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IL REBUS DEI CONTROLLI DAL SATELLITE

da | 18 Dic 2020 | NEWS

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La Regione Lombardia ha deciso, a causa della pandemia COVID-19, di consentire agli Uffici Regionali provinciali l’esecuzione dei controlli in campo (controlli in loco) delle domande di PSR senza recarsi in azienda. Ciò significa che, al posto della tradizionale visita in azienda. I controllori, è stato spiegato, utilizzeranno modalità alternative, quali ad esempio: immagini da satelliti/aerei/droni a definizione bassa/media/alta che consentono la localizzazione territoriale dell’intervento e la sua misurazione/quantificazione; la richiesta alle aziende di foto ottenute tramite dispositivi fotografici digitali (da fotocamera o da smartphone), alle quali risultano associate informazioni relative alla dislocazione geografica del punto di ripresa (posizione e geolocalizzazione) e la data; qualsiasi prova documentale giustificativa (fatture, immagini di etichette, registri aziendali, ecc.) fornita dal beneficiario e trasmessa in maniera digitale; conversazioni audio e/o video con l’azienda effettuate tramite i servizi di videoconferenza (fino ad arrivare a realizzare un controllo “in remoto” sul luogo oggetto di verifica).

I materiali dovranno essere inviati dalle aziende ai controlli utilizzando la mail o la pec.  I sindacati si sono allarmati: il rischio, dicono, è che l’opportunità “degeneri” in richieste eccessive e ridondanti di documentazione alle aziende agricole. In realtà, come vedremo, è ben maggiore il rischio legato a implementazione, controllo e gestione dei dati informativi territoriali e rappresentazione grafica dei dati georeferenziati… Ci auguriamo che se ne tenga conto.

Errori nella mappatura?

Il primo problema riguarda il disallineamento tra ortofoto e mappe catastali, che non costituisce solo un rischio, ma una drammatica realtà. A causa di errori anche molto grossolani (di cui non sono state mai individuate precise responsabilità), nella “rasterizzazione” e sovrapposizione tra foto e mappe si verificano disallineamenti ed incongruenze, che arrivano anche ad alcune decine di metri, tra l’immagine fotografica da satellite utilizzata da Agea o da Geoportale Lombardia e le mappe catastali. Il primo strato informativo, infatti, è costituito dalla componente dell’ortofoto o ortoimmagine digitale, che rappresenta l’immagine del territorio ed è ottenuta attraverso apposite riprese aerofotogrammetriche oppure attraverso l’acquisizione di immagini satellitari o foto da drone ad alta risoluzione spaziale. Lo strato vettoriale costituisce il secondo strato informativo e comprende la cartografia catastale.

In sostanza, però, quando viene scattata una foto aerea da satellite, questa non risulta perfettamente perpendicolare al campo, bensì leggermente traslata e il mappale finisce così per non coincidere esattamente, con conseguente perdita di superficie. L’anomalia territoriale, infatti, è un caso di disallineamento che si viene a creare dall’incrocio dei dati grafici con i dati dichiarati e, in particolar modo, con i dati presenti a fascicolo aziendale e nel sistema pratiche, al punto che questi scostamenti finiscono per generare imprecisioni anche dell’ordine di decine di metri. Per quanto riguarda il problema del disallineamento spaziale è opportuno osservare che la precisione di un’ortofoto dipende da diversi fattori tra cui la precisione dell’orientamento e la qualità dell’immagine originaria. Generalmente, tuttavia, gli errori di posizione dei punti sulle foto dipendono anche dalla distanza rispetto al centro del fotogramma e, di conseguenza, le discrepanze più consistenti si verificano nelle zone corrispondenti al bordo dello stesso. Come se non bastasse, l’errore, soprattutto nei punti di adiacenza tra le immagini e, più in generale, tra un’immagine e l’altra, risulta del tutto variabile ed incostante da una foto all’altra.

I punti di calibrazione per le ortofoto

Una possibile soluzione consiste, una volta individuate le zone di discontinuità tra le immagini, nella scelta dei cosiddetti punti di calibrazione, che tengano conto della differente posizione di due ortofoto limitrofe. Per recuperare la rigorosità della georeferenziazione dei dati e, al contempo, una corretta visualizzazione degli stessi, risulta però necessario mettere in atto dispendiose tecniche di correzione che completano ed integrano le normali procedure di conversione di coordinate geografiche.

In secondo luogo, un problema altrettanto diffuso riguarda l’errore di interpretazione della foto aerea, specialmente in corrispondenza di alberature o corsi d’acqua. Per esempio accade spesso che in corrispondenza delle alberature la proiezione al suolo dell’ombra della chioma venga erroneamente interpretata come parte della piantagione, con susseguente errore nella determinazione delle superfici oggetto di controllo.

Qualche esempio…

Di conseguenza, abbiamo notizia del riscontro di grossi problemi relativamente al controllo delle superfici SAU: con 130 ettari aziendali, per esempio, un agricoltore ha riportato una penalizzazione di 20 ettari a causa dell’ombreggiamento  dovuto alle aree boscate. Questo errore di interpretazione costituisce quindi un grande svantaggio anche a livello del terzo strato informativo, quello rappresentato da tematismi agricoli specifici, cioè dai dati grafici rappresentanti le porzioni di territorio ed appezzamenti omogenei per copertura di colture agricole. A questi problemi si sommano le possibili difficoltà da parte dell’agricoltore nell’utilizzare gli strumenti digitali di acquisizione di immagini, specie nel caso in cui sia richiesta la georeferenziazione.

In alcuni casi, inoltre, potrebbero rilevarsi a monte anche possibili difficoltà nell’accesso alla rete internet, considerando che la copertura dei segnali e la velocità delle connessioni nelle campagne lascia molto a desiderare, tanto da rendere talvolta impossibile, a titolo esemplificativo, anche la comunicazione in videoconferenza, specie se il collegamento interessa più persone. Chiaramente è alto anche il rischio che agricoltori di età relativamente avanzata non siano in grado di utilizzare gli strumenti di lavoro “da remoto” o addirittura che non dispongano di computer proprio. Autore: Milena Zarbà

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