ANCHE CONFAGRICOLTURA VUOLE L’AIUTO ALL’INDICA

La federazione riso "sdogana" il piano Coldiretti-Airi di destinare l'aiuto accoppiato interamente al lungo B

confagricolturaConfagricoltura si allinea progressivamente alla proposta Coldiretti-Airi per destinare l’aiuto accoppiato solo al riso indica. Lo fa con un comunicato di Fulco Gallarati Scotti, presidente della federazione riso, che invoca «un provvedimento d’urgenza per riequilibrare il mercato del riso. Il prezzo del gruppo varietale Indica, quello che comprende ad esempio l’aromatico riso Basmati, è diminuito, trascinandosi dietro come conseguenza un calo di quasi il 50% delle semine negli ultime 3 anni. I risicoltori si stanno spostando verso il gruppo varietale Japonica, come ad esempio il pregiato riso Carnaroli, che riesce a spuntare prezzi più remunerativi sul mercato. Purtroppo questa “migrazione” sta influendo negativamente sulla quotazione dello Japonica che ha cominciato a scivolare verso il basso. Confagricoltura chiede una soluzione, assieme a tutta la filiera del riso» recita una nota emessa dall’Unione agricoltori di Pavia a nome del suo Vice Presidente, che va nella direzione del piano elaborato dall’Airi sulla base di un’idea della Coldiretti nel 2014, piano approvato anche dalla Coldiretti recentemente (Coldiretti-Airi, patto sull’indica; 16 marzo 2016). Secondo l’Unione bisogna darsi con solerzia l’obiettivo di sostenere la produzione del gruppo Indica per mantenere un’offerta diversificata ed evitare che il prezzo dell’altro gruppo, lo Japonica, scenda ancora. Il prezzo dell’Indica, come spiega Gallarati Scotti in rappresentanza dei produttori di riso di Confagricoltura, è stato abbattuto dalle continue importazioni a dazio zero di prodotto dalla Cambogia e dal Myanmar (ex Birmania), paesi che beneficiano di un particolare regime preferenziale negli scambi con l’UE. Si tratta di un vero e proprio sistema di concorrenza sleale contro cui da tempo la filiera italiana del riso chiede che la Commissione UE applichi la clausola di salvaguardia e ripristini i dazi. Nell’ultimo anno il prezzo medio del riso Indica si è attestato a 29 euro al quintale, un valore non remunerativo per gli agricoltori. La produzione si è quindi quasi dimezzata passando da circa 5 milioni di quintali di 3 anni fa a 3 milioni di quintali e questa quota si è spostata verso il riso Japonica che comincia a sua volta ad accusare contraccolpi sul prezzo. «Come Federazione Nazionale Riso di Confagricoltura – dice Gallarati Scotti – siamo fortemente preoccupati per questo drastico calo di investimenti sul riso “indica”, che è anche la principale tipologia di riso esportata dall’industria risiera italiana. Per questo la nostra Federazione sta valutando possibili modifiche al sistema di pagamento dell’aiuto accoppiato per il riso (oggi l’aiuto accoppiato su 227833 ettari accertati ammonta a 99,85 euro a ettaro), allo scopo di incentivare la coltivazione di Indica mantenendo in produzione un numero di ettari sufficiente per le esigenze della filiera. Una proposta in tal senso potrebbe essere presentata prossimamente al Mipaaf, trattandosi di un provvedimento di competenza nazionale». La proposta Confagricoltura riprende anche altri temi che potrebbero facilitare il dialogo con Coldiretti, come l’etichettatura d’origine del riso lavorato, che è un cavallo di battaglia della bonomiana. Tuttavia, la mossa, che non a caso avviene in piena estate, quando l’attenzione dei risicoltori è distolta dalle operazioni in campagna, non prevede soltanto una ridistribuzione degli aiuti ma anche l’approvazione della legge sul mercato interno e la riforma dell’Ente Risi (compreso il suo pingue tesoretto…), entrambe contenute nel collegato agricolo che, come ha dichiarato recentemente il capo della segreteria del ministro Martina, Angelo Zucchi, sarà approvato entro il mese di luglio, conferendo al governo un’ampia delega per decidere e legiferare.

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