LA CIA: SI GODE SOLO IN ITALIA

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Polesine, una terra da godere. È il titolo del convegno organizzato dalla Cia di Rovigo nei giorni scorsi e i contenuti sono sintomatici di quel che attende la risicoltura italiana nella prossima primavera. Già, perché il convegno in sè non ha fornito delle indicazioni specificamente risicole ma ha evidenziato la tendenza a guardare esclusivamente al mercato italiano. Aglio Giordano, presidente provinciale della Cia l’ha detto chiaro e tondo: «Se siamo qui oggi è grazie al profondo amore che nutriamo per il territorio. Senza dimenticare le stime che vedono aumentare di 40 miliardi le attività connesse all’agricoltura, nei prossimi dieci o quindici anni. Con l’incremento di 200.000 posti di lavoro. L’impresa agricola sta assumendo una dimensione che si affianca sempre più a quella economica. Bisogna però superare il problema delle grandi esportazioni, necessarie per la sopravvivenza delle aziende che trovano in Italia un mercato stagnante. Dobbiamo cercare di valorizzare il nostro territorio polesano, e fino ad oggi solo la regione si è dimostrata aperta ad ascoltarci». Un riflusso nel mercato interno che non è più congiunturale: l’agricoltura polesana vuole conquistare spazi nuovi. Non è chiaro se alla base vi sia la convinzione che l’export tiri meno o che il consumatore italiano torni a comprare. L’impressione è che la strategia – fortemente rivolta al mercato interno – della Società Bonifiche Ferraresi, uno dei player più importanti del Delta, stia orientando anche gli altri operatori, a prescindere dalle siglie sindacali (Bonifiche gravita nell’orbita Coldiretti). Già oggi il Polesine coltiva solo risi da interno – salvo un 5% di tondi – e l’invasione di importazioni agevolate dai Paesi meno avanzati non invoglierà certo a diversificare, anche se la Cambogia, dopo aver esportato 335.935 tonnellate di riso da gennaio a novembre 2014, si ripromette di diversificare le proprie esportazioni e non concentrarsi unicamente sul mercato dell’Unione europea. Ovviamente, il messaggio della Cia è rivolto a tutti i settori e ve ne sono alcuni prepotentemente legati alle esportazioni, ma la fermezza con cui è stata indicata la rotta interna – valorizzazione territoriale del prodotto, filiera corta, ecc. – influenzerà sicuramente le decisioni dei risicoltori polesani, e forse quelle dei loro colleghi ferraresi, che qualche ettaro di lungo B lo coltivavano. Ma, soprattutto, essa segnala una tendenza al ripiegamento difensivo che lascia aperto un interrogativo: nulla da eccepire sul fatto che il Polesine sia una terra da godere, ma ci sarà abbastanza mercato interno per godere tutti? (26.12.14)

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Risicoltura
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