VERSO UN RACCOLTO DELUDENTE

FacebookGoogle+LinkedinTwitterWhatsAppPrintEmailI primissimi dati produttivi che emergono dalle operazioni di raccolta del riso – partite ovunque con grande ritardo – non sono incoraggianti. Dai primi campi giunti a maturazione emerge...

foto FlavioI primissimi dati produttivi che emergono dalle operazioni di raccolta del riso – partite ovunque con grande ritardo – non sono incoraggianti. Dai primi campi giunti a maturazione emerge un dato costante: i riscontri produttivi sono anche sensibilmente inferiori alle già non rosee aspettative generate da quest’ annata senza estate. I  commenti dei produttori concordano nel giudicare i risultati produttivi a metà tra il deludente ed il disastroso. Per le principali varietà di tipo indica, in genere capaci di elevati potenziali produttivi (normalmente intorno o superiori alle 7 tonnellate per ettaro), riscontriamo dai primi dati delle produzioni unitarie tra 5,5 e 6 tonnellate/ettaro (il che vorrebbe dire, se confermate queste stime, meno 15-20%, ma, ripeto, si tratta ancora di stime…).La situazione sembra anche peggiore per le varietà da risotto fortemente penalizzate dall’ andamento climatico e da attacchi di malattie fungine (specie nell’ areale pavese). Ugualmente penalizzanti i riscontri su varietà da “parboiled”: per alcuni gruppi varietali si segnalano cali del 30 e persino 35%. Pochi dati arrivano finora dal gruppo dei risi a grana tonda, che potrebbero comunque essere negativamente influenzati dalla nota sensibilità alle basse temperature della varietà più diffusa del gruppo. Giungono inoltre delle segnalazioni scoraggianti di pesi specifici della granella sensibilmente inferiori alla norma (mediamente del -5 ma anche -10%), verosimilemte dovuti alle condizioni climatiche non ottimali in fase di accumulo e maturazione. E resta tutta da verificare la qualità dei granelli: questo significa che a fine campagna dovremo porci il problema della resa alla lavorazione e non solo del rendimento unitario!

Il 2014 si prospetta dunque come annus horribilis per la nostra risicoltura. L’ andamento climatico anomalo ha pochi riscontri nel passato. Qualche osservatore ipotizza un parallelismo con il 1977, caratterizzato da un meno prolungato ma più intenso periodo di basse temperature. In quell’annata si racconta che varietà come Roma non siano neppure andate in produzione. Dai dati statistici la produzione media per ettaro del riso in Italia nel 1977 fu di sole 3,1 tonn/ettaro (nel 2013 è stata di 6,6 tonnellate). Personalmente non sono un catastrofista e non amo i catastrofismi. Certamente il calo produttivo finale non sarà appunto catastrofico come nel 1977. Tuttavia, se i primi dati troveranno conferma nel prosieguo della raccolta, le stime di Coldiretti di qualche giorno fa – pubblicate dal sito Risoitaliano – che ipotizzavano un calo dell’ordine del 10-15% potrebbero rivelarsi notevolmente ottimistiche. Comunque le operazioni di raccolta entreranno nel vivo verso la fine di questa settimana: solo allora avremo una numerosità di dati tale da essere più precisi nelle valutazioni su un’ annata che si presenta comunque difficile.

Le difficoltà dell’ annata presentano peraltro un risvolto “positivo” per i genetisti ed i tecnici in genere, in quanto linee sperimentali e varietà sottoposte ad uno “stress test” così severo come quello imposto dalle condizioni del 2014 evidenziano eventuali difetti che in annate meno complicate non sarebbero emersi. Ne deriva una notevole facilitazione nel lavoro di selezione e di scelta delle varietà più “rustiche” o adattabili a condizioni avverse. Va aggiunto che – oltre al riso – sono molte le produzioni agricole che “soffrono” per il pessimo clima del 2014. Sono andati bene i mais da trinciato, ma non sembra possa andare allo stesso modo per il mais da granella (la cui produzione è direttamente correlata con le somme termiche di cui la pianta beneficia). Dalle zone vitivinicole giungono notizie allarmanti con le viti, già provate da forti attacchi di peronospora che hanno richiesto numerosi interventi fungicidi, colpite anche da attacchi di botrite, un fungo che provoca il marciume del grappolo e la perdita della produzione. Si segnalano tra l’ altro mosti con basso grado zuccherino ed elevate acidità, che potrebbero avere conseguenze non positive sulla qualità dei vini. Anche il pomodoro da industria è stato penalizzato da forti attacchi di peronospora. L’ unica coltura che sembra aver beneficiato del clima “nord-europeo” è stata la barbabietola da zucchero, per la quale si segnalano produzioni quantitativamente e qualitativamente da record. Ma quella della bietola è una situazione paradossale e paradigmatica dei disastrosi errori di politica agraria commessi in questi anni. Nel giro di meno di un decennio la coltura della bietola in Italia è passata da circa 250 mila ettari ad appena 35 mila ettari. Ciò è accaduto perchè l’ UE ha deciso che era meglio importare zucchero di canna dal Sud America piuttosto che produrre zucchero di bietola in comunità. Si è smantellato un intero sistema agroindustriale demolendo gli zuccherifici e disperdendone l’ indotto, salvo accorgersi che lo zucchero di canna non è così abbondante ed economico come qualcuno pensava (in Brasile la canna da zucchero alimenta l’ industria del bioetanolo). Il prezzo dello zucchero è salito del 1000%, il grado di autoapprovvigionamento interno da parte dell’ Unione Europea è passato dal 90% ad appena il 12% nel giro di pochi anni.Il parallelismo tra il caso bietola e ciò che potrebbe succedere al riso in conseguenza delle importazioni da PMA in conseguenza delle concessioni EBA non mi sembra azzardato… Autore: Flavio Barozzi (23.08.14)

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