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LA RISAIA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

da | 26 Feb 2020 | NEWS

Gasolio agricolo

Il Coronavirus è arrivato anche in risaia. Nessun contagiato, a quanto pare, ma tanta paura. E ricadute economiche. Alcune aziende che producono fertilizzanti e agrofarmaci sono chiuse, perché le sedi produttive oppure i magazzini si trovano nel Lodigiano. Altre lavorano a rilento. Inevitabili le ripercussioni operative, se l’emergenza continuerà. Chi poi utilizza prodotti provenienti dall’Estremo Oriente dovrà fare i conti con il rallentamento degli scambi. Si è parlato anche di un fall out della crisi sui prezzi del risone. Le contrattazioni sono state sospese per ragioni di sicurezza sanitaria, ma gli scambi erano già molto rallentati. E’ possibile, secondo alcuni, un riflesso della crisi cinese sui prezzi del tondo, ma finché i mercati non riaprono restano chiacchiere. Va ricordato che Dai dati USDA nel 2018/19 risulta una esportazione di riso dalla Cina per 3,5 milioni di tonnellate e un import di 2,3 milioni. Cifre molto piccole se si pensa alla produzione cinese di 147 milioni di tonnellate, ma molto pesanti sul mercato mondiale, che sarà sicuramente influenzato da questa crisi. Come abbiamo già scritto, è stata bloccata la procedura di liberalizzazione delle importazioni di riso italiano in Cina, che prima arrivava su quel mercato attraverso una triangolazione attraverso Hong Kong, canale anch’esso precluso con le recenti restrizioni.

Per quanto riguarda la sicurezza sanitaria, il dirigente medico Alberto Corona, che viene da una famiglia di risicoltori lomellini, invita gli agricoltori a non farsi prendere dal panico e a osservare le norme indicate dal governo:

1) lavaggio delle mani frequentemente
2) evitare luoghi affollati
3) cercare di non avvicinarsi sotto il metro per parlare con persone di cui non si conosce l’anamnesi geografica (viaggio in Cina)
4) evitare luoghi e paesi che hanno avuto casi di contagio

In pratica, non si deve osservare una “quarantena” ma semplicemente cogliere l’aspetto positivo che viene dal lavorare in campagna e continuare a farlo come si è sempre fatto, rimandando al mese prossimo le visite negli uffici e utilizzando pc e telefono per sbrigare le pratiche. Ovviamente, qualche attenzione va prestata nei rapporti con autotrasportatori che consegnano mezzi di produzione o pacchi postali. Più che farsi prendere dall’ansia, è opportuno fare attenzione agli approfittatori: c’è già chi gira per i luoghi isolati a proporre un “tampone” gratuito. Si tratta di truffe.

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