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CLEARFIELD, PARLA GENTINETTA

da | 4 Dic 2013 | NEWS

gentLa Sis contro il Clearfield, atto secondo. Dal j’accuse al dibattito. Oggi interviene Eugenio Gentinetta (nella foto piccola). Come si sa, il Clearfield non è un riso ma una tecnologia inventata dall’Università della Lousiana e diffusa nella filiera risicola da Basf, produttrice di erbicidi contro il crodo. In Italia sono coltivate una decina di varietà CL: la loro caratteristica è quella di sopportare gli erbicidi che sterminano il riso crodo. Queste varietà sono costituite da ditte sementiere indipendenti da Basf ma legate alla società chimica da contratti di collaborazione. La Sis, un’importante società sementiera bolognese, non produce varietà CL e recentemente ha criticato questa tecnologia sotto diversi profili. L’articolo di www.risoitaliano.eu “La Sis attacca il Clearfield” ha dato conto di queste critiche, che focalizzavano il tema della mutagenesi indotta, il processo scientifico su cui si basa la selezione delle varietà CL. Risoitaliano, intento a raccontare tutto quello che avviene in risaia, è disponibile a pubblicare ogni contributo scientifico e infatti oggi pubblichiamo un articolo di Eugenio Gentinetta su questo tema. Gentinetta è un breeder indipendente dal 1998. In passato è stato responsabile del miglioramento genetico dell’Ente Nazionale Risi. In seguito (tra l’altro) ha costituito 24 varietà di riso, tra cui il diffuso Karnak, che viene commercializzato al dettaglio come Carnaroli. Anche Gentinetta lavora sul Clearfield: ha costituito 5 varietà CL e altre 2 sono in iscrizione. E’ autore di 110 articoli scientifici. Ecco cosa pensa della polemica in corso:

“Il miglioramento genetico delle specie vegetale è una attività molto complessa che presuppone un rilevante approccio scientifico. Le specie che sono oggetto di miglioramento possono essere allogame, a fecondazione incrociata, è il caso del mais o specie autogame come il riso, il frumento e molte altre.

Nel primo caso il prodotto finale è l’ibrido e si ricerca la massima eterosi o vigore ibrido, si parte dall’incrocio tra linee pure, nel secondo caso invece il prodotto sono le varietà, si parte dall’incrocio tra linee o varietà con caratteristiche differenti e si cerca attraverso l’attività di miglioramento di fissare i caratteri utili o positivi presenti nei genitori. I caratteri da fissare possono essere semplici, p.e. l’altezza della pianta, e allora si applicano le leggi mendeliane, o complessi, la cui espressione è il risultato dell’interazione di molto geni, come la produzione, e la selezione viene fatta attraverso lo studio della variabilità continua di tipo gaussiano.

Oltre alle attività di miglioramento genetico tradizionale, sono a disposizione del breeder altri metodi, come la mutagenesi indotta mediante trattamenti chimici o fisici (raggi gamma principalmente) che negli anni ’70 nel caso del riso hanno contribuito in California a introdurre correzioni alle vecchie varietà quali la riduzione dell’altezza della pianta e il conseguente miglioramento dell’harvest index o indice di raccolto.

I caratteri di interesse agronomico che sono stati migliorati attraverso la mutagenesi sono la precocità, il tipo di granello, l’altezza della pianta, il livello di amilosio, l’aroma e recentemente è stata introdotta la tolleranza all’erbicida  imidazolinone.

Il contributo della mutagenesi per il miglioramento del riso è rilevante, in Cina negli anni ’80 due cultivar Yuanfengzao e Zhefu sono state coltivate su oltre 2,5  milioni di Ha, in California il 70% delle varietà coltivate negli anni ’90 derivavano da mutazioni e così negli altri paesi.  In Italia alcune varietà coltivate derivano da  programmi di mutagenesi o da programmi di back crossing con varietà Nord americane. 

Ancor più rilevante per le ricadute positive sulla risicoltura è l’introduzione del riso resistente agli erbicidi ottenuto per mutagenesi da Timothy P. Crougham della Lousiana State University e gestito dalla multinazionale BASF. Si tratta di una vera rivoluzione per l’impatto che ha sulla coltivazione del riso.  Per chi ha un po’ di memoria si ricorderà che il riso prodotto prima dell’introduzione del protocollo Clearfield non era bianco, ma parzialmente rosso, che in seguito all’introduzione delle selezionatrici ottiche veniva migliorato con elevati scarti. 

Oggi la diffusione delle varietà Clearfield ha raggiunto in Italia un terzo delle risaie coltivate, il riso prodotto non presenta più l’anomalia dei granelli a pericarpo rosso e si ritiene che con l’introduzione di varietà per il mercato interno si possa dare un ulteriore contributo alla risicoltura.  Come tutte le rivoluzioni a qualcuno per interessi di bottega non piace, può creare problemi a una piccola parte della filiera del riso, ma nel complesso l’accettazione da parte degli operatori è entusiastica e irrinunciabile”. Autore: Eugenio Gentinetta (4.12.13)

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