è stata da sempre un fatto straordinario. Credo che un po’ ci compensiamo, per carattere».

Ma se si chiede ad Alessandra Sartori quali sono stati i passaggi più importanti della sua esperienza, non solo di agricoltore, la risposta è secca: in primo luogo il marito Giovanni e i figli Leone e Tobia, cui ha dedicato l’agriturismo “Alla corte di Leone” e la fattoria didattica “Fattoria di Tobia. “Due ragazzi che già si impegnano in mille lavoretti, con capacità e buon senso”, dice. Ma i suoi occhi si fanno lucidi quando racconta del primo incontro tra i suoi nonni, dalle parti di Corso Torino, a Milano. Lei elegantissima e affascinante, lui impegnato a osservarla, dietro lo scudo di un giornale.  E qui il salto nel tempo diventa davvero grande. Autore: Giovanni Rossi

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