STORIA DI RISO E DI CANALI

La vicenda di Pietro Porta
Sommersione risaia

Si può arrivare in risicoltura perché si nasce in una famiglia di risicoltori, perché vicissitudini dolorose portano a riscoprire la vita dei campi, oppure perché la coltivazione del riso riesce a offrire un viaggio nella storia, lungo il corso dei canali di irrigazione. Per Pietro Porta, agricoltore di Nicorvo, è stata la somma di tutte e tre le combinazioni. Un caso non comune di coltivatore “anomalo” diventato anche esperto archivista, se non cronista di “cose di campagna”.

La storia di Pietro Porta

La storia inizia a Borgolavezzaro, un paese di  circa 2.000 abitanti proprio a due passi dal confine tra Novarese e Lomellina, cioè tra provincia di Pavia e Novara, cioè tra Piemonte e Lombardia. Anche un luogo emblematico di come, da entrambe le parti del confine, tutto sia assolutamente e rigorosamente identico. A un anno di vita il piccolo Pietro “emigra” a Nicorvo, a un tiro di schioppo, dove il padre figlio di agricoltori e con tre fratelli agricoltori, affitta un’azienda nel bel mezzo del paese. 

«Erano anni bellissimi – ricorda Pietro Porta – c’era la stalla, la scuderia con i cavalli da tiro, risaie e marcite. Mio padre vendeva il latte alla Nestlè o alla Locatelli, a seconda dei casi. Io impazzivo per i cavalli e aiutavo a fare di tutto». Una classica gioventù da ragazzino di campagna, con mille cose da fare e altre mille che si vorrebbero mettere in programma. Ma sono gli anni del grande boom economico, dei braccianti che diventano operai e delle stalle che vanno in sofferenza. E infatti succede anche al padre di Pietro Porta.

 «Non riuscivamo a pagare le spese della stalla – ricorda Porta – abbiamo provato ad allevare capi da carne per utilizzare la struttura, ma niente da fare. Intanto io proseguivo negli studi e mi diplomai geometra, con la voglia di diventare ingegnere, trovando il mio primo lavoro in uno studio di architettura». E’ una passione che impara da un conoscente architetto e che trasforma in due anni di studio all’università di Pavia. Ma nel 1968 è ora di fare il militare. «Al ritorno – continua Pietro Porta – ho trovato impiego in una impresa di costruzioni, dove sarei rimasto ben dieci anni. Ovviamente mi dividevo tra l’impresa e la coltivazione, perché la passione della campagna restava fortissima».

Nessuna nostalgia per Pietro Porta

Anni di impegno e di soddisfazioni, cui segue un periodo estremamente difficile in famiglia, per problemi di salute dei genitori. Capita così che nel 1978 Pietro Porta diventa coltivatore a tempo pieno. Allora come oggi. «Non posso dire che oggi ci possa avere nostalgia del passato – chiarisce Porta –; chi viveva in campagna spesso aveva case per niente confortevoli, se non addirittura fatiscenti. Io ho visto passare dalla trazione a cavalli ai primissimi Ford Major e posso dire che certamente allora in risaia c’era molta meno burocrazia, ma anche molta più fatica. Di certo la risicoltura attuale risente della mancanza di giovani, perché un giovane che si vuole avvicinare al lavoro dei campi ha come ostacolo insormontabile la necessità di trovare grandi appezzamenti di terreno, perché oggi le aziende sono enormi e hanno costi che ben pochi possono permettersi.

Per questo oggi i giovani cercano forme di agricoltura non intensiva o si avvicinano alle coltivazioni biologiche che sembrano poter offrire possibilità di lavoro su superfici meno ampie». E poi ci sono i costi degli affitti, perché Porta ricorda che quando era ragazzo l’affitto si pagava con 60 chili di risone Balilla alla pertica, mentre oggi a conti fatti non ne basta neppure un quintale. Ma per Pietro Porta diventato agricoltore a tempo pieno le tristi vicissitudini tornano, con la scomparsa prematura della moglie e la volontà di gettarsi nel lavoro come strumento per superare il dolore. Nel 2012 arriva però una svolta che doveva “rinverdire” la sua seconda passione, quella nel campo delle costruzioni. «Scomparve il geometra mortarese che amministrava il consorzio di irrigazione che “dissetava” le mie risaie – racconta Porta – e che ha al centro la Roggia Molinetta, circa sette chilometri di cavo che si dirama dalla chiusa sul torrente Agogna presso Borgolavezzaro. Dove oggi si trova anche un impianto idroelettrico. Ho così scoperto un ingente mole di materiale che riguardava la storia di quel cavo di irrigazione e ho pensate che era una storia che non poteva andare perduta».

La storia della Molinetta

Pietro Porta inizia così un lungo e complicato lavoro di archivista, che lo porta a scrivere nel 2015 un vero libro, dal titolo “Storia della Roggia Molinetta”. Una accurata raccolta di documenti e di curiosità che offrono un mosaico di date e riferimenti vecchi di più di due secoli. Vengono passati in rassegna atti notarili e si scopre che nel 1813 esisteva già un sistema di irrigazione, regolamentato poi nel 1820. Viene ritrovata e riportata nel libro una accurata descrizione delle chiuse di derivazione realizzate esclusivamente in legno e fascine, con una platea di pali di legno che sorreggeva gradoni in granito. Il tutto diventa una storia affascinante di come l’ingegno in agricoltura consentiva, con strumenti rudimentali, di assicurare l’irrigazione delle risaie, ben prima dell’Unità d’Italia.

Il tutto condito da una particolareggiata elencazione delle leggi a firma del re, fino alle relazioni del Genio Civile in periodo fascista. Ci sono i lavori eseguiti nel 1952 per una disastrosa esondazione e il ripristino di una chiusa presso la cascina Goretta di Vespolate. Poi dal 1973 il distretto passò all’Associazione Est Sesia e il tutto rientrò in una gestione “tecnologicamente avanzata” dell’oro bianco delle risaie, l’acqua. «Non mancano mille curiosità – termina Porta – soprattutto tra i rapporti delle diverse proprietà cui l’acqua era destinata, in tutto 7.000 pertiche, vale a dire poco più di 460 ettari.

Si parla della cascina Bovile, della cascina Cannobbiana e dei loro vari passaggi di proprietà. E non mancano i problemi che le colature delle grandi azienda provocavano ai terreni a valle di coltivatori più piccoli, tra proteste e qualche atto di prepotenza».  Perché come dice Porta, «anche allora il pesce più grande mangiava quello più piccolo». E tra le mille cose che il tempo ha cambiato forse questa rimane. E non solo tra le risaie. Autore: Giovanni Rossi

Pietro Porta

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