MACCHIA NERA COLPISCE ANCORA!

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Trigonotylus-MACCHIAMacchia nera, si sa, è il terribile nemico di Topolino. Ma anche del riso italiano. Quando infatti la cariosside si presenta alterata nel colore – la macchia in genere è bruna – è anche soggetta a fratturarsi durante la lavorazione industriale, il che comporta un’ovvia svalutazione del prodotto. La macchia della cariosside è un’alterazione in espansione non solo in Italia e viene correlata all’attività trofica di insetti con apparato boccale pungente – succhiante, appartenenti agli emitteri eterotteri, come ricordano Luciana Tavella e Alberto Alma dell’Università di Torino sul Risicoltore di maggio. Nutrendosi a carico della pannocchia, questi insetti iniettano saliva ricca di enzimi che possono interferire, alterandole, con le componenti della cariosside e possono inoltre favorire l’ingresso di agenti patogeni quali funghi e batteri. «Nelle risaie piemontesi e lombarde, numerosi sono gli eterotteri potenzialmente in grado di causare alterazioni sulle cariossidi, tra cui il miride Trigonotylus caelestialium (nella foto piccola) ritenuto uno dei principali responsabili della formazione della macchia a livello mondiale. In generale, dopo essersi sviluppato in primavera- inizio estate sulle graminacee infestanti presenti sugli argini, il miride si sposta su riso a fine luglio, nel periodo di fioritura. Le femmine di prima generazione ovodepongono solo sulle erbe infestanti, ma possono passare sul riso per nutrirsi, mentre quelle di seconda generazione ovodepongono sia su riso sia sulla vegetazione degli argini. Le femmine di terza generazione depongono poi a fine stagione le uova svernanti» ricordano i ricercatori che hanno condotto nel 2013-2014, nell’ambito di un progetto di ricerca finanziato dall’Ente Nazionale Risi, indagini in risaia volte a rilevare presenza e abbondanza degli insetti potenzialmente responsabili della macchia e di eventuali nuovi fitofagi tali da giustificare l’incremento del danno. Ecco i risultati: «Tutti i fitofagi presi in considerazione sono stati osservati in quantità maggiore sulle erbe infestanti degli argini rispetto al riso. In entrambi gli anni, durante il monitoraggio, T. caelestialium è stato rinvenuto in abbondanza in tutti i siti e per l’intera stagione. Nel 2014 la popolazione è stata particolarmente elevata a fine estate. Pentatomidi (fra cui specie dominante è stata Nezara viridula) e altri eterotteri fitofagi (soprattutto appartenenti alle famiglie Lygaeidae e Miridae) sono stati rilevati in quantità decisamente inferiori. Molto elevata è stata invece la popolazione di cicaline, con una buona presenza di Cicadella viridis. Alla raccolta, la maggior incidenza di cariossidi macchiate è stata osservata sulla cv Selenio, con valori prossimi al 10%in alcune località nel 2014. Percentuali di macchiato inferiori, ma comunque economicamente importanti, comprese tra 3 e 5%, sono state rilevate anche sulle cv Centauro, Sant’Andrea, CL15 e CL26. Dal monitoraggio è emerso che T. caelestialium, N.viridula e C. viridis sono i fitofagi più abbondanti mentre non sono state individuate specie esotiche di nuova introduzione. In particolare, T. caelestialium è risultato ampiamente diffuso nell’area risicola, soprattutto a partire dalla terza decade di agosto.

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