SAN MARTINO NON RISPONDE

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dddQuest’anno, San Martino non porta nulla di buono in risaia. Un’estate e un autunno incerti, piogge killer sul raccolto, rese controverse e problemi di essiccazione, con i listini che continuano a non premiare la qualità del prodotto italiano, i risicoltori guardano all’inverno con grande incertezza. La stessa che permea le decisioni governative sull’Imu. La stessa che avvolge quelle comunitarie sulla Pac. In altre epoche, si sarebbe scelto di traslocare – San Martino è il tempo giusto per farlo – ma adesso non c’è riparo che tenga: abbandonare il riso per il mais? Oppure convertirsi alla biomassa? E la soia? Più che offrire risposte e gratificazioni, come avveniva in passato con la fine del raccolto, San Martino pone nuovi interrogativi. Il ritardo delle operazioni di raccolta complica un anno iniziato sotto i peggiori auspici, con un calo generalizzato delle superfici risicole (-16.000 ettari, da 235mila a 219) concentrato nel triangolo d’oro (Vercelli-Pavia-Novara) senza che gli altri cereali potessero trarne un gran vantaggio. Sia frumento che mais accusano infatti rese basse e lo stesso dicasi per la soia, anch’essa stroncata dalle piogge. Malgrado questo, il settore non demorde: l’agricoltura continua a produrre posti di lavoro e in occasione della giornata del ringraziamento i vescovi cattolici hanno rivendicato un maggior peso specifico per le campagne. «Non sempre, nelle famiglie e nelle scuole, c’è stima adeguata per chi sceglie di fare l’imprenditore agricolo» è infatti il monito lanciato dai vescovi italiani nel Messaggio per la 63^ Giornata nazionale del Ringraziamento. «È importante – scrive la Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace – alimentare l’apprezzamento, da parte di tutta la società, per il lavoro della terra, affinché sia considerato come ogni altra vocazione e tutti i lavoratori vedano riconosciuta la stessa dignità, anche in termini economici». Oltre alla burocrazia «lenta e impacciata» che ostacola lo sviluppo del settore, i vescovi denunciano che «le risorse finanziarie sono difficilmente reperibili» e che «il credito non viene concesso agevolmente dalle banche». Anche l’innovazione e le nuove tecnologie possono giocare un ruolo importante. «Perché si freni lo spopolamento dei nostri paesi di montagna – si legge ancora nel Messaggio – è urgente investire sulle comunicazioni, sia nelle strade che nella rete telematica». Infine, la Cei chiede «che le associazioni e i movimenti cattolici accompagnino i giovani imprenditori agricoli, creando per loro gruppi di sostegno sparsi nel territorio». In altre parole, nessun dorma e soprattutto nessuno smobiliti. (11.11.13)

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