«IL MONDO CORRE E LA PAC RESTA FERMA»

L'analisi di Ettore Cantù, che lascia la Società agraria di Lombardia, sui limiti della politica agricola comune: «Bisogna lavorare di più sui costi del settore primario»

Ettore Cantù, presidente della Società Agraria di Lombardia, nei giorni scorsi ha lasciato la guida dell’associazione con una lunga analisi della situazione agricola mondiale, diffusa dall’Unione agricoltori di Pavia, che vi proponiamo: «La popolazione mondiale del 2050 supererà i 9 miliardi di esseri umani – scrive Cantù (nella foto piccola, in piedi a destra) – e sarà sempre più massicciamente inurbata. In tal contesto, l’agricoltura è chiamata ad intraprendere un rapido processo d’innovazione che la porti ad essere protagonista di questa nuova fase. Oggi nelle agricolture leader al livello mondiale l’innovazione si gioca nei due campi della genetica e delle agrotecniche con lo scopo di garantire sostenibilità economica, sociale ed ambientale al nostro settore.

L’epoca in cui viviamo porta a considerare l’avvento della quarta rivoluzione agroindustriale. Le risorse agricole sono sempre più accessibili in termini di spazio e tempo e sono soggette al sorgere di due altri protagonisti nell’agroalimentare: il cibo e l’ambiente. Il cibo è considerato frutto del benessere e fonte di salute nei paesi sviluppati, soggetto come altri beni all’avvicendarsi delle mode e aspirazioni al sostentamento nella fascia di umanità nel sotto sviluppo. L’attenzione verso l’ambiente porta a considerare determinante il fattore sostenibilità e di riflesso la limitazione degli impatti ambientali dell’attività economica, e si dovrebbe esprimere con la tracciabilità, la trasparenza e la corretta comunicazione del prodotto.

L’agricoltura si trova di fronte ad una sfida complessa che incide sui tre pilastri che la reggono: economico, ambientale e sociale. Su di essi aleggiano in certa parte dell’opinione pubblica due erronee convinzioni: considerare l’agricoltura un optional e considerare l’ambiente estraneo e compromesso dall’agricoltura.

Occorre affermare che l’agricoltura è da sempre attività economica strettamente connessa con l’ambiente indipendentemente dalle pressioni “ambientaliste” su di essa esercitate, non sempre con il dovuto approccio scientifico. Affrontare le sfide della variabilità del clima e dei prezzi internazionali e delle richieste dei consumatori maturi e di quelli ancora sottonutriti, richiede di mettere in atto una serie di innovazioni che consentano di produrre di più con meno, facendo attenzione a non lasciarsi sedurre dalle illusioni di forme di agricoltura legate a formule esoteriche o pseudosalubri.

Una caratteristica dell’agricoltura che la distingue dalle altre attività economiche riguarda la sua elevata esposizione al rischio climatico trattandosi di un’attività che viene tipicamente volta all’esperto. La crescita regolare delle produzioni agrarie a livello globale in atto da parecchi decenni e che per le 4 grandi commodities – frumento, mais, riso e soia che da sole coprono il 64% del fabbisogno calorico mondiale – avviene a ritmi del 2 – 3% l’anno non indica che il rischio climatico a livello globale sia cresciuto in modo sensibile.

Da rimarcare inoltre che da Kyoto (1997) ad oggi il problema cambiamento climatico è stato tradizionalmente seguito cercando con scarsissimo successo di ridurre le emissioni globali. I Trattati vedono in genere l’agricoltura come un emettitore di CO2 senza cogliere il fatto che il nostro settore è anche un potentissimo assorbitore di tale molecola tramite il processo di fotosintesi. In tal senso un’agricoltura innovativa e molto più produttiva di quella attuale può divenire un’arma importante per contenere l’aumento dei livelli atmosferici di CO2 tramutando tale molecola in cibo e beni di consumo (ivi compresi i prodotti energetici e i prodotti di base per l’industria chimica attualmente forniti dai combustibili fossili).

Quanto detto, si coniuga bene con il fatto che il prossimo futuro obbliga a tenere conto della necessità di nutrire il pianeta ossia aumentare la disponibilità di alimenti del 70% nei prossimi venti anni (FAO) mantenendo la sostenibilità dell’ambiente. Occorre innovare l’agricoltura nei processi e nei prodotti. L’innovazione da tutti condivisa richiede quindi di essere esplicitata e sostenuta con le necessarie risorse pubbliche. Essa deve consentire di disporre di colture adattate alla variabilità del clima e nello stesso tempo capaci di rispondere alle aumentate esigenze produttive per nutrire l’umanità. Il campo d’intervento riguarda un grande sforzo in termini di ricerca e sviluppo nei settori della genetica (per ottenere piante più resistenti allo stress idrico e più difese dei parassiti e più produttive) e delle agrotecniche (lavorazioni del terreno, irrigazione, concimazione, diserbo, tecniche di raccolta, conservazione e trasformazione dei prodotti).

Oggi occorre consumare meno risorse naturali e ciò è possibile con l’uso di colture mirate alle alte produzioni, geneticamente migliorate con l’utilizzo delle new breeding technology. Occorre poi sostenere il reddito dell’agricoltura ai fini di non scoraggiare i produttori e mantenere il presidio dei territori adottando misure di sostegno per la gestione dei rischi, studiare procedimenti innovativi nei processi organizzativi di produzione e nei prodotti. In sostanza aumentare la competitività dell’agricoltura italiana e lombarda per difenderla dalla concorrenza a livello globale.

Infine occorre chiedersi se l’attuale PAC sarà in grado, senza necessarie modifiche, di affrontare le sfide del momento. Una politica pensata intorno ai pagamenti disaccoppiati o livellata per unità di superficie nell’Europa così difforme, offre al settore ciò che serve? La risposta sta piuttosto nella difesa di una maggiore concorrenza a livello globale migliorando la capacità produttiva dell’agricoltura europea per aumentare le quote di mercato, per produrre di più con minore consumo di risorse, riducendo i costi con colture innovate geneticamente e aerotecniche più pertinenti, e con drastica riduzione della pesante burocrazia europea.

Occorre la collaborazione del consumatore nella richiesta di cibi sani e genuini senza accettare supinamente mode esterofile o cibi presunti salutari che gravano sul bilancio delle famiglie con prezzi raddoppiati rispetto ad analoghe produzioni sane e naturali. Una politica economica espansiva a livello nazionale, favorita dal contenimento della pressione fiscale diretta e indiretta, potrà consentire l’aumento del consumo di cibi nazionali con benefici riflessi sul mercato dei prodotti agroalimentari».

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