E’ SCOPPIATO L’AMORE PER L’ASCIUTTA

FacebookLinkedinTwitterWhatsAppPrintEmailPer qualche anno è cresciuta, poi nel 2013 il tonfo: troppe piogge per coltivare in asciutta. L’anno scorso, invece, complice anche l’andamento primaverile favorevole, la semina interrata a file è...

mancusoPer qualche anno è cresciuta, poi nel 2013 il tonfo: troppe piogge per coltivare in asciutta. L’anno scorso, invece, complice anche l’andamento primaverile favorevole, la semina interrata a file è tornata di moda tra i risicoltori italiani, raggiungendo il record storico, circa il 33% della superficie risicola nazionale è stato seminato con questa tecnica. I ricercatori del Centro Ricerche sul Riso da tempo la stanno studiando ed in questa intervista Cristian Mancuso (foto piccola) ce ne spiega vizi e virtù.

Punto primo, perché si sceglie di non seminare con la sommersione?

La semina interrata a file, in Italia, è stata messa a punto agronomicamente dal Dr. Moletti a metà degli anni ’80. Diversi lavori hanno considerato pregi e difetti agronomici di tale tecnica. La semina interrata permette di ottenere un investimento regolare anche in realtà colturali anomale dove il riso incontra notevoli difficoltà nelle prime fasi di sviluppo e l’investimento finale non risulta adeguato; (es. terreni sciolti, risaie in cui si hanno problemi di fermentazione dovute alla decomposizione della sostanza organica, eccessiva presenza di alghe, di coppette o di punteruolo acquatico) inoltre, consente un maggiore adattamento della pianta a situazioni di stress idrico, un minore sviluppo delle infestanti acquatiche (es. Alisma spp., Cyperus difformis, Heteranthera spp.), una riduzione dei gas serra (in particolar modo di metano), facilità alcune operazioni colturali, quali diserbo e concimazione, riduce l’allettamento delle varietà a taglia alta, ed per finire consente di utilizzare alcuni principi attivi (es. pendimethalin) che non possono essere utilizzati nella semina in acqua. 

Quali sono i casi in cui la sommersione proprio non conviene e invece ci si orienta alla semina in asciutta?

Non esistono, secondo me a priori, dei casi in cui la coltivazione con il metodo “tradizionale” del riso non conviene, certamente in alcune situazioni (come ad esempio quelle descritte prima) oppure in casi di ridotta disponibilità della risorsa idrica, la semina interrata rende più agevole e forse anche più remunerativo coltivare riso. Inoltre, ricordiamo che le aziende che adottano tale tecnica sono anche più facilitate ad effettuare una rotazione colturale.

Ci sono due tipi di semina interrata. Quali sono le differenze?

La principale differenza è nella gestione dell’acqua. Nella semina interrata a file con sommersione alla 3ª-4ª foglia, la camera di risaia viene sommersa quando il riso ha raggiunto lo stadio di 3ª-4ª foglia e poi l’acqua viene gestita come in una coltivazione tradizionale, mentre nel caso in cui si optasse per la semina interrata a file ad irrigazione turnata in questo caso si interviene periodicamente con degli interventi irrigui per mantenere il corretto livello di umidità del terreno ed evitare che la pianta subisca degli stress idrici (gestione idrica identica a quella del mais). In questo ultimo caso, da una situazione di predominante anossia dell’agrosistema come quella tradizionale, si instaura una condizione di prevalente aerobiosi.

Quali infestanti possono rovinare la festa di chi fa questa scelta?

Normalmente in semina interrata si ha un maggior sviluppo di infestanti Graminaceae tipiche di altre coltivazioni (mais, soia)  e che si sono adattate alla coltivazione del riso. Per esempio, numerosi problemi sono causati dal Panicum dichotomiflorum, meglio conosciuto come giavone americano, oppure da setaria e digitaria, altre infestanti che possono influenzare la produzione finale sono i giavoni, la Leptochloa spp., il Poligonum persicaria (in espansione negli ultimi anni), il riso crodo, la Bidens spp. e tante altre.

Cos’avete scoperto in questi anni in termini di produttività e controllo delle infestanti?

Come già detto, la maggiore problematica resta la gestione delle infestanti Graminaceae, si può cercare di gestire tali infestanti con trattamenti di pre-emergenza (clomazone, pendimetalin e oxadiazon) oppure con interventi di post-emergenza con i graminicidi specifici (profoxydim e cyhalofop-buthyl). In quest’ultimi risulta fondamentale la tempestività, cioè agire su infestanti poco sviluppate permette un controllo migliore di panicum, setaria e digitaria. Inoltre, per ottenere buoni risultati è opportuno non trattare su infestanti in evidente stress idrico e sommergere la risaia entro 24-48 ore dal trattamento. Per quanto riguarda la produzione invece, rimane sempre una differenza produttiva fra le due tecniche, anche se questa dipende dalla varietà coltivata e dal tipo di terreno.

Per optare in questo senso, però, non basta il girello…

Sicuramente bisognerà munirsi di una seminatrice a file. Oggi sul mercato sono presenti diversi modelli, ognuno può scegliere quella più adatta alle sue esigenze. Inoltre sarebbe consigliabile utilizzare, subito dopo la semina un rullo per favorire il contatto tra terreno e seme, anche in questo caso esistono diversi modelli, forse l’opzione migliore sarebbe quella di scegliere una seminatrice che presenti un rullo in gomma che agisca solo sulla fila, riducendo così il compattamento del terreno.

La semina interrata implica una concimazione particolare?

In condizioni di aerobiosi, come si verifica nella prima parte di coltivazione nel caso della semina interrata a file, si ha la trasformazione dell’azoto ammoniacale in azoto nitrico (processo di nitrificazione) questo porta ad avere una forma di azoto altamente solubile (i nitrati) che vengono facilmente lisciviati negli strati più profondi del terreno. Per evitare perdite di tale elemento, sarebbe opportuno non distribuire o distribuire solo una minima parte dell’azoto necessario alla coltura prima della semina ed intervenire con una dose maggiore di fertilizzante 1-2 giorni prima di sommergere la risaia o intervenire in pre-semina con concimi addizionati di inibitori della nitrificazione, i quali permettono di ridurre le perdite del macroelemento.

Guardando all’Italia, su quanti ettari pensate che possa diffondersi questa tecnica?

Si può prevedere che nei prossimi anni, condizioni meteo permettendo, la superficie coltivata con tale tecnica continui ad aumentare, in virtù anche del trend positivo (tralasciando il 2013) che si è registrato nelle province di Vercelli e Novara dove tipicamente il riso è seminato in acqua. Non mi stupirei se nei prossimi anni raggiungessimo gli 85.000-90.000 ettari coltivati con tale tecnica. (04.03.15)

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Risicoltura
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