PMA, VERTICE A ROMA

FacebookLinkedinTwitterWhatsAppPrintEmailRiparte da Roma la campagna del riso italiano contro la Cambogia. Domani pomeriggio nella capitale la filiera del riso – guidata dall’Ente Risi – e i dirigenti di palazzo...

logoRisiRiparte da Roma la campagna del riso italiano contro la Cambogia. Domani pomeriggio nella capitale la filiera del riso – guidata dall’Ente Risi – e i dirigenti di palazzo Chigi e del Mipaaf si incontreranno per concordare un programma di lobbying. Obiettivo: convincere Bruxelles ad adottare la clausola di salvaguardia contro le importazioni a dazio zero dei Pma. Il “nemico”, si sa, è il riso cambogiano. Prima di Natale il commissario europeo all’agricoltura aveva risposto picche al ministro italiano Nunzia De Girolamo che, sulla base delle analisi dell’Ente Risi, invocava la clausola di salvaguardia contro il boom delle importazioni cambogiane: sono salite a 200mila tonnellate di riso lavorato nel 2013, saranno 50mila di più quest’anno. Un’ondata che sta annichilendo il riso indica europeo. Le quotazioni sono crollate anche in Italia, mentre sono cresciute quelle del riso japonica: con le semine alle porte il timore è che una parte dei risicoltori abbandoni questa coltura, portando la risaia nazionale sotto quota 200mila ettari, il che sarebbe nefasto anche per l’equilibrio idrogeologico della pianura padana, e gli altri investano solo in riso japonica, cagionando una sovraproduzione e il crollo dei prezzi in autunno. Intanto, l’industria soffre e anche il mercato del Basmati è in fibrillazione. Sembra che gran parte dell’indica cambogiano in realtà sia fragrant: con il deficit strutturale di aromatico pakistano – richiestissimo e sempre più costoso – la penetrazione del succedaneo cambogiano sembra inarrestabile. La filiera invoca Bruxelles: la direttiva Eba voleva aiutare i paesi in via di sviluppo, ma in realtà è diventata il cavallo di Troia di imprese senza scrupoli. (28.01.14)

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Risicoltura
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