L’EXPO DIMENTICA IL RISO (VIDEO)

FacebookGoogle+LinkedinTwitterWhatsAppPrintEmail Che spazio ha il riso italiano all’Expo? Uno spazio limitato. Dignitoso ma strettino. Ci siamo, certo che ci siamo, ma siamo marginali. Qualcuno dirà che abbiamo uno spazio...

DSC00438Che spazio ha il riso italiano all’Expo? Uno spazio limitato. Dignitoso ma strettino. Ci siamo, certo che ci siamo, ma siamo marginali. Qualcuno dirà che abbiamo uno spazio “all’altezza” del nostro peso statistico ed economico, se paragonato a quello della risicoltura di Vietnam e Thailandia: di certo, non alle ambizioni dichiarate in questi anni. Finora lo sospettavamo. Dopo aver visitato in lungo e in largo l’esposizione milanese ne siamo certi. E ora vi spiegheremo il perché. Prima di essere fraintesi, però, vogliamo dire chiaramente due cose.

La prima è che non stiamo parlando del riso in vendita, di questo o di quel brand del settore, ma di quel tipo di presenza che, attraverso i messaggi lanciati al visitatore, viene vantata dall’Expo e da chi lo promuove come un valore aggiunto su cui è giusto investire, in quanto permette di veicolare un messaggio complesso, ma comprensibile e costruttivo nei visitatori, avvicinandoli a una produzione, onde illustrarne pregi e virtù, ma anche limiti e difetti e sicuramente il ruolo nella storia e nella cultura dell’umanità (questa, almeno, era la mission dell’Expo). La seconda è che la responsabilità di non aver valorizzato adeguatamente una coltura tradizionale della Pianura Padana non è dell’Ente Risi o dei sindacati agricoli, che hanno fatto il possibile e anche di più, bensì di una macchina espositiva che – finanziata dallo Stato (questo è innegabile) – ha preferito impiegare i fondi disponibili per promuovere altre filiere e sedicenti performances artistiche.

Si potrebbe discutere intere giornate su quel che lascerà la rappresentazione delle bellezze e delle risorse italiane offerta ai visitatori all’interno di un Padiglione Italia triste e spoglio, bellissimo sul piano architettonico ma poverissimo su quello dell’allestimento e del messaggio che comunica, un luogo dove per impressionare il visitatore si ricorre a giochi di specchi ed effetti speciali più consoni ad un popolo di giostrai che di santi, poeti e navigatori. Quanto al riso, avrebbe meritato di – almeno – figurarvi. Invece, persino nell’area dedicata alle scuole, tra le tantissime varietà di piante alimentari che sono esposte, il riso manca. In compenso, nel momento in cui abbiamo visitato l’esposizione, l’agricoltura della Lombardia era rappresentata dalle… margherite!

Lasciamo il Padiglione Italia con la sensazione di un’occasione sprecata: il messaggio italiano non ci pare intenso e percepibile da tutti come quello degli Emirati Arabi Uniti, né sapientemente didascalico come quello del Marocco, che non si sono affidati alle genialate degli artisti ma hanno rappresentato la propria cultura per quella che è e le proprie speranze di sviluppo per quello che veramente sono. Ma vediamo cosa ci attende nel Padiglione Cibus è, voluto da Federalimentare per celebrare i campioni dell’industria agroalimentare. La casa del riso italiano è qui. Peccato che il format sia quello della mostra campionaria e che il padiglione sia snobbato dai visitatori. Sarà un caso, ma quando l’abbiamo visitato noi erano le 14,30 di venerdì 15 aprile ed eravamo soli. Come vedete nel filmato, lo spazio dell’Ente Risi è dignitoso. Non possiamo sapere che impatto avrà sui visitatori, semplicemente perché di visitatori non ne abbiamo visti. Speriamo che nei prossimi mesi vada meglio. Per ora, nei video seguenti, esaminiamo insieme il messaggio pensato dai vertici dell’Ente per illustrare il riso italiano all’Expo. (Godiamoci i video, dopo proseguiremo il discorso…)

Ricordiamo una cosa: se questa è l’unica o comunque la più importante presenza all’Expo per il nostro riso lo si deve all’Ente Risi che ha recuperato quest’opportunità in extremis, perché l’alternativa sarebbe stata l’assenza più assoluta. Se si eccettuano le comparsate degli stand regionali, infatti, quel che resta del nostro cereale sono i risotti della Riso Gallo serviti sulla terrazza del Padiglione Italia (poco frequentata) e il marchio Riso Scotti che tempesta il cluster del riso. In quell’area, dove fanno bella mostra di sé i concorrenti asiatici, la società pavese ha collocato antiche macchine di lavorazione del riso nostrano, arnesi che “marchiano” culturalmente l’Expo con un tocco di storia del riso italiano. Ma nulla più.

DSC00435Anzi, il cluster, brevemente illustrato nel video che conclude l’articolo, oltre a veicolare messaggi concorrenziali con il nostro prodotto (ad esempio, appena entrato sono stato arpionato da un grande trader indiano che mi aveva confuso con un buyer), crea una gran confusione perché presenta, tra le varietà di Basmati nientemeno che il Venere (foto piccola a sinistra). Senza contare che il cluster non è – e ce ne sorprendiamo – un’area in cui si analizza e si divulga il prodotto ma dove i Paesi che non hanno un padiglione tutto loro si sentono autorizzati a giocare al ribasso, trasformando l’Expo in una fiera di paese, cioè mettendo in vendita dolci tipici e mercanzie etniche. Che altro dire? Lasciando l’Expo ci rendiamo conto che alcuni padiglioni nazionali sono ben pensati e ben realizzati (oltre ai già citati, segnaliamo quello del Giappone e quello della Santa Sede, con una raffinata ultima cena di Tintoretto, in originale) ma nell’esposizione che celebra la nutrizione planetaria il prodotto agroalimentare “riso” – non quello specificamente italiano – sia colpevolmente marginale, cioè il visitatore esce nella più assoluta inconsapevolezza del contributo dato da questo cereale alla lotta alla fame.

DSC00509Quindi l’Expo non dimentica solo il prodotto italiano ma anche il ruolo che questo cereale ha nella dieta mondiale e anche questo flop progettuale è sicuramente responsabilità dell’Expo e non della filiera risicola italiana o dell’Ente Risi. In verità c’è un’area sofisticata dedicata al riso ma lo trovate dove non ve l’aspettate: poco prima di uscire dall’area Expo visitiamo una documentata anche se piccolissima mostra sul rapporto tra cereale, agrochimica e fame nel mondo. Una delle poche letture in linea con il tema dell’Expo. Ci troviamo nel padiglione svizzero, alla mostra non permanente dedicata a Basilea (foto piccola a destra): non pensate che gli svizzeri stiano convertendo i prati a risaie… semplicemente, è l’area sponsorizzata da Syngenta che valorizza le colture in cui investe. (19.05.2015)

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