LE FAMIGLIE DEL RISO

Le storie di quindici dinastie risicole raccolte nel nuovo libro di Giuseppe Pozzi edito da MediaIn

Si può diventare risicoltori guardando Braccobaldo Show in televisione e si può crescere impegnandosi nelle produzioni più difficili, seguendo una vocazione che va oltre il puro e semplice guadagno… Sono ricche e tra loro anche molto diverse le origini delle grandi famiglie del riso presentate nel libro di Giuseppe Pozzi “Le famiglie del riso”  (edito da MediaIN, 142 pagine, 30 euro), pubblicato poco prima di Natale. Con una prosa sciolta e piacevole, il direttore del Risicoltore racconta le origini di quindici famiglie della risaia italiana: Battioli, Bertone, Daghetta, Falchi, Gagliardini, Guidarono Cavalchini, Lugano, Murtas, Perciaccante, Ravaro, Roncaia, Roncarolo, Rondolino, Schiavi, Tomasoni. E’ un viaggio tra tecnica e sentimenti, nel quale si parte, appunto, da Braccobaldo. Nel senso che Paola Battioli, oggi presidente dell’Unione agricoltori di Novara e titolare dell’omonima azienda agricola di San Pietro Mosezzo, racconta nel libro di essere diventata risicoltore all’età di sette anni, quando, mentre lei stava beatamente a guardarsi i cartoni in tv, il nonno Pep decise che l’istituto agrario Bonfantini sarebbe stata la strada migliore per la nipote. «Niente succede per caso» dice la Battioli e infatti la sua azienda è una delle più avanzate nella precision farming (suo il logo “Riso Preciso”) e si sta specializzando nel riso macrobiotico. Da quasi vent’anni, invece, i Daghetta di Robbio, in Lomellina, producono riso per il baby food, anche questa una scelta fortemente innovativa e altrettanto impegnativa, quasi quanto quella fatta alle origini, quando la famiglia lecchese lasciò la Valsassina per la Pianura Padana. Oggi Giovanni Daghetta è presidente della Cia lombarda e del Servizio Vendita Risone. «Non soltanto la sete di denaro» ma «il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare», come sosteneva Luigi Einaudi, è la molla che fa crescere aziende risicole come quella dei Falchi a Oristano, che poggia su una storia famigliare di trecento anni ed è guidata oggi da Elisabetta, dirigente di Confagricoltura e assessore all’agricoltura della Regione Sardegna. Il padre, Antonio, è stato uno dei fondatori della Sapise, la cooperativa sementiera che ha creato alcune delle varietà di riso più innovative, come il Venere. E così via, raccontando di Pietro Schiavi che a Castiglione Mantovano il riso lo “accarezza” a chi lo scopre dopo tanti anni trascorsi ad allevare vacche sulle alpi bergamasche, com’è stato per i Tomasoni, oggi risicoltori in Baraggia… (foto grande: la famiglia Battioli-Chiò)

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