LA RIVOLTA DEI “CIELLINI”

FacebookLinkedinTwitterWhatsAppPrintEmailAttenzione, il popolo CL è in rivolta. Sia chiaro che qui Giussani non c’entra. Cielle sta per Clearfield, la tecnologia americana che ha conquistato il 30% della risaia italiana...

margheritaAttenzione, il popolo CL è in rivolta. Sia chiaro che qui Giussani non c’entra. Cielle sta per Clearfield, la tecnologia americana che ha conquistato il 30% della risaia italiana e che il libro “Contro Natura“ di Dario Bressanini e Beatrice Mautino accusa di parentela stretta con gli Ogm. Dopo il vercellese Alessandro Bona, ci contatta una imprenditrice lomellina, Margherita Baratti, titolare dell’azienda agricola Baratti Emilio di Gravellona Lomellina (Pavia). «Coltivo Sole Cl – ci dichiara – e non mi sta bene il processo sommario al Clearfield, perché la tecnologia utilizzata, come gli autori sono costretti a riconoscere, non è quella usata per creare gli Ogm, tant’è che l’Europa l’ha autorizzata, e perché ha salvato dal crodo tante produzioni, a partire dalla mia». Schietta, la Margherita (foto piccola), che coltiva varietà Cl da quattro anni, prima Sirio Cl poi Sole Cl. «Col Sirio CL, un Indica, nei miei terreni, verso Cilavegna, che sono di medio impasto tendente al sabbioso, non mi sono trovata granché bene sul piano produttivo, anche se la qualità è stata ottima e non ho avuto alcun problema di vaiolo. Il Sole Cl è più produttivo: 5 quintali alla pertica milanese, eccetto lo scorso anno ma solo per via del clima sfavorevole. E comunque ho fatto 4,5 quintali! Devo dire che quando coltivava mio padre non abbiamo mai superato i cinque con varietà dello stesso gruppo». Emilio Baratti è scomparso nel 2007, anno in cui Margherita ha preso le redini dell’azienda (foto grande, la risaia coltivata a Sole Cl) e «subito mi sono scontrata con il Crodo» ricorda l’imprenditrice, che aderisce a Confagricoltura Pavia e che dichiara di non aver mai avuto problemi a collocare il risone Sole: «Mai. Resa sopra i 60 quintali per ettaro, una media di 62, esente da vaiolo… Non è un caso che nella mia zona questi risi si diffondano, anche laddove, come nel mio caso, si semina in asciutta, sfidando il meteo».  

libroL’imprenditrice racconta con passione anche quanta cura dedichi al “suo” riso, concimandolo in presemina con concime organico e urea a lenta cessione, come lo diserbi in pre-emergenza con oxadiazon e pendimetalin, intervenendo successivamente con imazamox e azimsulfuron, nonché triciclazolo «all’accorrenza», anche se, sottolinea «questa varietà resiste abbastanza bene al brusone». A fine maggio farà un’altra concimazione «e se occorre urea a inizio luglio». Insomma, tutto il necessario per non avere sorprese. Perché, ricorda, «la risicoltura italiana è molto tecnologica, ma non biotecnologica». (12.05.2015)

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Risicoltura
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