DRONE CONTRO TRATTORE!

I piloti del PBK005 ci spiegano limiti e potenzialità del velivolo in risaia. Un video confronta drone e trattore con irroratore
Il drone, sulla sinistra, e il trattore mentre irrorano

Recentemente si è tenuta alla Grangia Montarucco (leggi), Tenuta di Trino Vercellese gestita da Andrea Vecco e base secondaria Enac (Ente Nazionale Aviazione Civile), la presentazione del drone ibrido PBK005, progettato e costruito dalla PBKsrl dell’Incubatore i3P del Politecnico di Torino. Ora conosciamo coloro che lo utilizzano in risaia.  Sebastiano Gabutti, pilota e di elicotteri fin dall’infanzia, disciplina in cui è stato anche campione italiano, utilizza droni fin dalla nascita di questo settore, essendo assimilati inizialmente agli elicotteri stessi. Oggi gestisce un’attività collegata all’utilizzo di questi mezzi innovativi, svolgendo diverse pratiche e servizi ai propri clienti e sviluppando nuovi veicoli con caratteristiche sempre più specifiche e differenti tra loro, come nel caso del drone agricolo presentato, PBK005. In particolare Gabutti si dimostra molto fiducioso riguardo alle applicazioni dei droni in agricoltura e spiega: «Oggi il limite d’impiego non è più tecnologico, avendo tutti le conoscenze e gli strumenti per attuare i trattamenti in campo utilizzando droni, ma si tratta di un limite legislativo e di conoscenza da parte degli operatori del settore. Questo mezzo non si propone di sostituire completamente i trattori ma può essere molto utile,  probabilmente più adatto dei trattori stessi, nello svolgimento di alcune lavorazioni, soprattutto in agricoltura di precisione, collaborando con i diversi indici e mappature informatiche di cui dispongono gli agricoltori».

Serbatoi limitati, ma…

Il primo limite che salta all’occhio è, chiaramente, la portata dei serbatoi (circa 8 L); tuttavia Matteo Deambrogi, l’altro pilota che ha svolto la dimostrazione, avendo lavorato con il progettista, ci spiega: «Bisogna capire che il meccanismo di dispersione ha un’impostazione totalmente diversa. Gli ugelli lavorano a pressione differenti, disperdendo meno liquido all’utilizzo, e bisognerà far sì che i produttori sviluppino principi attivi adatti a miscele meno diluite. Il lavoro, inoltre, sarà svolto su ogni singola infestante e non più a dispersione su tutto il campo.» Deambrogi, a differenza di Gabutti, viene da una formazione più legata agli aerei, mezzo di cui è tutt’ora pilota commerciale, e si è approcciato ai droni svolgendo riprese per diverse aziende in vari settori e parti del mondo. Oggi riveste il ruolo di istruttore di volo nel settore droni della scuola di volo di Vercelli e punta ad ampliare la sua attività anche nella formazione degli operatori agricoli. «L’attestato per poter pilotare droni segue il percorso solito dell’Enac,- spiega Deambrogi – si parte da un esame basico online e, se si è interessati, si può effettuare anche l’esame di volo critico (legato al volo nelle zone urbane). Per poter utilizzare il particolare drone agricolo che abbiamo presentato, si dovrà svolgere successivamente un corso presso l’aeroporto di Vercelli, trattandosi di un mezzo alimentato da un motore a scoppio dalle dimensioni e massa importanti. La base vercellese ha tutte le caratteristiche per fornire una completa formazione per il pilotaggio di questo drone, essendo un polo di formazione all’avanguardia e con un personale professionale e preparato. I nostri studenti sono per la maggior parte professionisti di vari settori, geometri, architetti, periti, agronomi e molti altri, per questo siamo abituati a formare persone impegnate attivamente nell’utilizzo di droni durante lo svolgimento del proprio lavoro». Vi proponiamo di seguito il video aereo del drone PBK005 in azione, confrontato con un trattore trainante un irroratore. Autore: Ezio Bosso

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