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UN AGRICOLTORE DI STATO

da | 8 Apr 2021 | Non solo riso

Giacomo de Ghislanzoni Cardoli

Un agricoltore “prestato” alla politica oppure un politico che ha preso le mosse dal mondo dei campi? Il dubbio resta quando si parla di Giacomo de Ghislanzoni Cardoli, certamente il risicoltore che ha fatto più strada nelle istituzioni, sapendo coniugare l’infinita passione per la campagna con una indubbia capacità di relazionarsi e con uno stile che lo hanno reso un esempio in un comparto tradizionalmente poco incline a mettere insieme la sostanza con la forma necessaria a sostenerla. Come dire che in risaia non bastano gli stivali.

La storia di Giacomo de Ghislanzoni Cardoli

Giacomo de Ghislanzoni Cardoli nato a Sannazzaro de’ Burgondi, un comune di 5.500 abitanti che mai ha lasciato in qualsiasi passaggio della sua carriera, è stato uno di quei giovani impegnasti a mettere d’accordo l’università con le risaie. Un’abitudine che poi si è trasformata, dopo la laurea in Scienze Politiche all’università di Pavia, nella faticaccia di unire un incarico nell’ufficio legale della Banca Popolare di Novara con la gestione economica delle aziende agricole di famiglia.

“La svolta – racconta Giacomo de Ghislanzoni Cardoli – avvenne dopo una decina di anni di incarico alla Popolare di Novara, quando l’affittuario dei terreni lasciò e mi ritrovai nelle vesti di imprenditore agricolo a tutto tondo. Intendiamoci, la passione per la terrea è innata in me e non ho avuto alcun dubbio sul da farsi”.

In parallelo inizia l’interesse per il mondo delle rappresentanze sindacali in agricoltura e assume la presidenza della Proprietà Fondiaria in provincia di Pavia. Un incarico che nel tempo doveva diventare solo un piccolo “antipasto” di una carriera prestigiosa. Nel 1993 sale, infatti, alla presidenza dell’Unione agricoltori della provincia di Pavia e in queste vesti viene scelto nel 1994 come candidato alla Camera, nella nascente Forza Italia, per il collegio uninominale di Mortara e della Lomellina. Collegio che comprendeva anche alcuni comuni della fascia Oltrepadana del territorio pavese, per un totale di oltre 60 Comuni. E anche questa vittoria doveva essere, nel tempo, solo una prima tappa.

“Dopo il 1994 – racconta ancora de Ghislanzoni Cardoli– tornai ad essere eletto nel 1996 e nel 2001. E nel 2001, fino al 2006, fui nominato presidente della Commissione Agricoltura della Camera. Furono anni di grande impegno, ma anche di risultati di cui vado orgoglioso. Ricordo ad esempio quando nel maggio del 2001, a Pavia, l’allora ministro Gianni Alemanno mi incaricò della proposta di riforma dell’Ocm riso, quella che ha permesso alla risicoltura di consolidarsi nonostante una pesante difficoltà di mercato”.

Cambiata la legge elettorale e dopo un breve periodo in cui ha indossato i panni del Cincinnato, per de Ghislanzoni Cardoli inizia una nuova esperienza di impegno pubblico, con la nomina, nel 2009, alla guida della Camera di commercio di Pavia, per un ciclo di presidenza quinquennale, dove ha modo di esprimere, ancora una volta, il suo stile inconfondibile e la sua capacità di coniugare in pieno la concretezza delle azioni con una indubbia attenzione alla forma, la facilità di parola con la gentilezza dei modi.

In campagna dal 2014

Dal 2014 Giacomo de Ghislanzoni Cardoli di dedica alla sua campagna, accanto ai figli.

“Direi che non posso dire di essere tornato a fare il risicoltore, perché in realtà non ho mai smesso – confessa Giacomo de Ghislanzoni Cardoli– La risicoltura resta  un settore strategico di fondamentale importanza per il territorio, non solo per la coltivazione, ma anche per il ruolo nei confronti della falda che alimenta gli insediamenti umani. Il riso è una coltura che valorizza l’abbondanza di acqua che caratterizza le province di Pavia, Vercelli e Novara e sono convinto che il successo della risicoltura continuerà se si saprà creare una miscela sapiente tra il rispetto dell’ambiente e le regole della produzione”.

E a questo scopo l’ex parlamentare ricorda come all’indomani della seconda Guerra di indipendenza, alla prima riunione del Parlamento italiano, a Firenze, come risarcimento dei gravissimi danni di guerra (oggi si direbbero ristori) i rappresentanti delle zone risicole chiesero la realizzazione del Canale Cavour, intuendo che proprio l’abbondanza d’acqua avrebbe determinato il destino del territorio. Non si sbagliavano.

“Aggiungerei – continua de Ghislanzoni Cardoli – che oggi, e soprattutto in futuro, le guerre sono destinate a riguardare più l’acqua che il petrolio, come dimostra quello che già accade in Asia. Ma non solo, la produzione risicola italiana è di alta qualità e già esclude prodotti chimici dannosi all’ambiente, ancora massicciamente impiegati in nazioni che poi esportano in Europa il loro riso.  Per non parlare dei regimi sanguinari che caratterizzano nazioni come la Birmania, che poi pretende di portare qui il suo riso. Insomma, la risicoltura italiana ho mille motivi per farsi valere”.

Dunque una risicoltura antica, ma con un importante futuro di fronte a sé, tanto che per il nostro “oro bianco” sembrano destinarsi ad ampliarsi anche le porte della immensa Cina, certamente grande produttrice, ma soprattutto consumatrice di riso. Restano per de Ghislanzoni Cardoli i due obiettivi da raggiungere: “In primo luogo migliorare i rapporti tra industria risiera e risicoltori, che devono insieme riuscire a “fare sistema”. In secondo luogo potenziare una capacità di rappresentanza capace di aumentare l’attenzione delle istituzioni a un settore agricolo di importanza strategia e molto avanzato tecnologicamente”. Una capacità di rappresentanza per parecchi anni efficacemente impersonata proprio dall’onorevole lomellino. Autore: Giovanni Rossi