TUTTI I PASTICCI DELLA PAC

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foto FlavioLa delicata fase di avvio della nuova PAC è stata al centro del seminario organizzato da Unicaa- Federagronomi lo scorso 28 ottobre. Una fase oggettivamente complessa, che sta presentando qualche sorpresa e più di una problematica. Tra le sorprese c’è sicuramente quella relativa al numero di ettari per i quali è stata presentata la domanda unica di pagamento 2015, che risultano al momento 10 milioni 778 mila. Cioè circa 1,2 milioni di ettari meno di quanto si prevedeva sulla base di tutte le simulazioni, come ha evidenziato il direttore di Unicaa Danilo Pirola. Questo fatto ha consentito di avere un valore unitario dei titoli provvisori, assegnati con la circolare Agea ACIU 2015.435, leggermente superiore alle previsioni iniziali.

Dall’analisi dei dati relativi all’attribuzione dei titoli provvisori emerge anche il quadro di un’Italia agricola divisa in due. Da una parte si collocano le aziende agricole che percepiranno meno di 5000 euro di pagamento di base, che rappresentano il 91% del totale in termini di numerosità, ma coprono il 50% della superficie agricola e rappresentano solo il 35% della produzione. Per contro le aziende con pagamenti di base previsti superiori ai 5000 euro, pur essendo solo il 9% del totale, coprono il restante 50% della superficie e detengono ben il 65% della produzione.

Ma emerge anche il quadro di una situazione dai contorni ancora molto confusi e non privi di criticità. Secondo quanto riferito dai relatori risulterebbero numerosi errori nel trasferimento di dati dagli organismi pagatori regionali ad Agea e nell’incrocio tra le banche dati della stessa Agea con Inps ed Agenzia Entrate. Una delle maggiori criticità riguarda la qualifica di agricoltore attivo, indispensabile per ottenere l’attribuzione dei titoli ed i relativi pagamenti. Sembrerebbe che nella sola Regione Lombardia su oltre 30 mila aziende agricole ben 3000 (ovvero il 10% circa) abbiano una segnalazione di anomalia bloccante per mancato riconoscimento della qualifica di agricoltore attivo. Un numero di anomalie evidentemente eccessivo che sottende un qualche errore nel sistema, tenuto conto del fatto che la qualifica di “attivo” dovrebbe essere automatica per i “piccoli” con PAC inferiore ai 1250 euro, per chi è iscritto all’Inps come CD o IAP o possiede una partita IVA con codice Ateco “agricolo” (prime cifre 01) aperta prima dell’agosto 2014. Comunque anche chi non dovesse possedere questi requisiti dovrebbe poter ottenere il riconoscimento di agricoltore attivo se dimostra che i contributi PAC rappresentano più del 5% dei suoi proventi totali da attività non agricole relativamente al 2014. Queste anomalie dovrebbero essere sanate con un’apposita procedura avviata da Agea, di cui al momento manca qualsiasi applicativo informatico. Eppure, come ha opportunamente sottolineato Angelo Frascarelli dell’Università di Perugia, la questione dell’agricoltore attivo è centrale e determinante: chi non riuscisse ad ottenere la qualifica perderebbe infatti tutti i futuri contributi PAC e non solo quelli del 2015.

Altre problematiche, che bloccano i pagamenti a diverse aziende, emergerebbero da improprie attribuzioni di “guadagno insperato”: un meccanismo che dovrebbe attivarsi solo per le aziende che hanno ridotto la superficie per vendite concluse e affitti attivati o cessati tra il 16 maggio 2014 e il 15 maggio 2015, e che comporta il riversamento a riserva del 50% dell’ insperato aumento di valore dei titoli così intervenuto, a condizione che l’importo da girare alla riserva superi i mille euro. Da alcune segnalazione emerse proprio dalle aree risicole pare tuttavia che questo meccanismo sia impropriamente scattato anche a carico di aziende che hanno superfici investite a pioppeto eleggibili ai fini della vecchia PAC e non ammesse a contributo con la riforma.

Altra non trascurabile questione aperta è quella relativa alle domande di accesso a riserva, per le quali vigeva, dopo l’ immancabile italica proroga, il termine del 15 ottobre. Cosa che ha generato uno sfasamento importante, trattandosi di un termine successivo alla data del 5 ottobre in cui sono stati comunicati i titoli provvisori. Che a questo punto appaiono ancor più provvisori e che potranno diventare certi e definitivi solo dopo una complessa fase di verifica, controllo ed eventuale ricalcolo per la quale Agea ha tempo fino al 1° aprile 2016.

Non mancano quindi i pasticci. Che assumono, per usare le parole di un relatore, i contorni del “pasticcio al quadrato” nel caso dei piccoli agricoltori. Che sono stati iscritti “d’ ufficio” al regime a loro dedicato a meno che non avessero fatto esplicita contraria richiesta entro il 15 ottobre; che potranno comunque uscirne entro il 15 maggio di ogni anno presentando la domanda unica; che dovranno uscirne obbligatoriamente se Agea dovesse riscontrare un riduzione di superficie ammissibile nei prossimi anni (cosa che potrebbe scattare con un banale refresh), ricevendo un pagamento pari al valore dei titoli all’ anno di uscita.

La questione più spinosa, in questa fase di sostanziale incertezza, riguarda tuttavia gli eventuali trasferimenti di titoli per vendita o affitto che dovessero rendersi necessari prima della fissazione dei titoli definitivi, ovvero da qui al 1° aprile 2016. Il tema è complesso poiché emergono molti elementi di incertezza sia in ordine alla valorizzazione dei titoli (che non sono fissi ma possono decrescere o crescere nel tempo a seconda di come il cedente si colloca nella griglia delle possibilità del cosiddetto “modello irlandese di convergenza”), che alla contrattazione di un bene che al momento non è ben determinato e neppure ben identificabile (da qualche organismo pagatore sarebbero trapelati dei numeri identificativi dei titoli che comunque Unicaa consiglia di considerare molto ufficiosi). Le ipotesi e le opinioni sulla delicata questione (dall’ attivazione di contratti aleatori a quelle di scindere il contratto di trasferimento del terreno da quello di trasferimento dei titoli, da perfezionarsi poi come integrazione del precedente al momento della concretizzazione del titolo stesso) sono molto diverse, anche per i diversi profili fiscali che vi si configurano. Il consulente agronomo (ubi maior minor cessat) qui deve cedere il passo al legale. E’ auspicabile che della questione siano investiti gli uffici legali specializzati, a cominciare da quelli delle organizzazioni categoriali, da cui si spera possano giungere indicazioni e soluzioni concrete.

Un’ ultima notazione, ad integrazione di quanto scrivevo in http://www.risoitaliano.eu/ma-quando-pagheranno-la-pac-2015/ concerne appunto tempistiche e modalità del pagamento degli anticipi. Secondo quanto riferito al seminario Unicaa da una recente riunione tra  Mipaaf, Agea ed organismi pagatori sarebbe emersa l’ intesa di avviare la fase di compilazione degli elenchi di pagamento a partire da lunedì 2 novembre (con le conseguenti tempistiche bancarie per il loro effettivo accredito sui conti correnti dei beneficiari). A livello di indiscrezione sembrerebbe che la Regione Lombardia (per le altre non sono emerse indicazioni) sarebbe in condizione di pagare solo il 70% del pagamento di base, ma non la corrispondente quota del pagamento “greening” (il che farebbe ammontare l’entità dell’ anticipo al 41% circa di quanto percepito complessivamente nel 2014). Autore: Flavio Barozzi, dottore agronomo – flavio.barozzi@odaf.mi.it (01.11.2015)

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