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Ecco cos'è stato detto al webinar dell'Ente risi sulle patologie della seconda parte del ciclo colturale

Nel pomeriggio di Venerdì 3 Luglio, nell’ambito di un webinar dell’Ente Risi, il Dott. Daniele Tenni (CRR) e il Servizio di Assistenza Tecnica hanno illustrano alcune delle principali patologie che colpiscono il riso nella seconda parte del ciclo colturale, dalla fase di levata alla raccolta. Si sono focalizzati sui sintomi osservabili in campo in questo periodo e le possibili strategie di controllo delle malattie.

  • MARCIUME BATTERICO DEL PIEDE: 

È causato da un batterio che progressivamente disorganizza i tessuti parenchimatici attraverso una degradazione della parete delle cellule vegetali. Si è manifestato per la prima volta nel Vercellese all’inizio degli anni Ottanta e, negli ultimi anni, si è allargata anche a causa di un particolare insetto che depone le larve nelle radici: queste, lentamente, vengono esposte ai batteri per mezzo delle ferite sulla pianta.  I sintomi, generalmente, sono osservabili alla fine dell’accestimento e consistono in: 

    • Ingiallimento delle lamine fogliari e imbruttimento delle guaine
    • Radici annerite e maleodoranti 
    • Morte della pianta. 

I fattori che possono causare il manifestarsi di questa malattia sono le alte temperature, gli alti livelli di acqua, così come la presenza di piante inoculo (come Iris) e la presenza di ferite nella pianta (tenere in considerazione che numerosi passaggi nei campi con i macchinari agricoli lesionano gli apparati radicali e fogliari). Fondamentale, sia nella fase di prevenzione che in quella di cura, è il controllo dell’acqua: infatti, nella prima fase del ciclo bisogna mantenere un basso livello di acqua e, in caso di presenza, l’unico rimedio è un’asciutta drastica e prolungata (anche qualche giorno di seguito).

  • RHIZOCTONIA: 

È la seconda malattia fungina per importanza nel mondo, mentre la principale negli USA. 

Durante la levata (fino alla botticella), può colpire il riso manifestando lesioni ovali e grigie sulla guaina, colpendo anche la pannocchia nelle situazioni più gravi. I danni produttivi sono legati allo scarso riempimento della granella e all’abbassamento della qualità della produzione. 

In questo caso, le possibili cause risiedono in concimazioni azotate elevate e non equilibrate, investimenti elevati e monocultura  del riso o rotazione con la soia (che, quindi, funge da ospite).

Le migliori tecniche di prevenzione e difesa consistono nella semina (preferibilmente a bassa densità) di varietà meno suscettibili alla malattia e in una equilibrata gestione della concimazione. In Italia non sono registrati prodotti chimici che specificatamente combattono i batteri che causano la Rhizoctonia, ma negli Stati Uniti si sono ottenuti risultati soddisfacenti adottando gli stessi trattamenti per la cura del Brusone. 

Prima di procedere con i trattamenti chimici, è opportuno valutare se la malattia si è espansa in tutto il campo, poiché, di fatto, solitamente è una malattia che interessa zone limitate. L’Università del Kansas (USA) suggerisce di procedere a zig-zag all’interno del campo e, ogni 30 metri circa, monitorare la presenza della malattia: se si registra una percentuale maggiore del 35%, allora è consigliato intervenire.

  • ELMINTOSPORIOSI:

I principali sintomi e danni si osservano soprattutto sulla foglia: 

    • Macchie circolari o leggermente ovoidali marrone-grigio al centro con alone bruno (simili ai sintomi di brusone fogliare nelle prime fasi)
    • Necrosi ovali, scure sui nodi, su parti della pannocchia e sulle glume
    • La pianta ne risulta indebolita e, conseguentemente, si verifica un calo produttivo.

Tra le principali cause risultano i fattori climatici, gravi carenze di nutrienti (come potassio, magnesio, ferro e manganese) e importanti stress idrici. Infatti, per evitare la manifestazione dell’Elmintosporiosi, è necessaria la prevenzione attraverso una concimazione equilibrata, evitando di arrecare stress (anche attraverso l’irrigazione) alla coltura. Sono possibili interventi con i fungicidi, ma in ogni caso la patologia è maggiormente legata alla nutrizione della pianta. 

Ormai ampiamente conosciuto, il Pyricularia oryzae colpisce diverse parti della pianta: la foglia, il nodo paniculare (“mal del collo”) e le spighette. Si manifesta con: 

    • Lesioni fogliari ellittiche, con centro grigio-biancastro e margini marroni
    • Necrosi dell’internodo paniculare (il cosiddetto “mal del collo”)
    • Sterilità della pannocchia
    • Danno sulla resa alla lavorazione. (AVVISO)

Le principali cause risiedono, ancora una volta, nei fattori climatici (l’umidità è la peggior nemica) e nella suscettibilità varietale (qualità come Carnaroli o Arborio sono più sensibili alla malattia); anche elevate concimazioni azotate, elevate densità di coltura e una gestione sbagliata dell’acqua possono aiutare il manifestarsi del Brusone. (Avviso)

Le principali tecniche di difesa, logicamente, risiedono in una adeguata densità della coltura, in una equilibrata concimazione (specialmente nelle varietà di riso più sensibili). Infine, ancora più importante, è evitare asciutte dei terreni frequenti e prolungate. Conoscere le condizioni ambientali del territorio è fondamentale per prevenire la comparsa del brusone e, in particolare, la Lombardia sembrerebbe fortemente colpita. A questo proposito, la Regione ha istituito un bollettino (consultabile su internet), aggiornato quotidianamente, che analizza le condizioni di infezione fino ai quattro giorni precedenti e ai due giorni successivi la data di consultazione, basandosi su una scala graduata (basso – medio – alto).

Qualora si adottino difese con prodotti fungicidi, è fondamentale concentrarsi sulla protezione della pannocchia, pertanto, è necessario astenersi dalla fretta di entrare in campo. È possibile l’utilizzo di Strobilurine, facendo tuttavia attenzione alle resistenze. (Contromisure)

Per quanto riguarda le aziende biologiche, è sicuramente più difficile difendere la produzione dalle patologie. Pertanto, nel caso del Brusone, è fortemente consigliabile prevenire la diffusione della malattia con gli accorgimenti citati precedentemente, tenendo in considerazione, però, che recentemente è stato concesso l’utilizzo di un fungicida a base di zolfo liquido,  ma solo in situazione di emergenza, rappresentando un’alternativa ai trattamenti convenzionali.  Autore: Fabio Roncallo

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