L’EUROPARLAMENTO SBARRA LA PORTA ALLA CINA

Importante voto dell'assemblea, in contrasto con l'orientamento della Commissione europea

CINESE-RISOLa Cina per l’Europarlamento non è un’economia di mercato:  giovedi 12 maggio i deputati hanno votato a larga maggioranza contro il riconoscimento della concessione alla Cina dello status di ‘economia di mercato’, anticipando la proposta in fase di preparazione da parte della Commissione europea. Nel tentativo di influenzare l’esecutivo Ue, che sembrava invece incline a muoversi in direzione opposta, i deputati hanno preso a maggioranza schiacciante una risoluzione non vincolante sollecitando la Commissione ad ascoltare le preoccupazioni dell’industria europea, i sindacati e le parti interessate, per le possibili conseguenze per l’occupazione, l’ambiente e la crescita economica nell’UE. La capacità di sovrapproduzione della Cina e le conseguenti esportazioni a buon mercato sono già avendo “forti conseguenze sociali, economiche e ambientali nell’UE”, hanno detto. Secondo l’Unione europea, delle misure antidumping 37 attualmente in vigore sull’acciaio, 16 riguardano la Cina. Se questo status dovesse essere concesso, le misure di difesa commerciale da parte dell’UE diventerebbero inefficaci, e non ci sarebbe nessun altro strumento alternativo: in totale 56 delle attuali 73 misure antidumping dell’UE si applicano alle importazioni dalla Cina. La Commissione dovrebbe elaborare una proposta sullo status commerciale della Cina entro luglio. Le sue opzioni sono: non fare nulla, concedere la Cina lo status di economia di mercato o concedere lo status e mitigare le misure commerciali. I deputati hanno sottolineato la necessità ‘imminente’ per una riforma generale di strumenti di difesa commerciale dell’Unione europea, e hanno invitato il Consiglio a sbloccare un pacchetto di proposte di modernizzazione, su cui il Parlamento ha votato nel 2014.

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