NASCE MALE LA LEGGE SUI DRONI AGRICOLI

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sarassoDroni in agricoltura, sarà vera gloria? Ce lo chiediamo da tempo, ormai, e lunedì 24 marzo presso l’Itas “Galileo Ferraris” di Vercelli, si è cercato di dare una risposta, o avvicinarvisi, con il convegno “Tecnologie in agricoltura, la rivoluzione nel mondo della formazione e del lavoro: dalla precision farming all’uso dei droni: i nuovi sbocchi professionali”. Sono state illustrate le infinite possibilità dell’impiego dei droni nei settori dell’agricoltura e della protezione ambientale.Il rapidissimo sviluppo tecnologico  dei piccoli aeromobili, e della strumentazione composta da fotocamere multispettrali  e da sensori di ogni genere, fa effettivamente intravedere uno sviluppo tumultuoso nella raccolta dati sulle coltivazioni, e sulla sorveglianza ambientale. La diffusione commerciale delle strumentazioni potrà anche ridurne i costi a livelli tali da poter essere rapidamente ammortizzati mediante i vantaggi conseguibili, e di essere alla portata di studi agronomici di consulenza.

Naturalmente, affinchè le promesse vengano trasformate in realtà, occorre molto lavoro per validare le informazioni raccolte dai sensori; disponendo di informazioni precise e puntuali, la gestione dell’agricoltura potrà fare un ulteriore passo nel trasformarsi da arte a scienza. La relazione presentata  dai responsabili dell’Aeroclub di Vercelli ha però raffreddato gli entusiasmi. La nuova legislazione sugli aeromobili senza pilota, che è stilata in bozza e dal prossimo mese di maggio dovrà sostituire quella introdotta nell’aprile del 2014, crea notevoli complicazioni all’utilizzo della tecnologia. La comprensibile apprensione di tutti è un pesante “danno collaterale” causato dalle attività  terroristiche verificatesi ultimamente, che hanno  portato all’emanazione di norme molto restrittive.

Per un uso professionale di questi mezzi, e per definirli professionali è sufficiente che siano dotati di una semplice fotocamera o di un qualsiasi sensore, anche se per uso privato, è necessaria una licenza, articolata su due livelli. Il più basso, riguarda  l’utilizzo di mezzi con peso inferiore a 2 kg, pilotati  “a vista” entro un raggio d’azione di 400 metri, per un’altezza massima di 150 metri. Queste sono limitazioni pesanti per l’uso agricolo, specie in appezzamenti che stanno continuamente estendendosi nelle dimensioni.  Volendo utilizzare droni più idonei agli scopi agricoli, con peso maggiore e che  volino seguendo traiettorie predisposte tramite un controllo GPS, è necessario disporre di una autorizzazione (simile ad un brevetto pilota) e di una organizzazione a terra in grado di intervenire a scongiurare danni in caso di guasti.La singolarità della legislazione è che uno stesso drone, se acquistato da un negozio di aeromodellismo, ed utilizzato esclusivamente per diporto, non è soggetto a queste restrizioni.

Non bisogna però pensare di aggirare impunemente la legge: se si usa uno di questi mezzi per trasportare una fotocamera, si rischia una sanzione di 110.000 €,  aggravata da  provvedimenti penali, secondo le stesse norme applicate ai piloti degli aerei di linea. Per lo sviluppo delle applicazioni agricole, svolte esclusivamente su terreni privati ed a quote che non interessino gli altri aeromobili, comunque, sarebbe certamente utile un trattamento più simile a quello applicato ai diportisti. Autore: Giuseppe Sarasso. (27.03.15)

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