EMERGENZA FENICOTTERI NEL BASSO FERRARESE: A RISCHIO LA SEMINA DEL RISO

fenicotteri riso

La presenza di fenicotteri nelle valli di Comacchio crea sempre più disagi alle colture del riso. I danni maggiori si riscontrano adesso, nel periodo della semina.

IL PROBLEMA

I produttori di riso riferiscono che i problemi legati alla presenza di fenicotteri stanno aumentando di anno in anno. Il motivo è la crescita nel numero di fenicotteri presenti nella zona. «Il problema dei fenicotteri è un problema enorme e ce l’abbiamo nel periodo soprattutto della semina – spiega Giampaolo Cenacchi, risicoltore e presidente regionale dei risicoltori di Confagricoltura –. Fino all’anno scorso c’era qualche danno, ma era un danno abbastanza contenuto. Oggi abbiamo centinaia di migliaia di fenicotteri che creano veramente problemi»

I fenicotteri vanno alla ricerca di cibo e si spostano dalle Valli di Comacchio e dalle oasi del Basso Ferrarese fino alle risaie. Attirati dall’acqua, vanno alla ricerca di molluschi e di crostacei ma, calpestando i campi, interrano i semi di riso che i risicoltori hanno appena seminato. Questo riso non riesce quindi più ad emergere.

POSSIBILI SOLUZIONI

«Purtroppo la regione sta facendo poco – continua Cenacchi – Ci paga i danni attraverso un contenimento delle spese del seme qualora volessimo riseminare. Ma è chiaro che il problema non riguarda solo il seme. Non si può riseminare un campo pieno d’acqua e con una varietà di riso diversa da quella che noi abbiamo seminato prima del passaggio dei fenicotteri. E se andiamo a seminare la stessa varietà, è chiaro che ha un ciclo completamente diverso».

Una delle soluzioni per ovviare ai danni provocati dai fenicotteri alle colture del riso potrebbe essere la semina interrata. In quel caso l’acqua rimane sui terreni per due giorni al massimo, invece che per dieci o quindici. «È chiaro che seminando interrato abbiamo meno rischio – dice Cenacchi –. Però abbiamo anche tanti altri problemi da affrontare con la semina interrata. È una tecnica che dobbiamo ancora affinare e capire se effettivamente può essere una soluzione. Un’altra soluzione pratica di cui si sta parlando proprio in questi giorni potrebbe essere quella di dar da mangiare a questi i fenicotteri dove sono, senza che si spostino alla ricerca di cibo».

LE CONSEGUENZE

I danni provocati dai fenicotteri alle colture del riso hanno un impatto che va oltre le conseguenze per i risicoltori. Ci spiega Cenacchi: «Noi siamo sotto il livello del mare di 4 metri. E tutti gli anni rischiamo la risalita del cuneo salino. Solo attraverso l’acqua dolce delle nostre risaie riusciamo a mantenere basso il cuneo salino e riusciamo a mantenere integri i nostri campi. Nel momento in cui i risicoltori smettono di fare riso, tutti i terreni attorno chiaramente ne risentono perché il cuneo salino colpisce tutti».

Il problema risicolo potrebbe quindi ampliarsi al mondo agricolo, ma anche all’intero indotto economico e sociale della zona. «Se risolvono il problema dei fenicotteri, non aiutano solo il risicoltore, ma aiutano l’intero mondo agricolo della zona».

Per il momento, i produttori di riso tentano di difendersi con cannoncini che dovrebbero spaventare i fenicotteri e con ronde notturne. «Cerchiamo di spaventarli con dei trattori, con i clacson, con delle scacciacani, insomma, cerchiamo di far del rumore. È chiaro che così questi fenicotteri si spostano da un’azienda all’altra. E quindi non è che si risolve il problema. Il problema deve essere risolto a monte».

IL RUOLO DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Giampaolo Cenacchi è anche vicepresidente del Consorzio di Tutela del Riso del Delta del Po Igp. «Insieme al presidente Adriano Zanella, stiamo chiedendo in questi giorni al Ministero la possibilità di una variazione di disciplinare che ci permetta di andare a seminare delle varietà similari a quelle che noi abbiamo nel disciplinare che però sono più resistenti ai cambiamenti climatici. Varietà tradizionali come l’Arboreo, il Carnaroli e il Baldo sono molto sensibili e negli anni abbiamo purtroppo rilevato che ne produciamo sempre meno».

I cambiamenti sempre più repentini nel clima mettono in serio pericolo le colture. «E se noi agricoltori non siamo così veloci a cambiare come sta cambiando il clima, per noi è veramente una disfatta. Il Consorzio ha avanzato questa richiesta due anni fa, senza avere risposta. Abbiamo la possibilità di andare avanti ancora per qualche mese. Se non avremo risposte entro qualche mese, il Consorzio chiude. Questa cosa è importante, molto importante ma, per un motivo o per un altro, fanno fatica a recepire» conclude Cenacchi. Autrice: Rachele Callegari.

 

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