PRIMA ANALISI DEL RACCOLTO

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raccoltoLe operazioni di raccolta del riso sono entrate nel vivo. Forse con qualche giorno di ritardo rispetto a qualche previsione estiva, secondo cui si sarebbe trattato di un raccolto fortemente anticipato grazie al profilo termico molto elevato di luglio. Invece l’andamento complessivamente normale di agosto e settembre sembrerebbe avere riportato le tempistiche della raccolta entro termini più convenzionali.

I dati produttivi finora emersi delineano situazioni molto variegate e persino contraddittorie, forse ancor più che per il 2014 (annata decisamente anomala a causa di un andamento climatico per certi versi opposto a quello del 2015). Sembrerebbe tuttavia che le aspettative entusiastiche di qualche operatore, che attendeva un’ annata da record, non stiano trovando per ora piena conferma. Con rendimenti unitari che variano da livelli più che soddisfacenti, con valori anche superiori alle 8 tonnellate per ettaro, ad altri piuttosto deludenti che in qualche caso non superano le 4,5 tonnellate per ettaro. Anche sul fronte della qualità emergono dati molto variegati, con rese industriali e qualità dei granelli fortemente variabili.

Discriminando per gruppi varietali i primi dati produttivi sembrerebbero restituire indicazioni complessivamente buone per i tondi, molto contraddittorie per i lunghi da parboiled, alquanto variabili per i lunghi da interno (chi scrive ha ricevuto “feedback” abbastanza positivi dall’ areale milanese, più problematici da quello pavese), generalmente positive per gli indica. Più complicato il discorso relativo alla qualità, che per ogni gruppo varietale (con la sola eccezione,forse, degli indica, mediamente caratterizzati da qualità accettabili) presenta dati molto variabili e contraddittori.

E’ ovviamente prematuro fare valutazioni complessive, che sarebbero condizionate dalla numerosità ancora modesta del campione statistico. Sembrerebbe tuttavia emergere un aspetto discriminante legato all’ incidenza degli stress abiotici sul risultato produttivo finale. La regolarità e la congruità della disponibilità idrica ha esercitato indubbiamente un effetto determinante  sulle perfomances produttive, con impatti talora significativi nelle aree in cui la risorsa idrica è mancata o è risultata carente nelle fasi decisive del ciclo colturale. Ancor più determinante sembrerebbe essere stata l’epoca in cui è avvenuta la gametogenesi, in parte dipendente dall’epoca di semina della coltura. In specie parrebbero maggiormente penalizzate le coltivazioni che si sono trovate in questa fase del loro ciclo in corrispondenza di situazioni di stress termico legato alle elevate temperature che si sono verificate in particolare tra la prima decade e la metà della seconda decade di luglio. Qui si sono immediatamente notate manifestazioni di aborto e sterilità fiorale, con singole cariossidi o intere rachille atrofiche e sterili al momento dell’ eserzione della pannocchia. Fenomeni di cui era difficile stimare l’ incidenza  “in pianta” (Riso Italiano ne aveva parlato in un bel video del collega ed amico Marco Sobrero:  http://www.risoitaliano.eu/il-grande-caldo-danneggera-il-raccolto/ ), ma che in qualche caso sembrano farsi sentire. E che potrebbero spiegare la presenza di significativi quantitativi di “scatola”, ovvero di cariossidi vuote e non allegate denunciata da qualche risicoltore.

Complessivamente sembrerebbero esserci quindi più problemi per le coltivazioni in semina “anticipata” (a maggior ragione se si tratta di varietà a ciclo breve), che si sono trovate nella fase di massimo stress in corrispondenza della gametogenesi. Per contro le coltivazioni seminate più “tardivamente” sembrerebbero meno penalizzate essendosi trovate nella fase più delicata del ciclo colturale in corrispondenza di temperature meno elevate. Certamente i prossimi giorni di raccolto consentiranno di fare un quadro più complessivo ed oggettivo della situazione. La sensazione, ovviamente passibile di smentita alla prova dei fatti, è che ci si trovi di fronte ad un’ annata complessivamente buona, anche se probabilmente non da record, sul piano quantitativo, mentre sul profilo qualitativo potrebbe presentare qualche criticità. Ma ci sarà modo di riparlarne a bocce … o a mietitrebbie ferme.  Autore: Flavio Barozzi, dottore agronomo –  flavio.barozzi@odaf.mi.it (23.09.2015)

 

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