PERSO IL 10% DEL RACCOLTO?

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Una decina di giorni or sono si sono verificate una serie di grandinate. Grandinate che hanno interessato vari comuni della zona risicola.

Un vecchio adagio dice “la fortuna è cieca ma la sfortuna ci vede benissimo”. Se si voleva arrecare il massimo danno possibile, non si poteva scegliere un periodo migliore. Le coltivazioni di riso, anche quelle seminate tardivamente, erano ormai in fase di maturazione e quindi la grandine ha potuto arrecare danni elevati, provocando la caduta dei semi ormai pronti per la raccolta e naturalmente predisposti a staccarsi dalla pianta.

COLPITI I LUNGHI B

Questo in particolare per i risi a granello Lungo B che, per la maggior parte delle varietà, si staccano facilmente dalla pannocchia a maturazione. Certo una grandinata di queste proporzioni, pur non essendo nuova per la zona del riso, non si verifica spesso (fortunatamente) ed erano ormai diversi anni che non si rilevano più danni così ingenti. Per giunta la grandinata di settembre era preceduta da altri eventi grandinigeni di minore intensità verificatesi durante i mesi di Luglio e Agosto, che già avevano richiesto il loro “tributo”.

Tuttavia la domanda che tutti si pongono è: quanti quintali non verranno raccolti e di conseguenza immessi sul mercato?

Rispondere a questo quesito è molto difficile. Certo la maggior parte delle coltivazioni sarà stata assicurata e, teoricamente, le compagnie assicurative potranno rilevare il danno subito dai risicoltori sulla base degli indennizzi che verranno chiamate a rifondere. Ma questo costituisce il danno reale?

DANNO DA CALCOLARE

Come tutti sanno le compagnie assicurative utilizzano come base per la valutazione del danno il quantitativo assicurato e non quello che effettivamente presente in campo (anche se spesso coincidono).

Aggiungiamo inoltre che le coltivazioni raccolte in aree in cui non si sono verificati eventi atmosferici sembrano manifestare produzioni inferiori a quelle che i risicoltori si aspettavano e che quindi avevano presumibilmente tutelato. In alcuni casi è quindi possibile che la produzione assicurata sia superiore a quella effettivamente presente in campo (considerando tuttavia la franchigia e tutte le altre riduzioni è comunque un danno rilevante per i risicoltori).

Diverse varietà hanno evidenziato durante la coltivazione la presenza di malattie fungine come Brusone e Fusariosi che, al momento della trebbiatura, si sono palesati.

Anche i nematodi del seme hanno contribuito, in alcuni casi, ad una riduzione della produzione ma, a nostro giudizio, sono stati i continui “sbalzi” termici dei mesi di Luglio e Agosto ad influenzare la fioritura e di conseguenza la produzione. Flavio Barozzi, risicoltore a Confienza e noto tecnico afferma: « a mio giudizio si sono verificati troppi sbalzi termici durante i mesi estivi e questo non può che aver influenzato negativamente la fioritura del riso».

C’E’ CHI AVEVA GIA’ RACCOLTO

Al fine di ipotizzare il danno subito dai risicoltori bisogna anche considerare che una parte della superficie era già stata raccolta al momento della grandinata. Attorno al 20 di Settembre alcune zone della provincie di Pavia e Novara avevano iniziato la raccolta da diversi giorni, mentre nella zona di Vercelli erano pochi i campi già trebbiati. Pertanto solo alcuni risicoltori hanno ridotto i danni subiti.

Andrea Saviolo, risicoltore e tecnico della Bertone Sementi dichiara: «nella mia azienda il danno medio si aggira attorno al 70% del raccolto, con punte del 100% sui risi a granello lungo B notoriamente più soggetti alla sgranatura». Oltre alla diminuzione della produzione occorre anche ricordare la minor qualità del prodotto raccolto, costituito in massima parte da granelli non completamente maturi che per questo hanno resistito alla grandinata ma che sono di scarso valore commerciale.

Lorenzo Bozzola, tecnico della Satollini di Vigevano conferma:« Anche nella zona di Novara i danni sono importanti in particolare nei comuni di Romentino, Trecate e le zone limitrofe». Secondo i dati forniti da Ente Risi la superficie coltivata a riso quest’anno in Italia era di 234.732 ha.

Ipotizzando una produzione teoricamente simile a quello dello scorso anno di 6,41 ton/ha (Bilancio di collocamento Ente Risi 2024) era prevedibile una produzione di 1.500.000 ton di risone circa. I dati forniti dai risicoltori e dai tecnici incaricati di valutarli indicano una zona (divisa tra le provincie di Vercelli, Pavia, Milano, Novara, Biella, Ferrara e Verona) di circa 45.000 ha interessati dai vari eventi grandinigeni.

 

DANNI FINO AL 90%

 

Ovviamente stimare un danno medio è un esercizio che si potrà effettuare a controlli terminati. Tuttavia, non sono infrequenti danni del 90% con produzioni (per le aziende che hanno comunque effettuato la trebbiatura) di 1-1,5 ton/ha a fronte delle 6,4 ton/ha previste. Ovviamente più vengono effettuati i controlli e più le stime diventano accurate rivelando, a volte, dati inaspettati e non prevedibili nei primi giorni dopo l’evento.

L’Ente Nazionale Risi provvederà sicuramente ad effettuare proprie valutazioni sui danni e, al momento della presentazione delle denunce da parte dei risicoltori, sarà in grado di valutare in modo più corretto la probabile riduzione di produzione rispetto allo scorso anno per le varie aziende. E’ quindi possibile che, nonostante l’aumento di superficie investita, la produzione complessiva italiana non sia altissima.

Come abbiamo già ricordato in altri articoli “non dire gatto se non è nel sacco”.

LA NOSTRA STIMA

Volendo azzardare una stima, (abbiamo lucidato recentemente la sfera di cristallo) possiamo considerare un danno dovuto alla grandine superiore al 10% della produzione prevista; a cui va aggiunta la riduzione produttiva causata dalle avverse condizioni climatiche e le malattie che si sta confermando man mano che il raccolto procede.

Questo potrebbe portare le stime per la produzione di risone vendibile (produzione 2025 + rimanenze 2024) ad un livello inferiore a quello dello scorso anno.

Da ultimo un consiglio tecnico. Le risaie grandinate conserveranno il seme caduto nel terreno e lo stesso germinerà nella prossima primavera. Risulta quindi molto importante coltivare nel 2026 negli stessi campi risi con granello simile a quello coltivato quest’anno, per evitare miscele di granelli diversi. Autore: Franco Sciorati

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