«ALL’EUROPA CONVIENE MANTENERE ATTIVA LA RISICOLTURA»

Moncalvo (Coldiretti) interviene sulla strategia Ue per la biodiversità
Roberto Moncalvo

Tocca alla Coldiretti esprimersi oggi sulla nuova “Strategia UE per la biodiversità”, presentata dalla Commissione Europea il 20 maggio scorso, che mira a ripristinare il patrimonio biologico europeo entro il 2030, puntando in particolar modo sulla riduzione dell’uso di fitofarmaci e sull’incremento delle superfici coltivate a biologico e delle Aree Natura 2000 (ZPS e SIC). 

Dopo Manrico Brustia, che ha espresso la posizione della Cia, Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti Piemonte, approfondisce le implicazioni e gli auspici che questo provvedimento europeo porta con sé, con una particolare attenzione al settore risicolo: «Già oggi la risicoltura all’interno della PAC, proprio per il suo sistema di coltivazione, è considerata greening conforme, quindi, i risicoltori sono esonerati da alcuni impegni di tipo ambientale perché già soddisfatti dalle modalità di coltivazione. Ecco perché tutto ciò è necessario che venga confermato anche nelle nuove misure e politiche dell’UE per renderle sostenibili in un contesto colturale unico in Europa.  L’UE ha interesse a mantenere la coltivazione di riso per rispondere alle nuove sfide per l’agricoltura europea, tra cui il cambiamento climatico, la carenza delle risorse idriche e la lotta contro il declino della biodiversità. Lo svolgimento di un’attività economica che si integra con principi di sostenibilità ambientale, dalla tutela della biodiversità di specie animali e vegetali alla protezione delle acque, fino alla conservazione del paesaggio. La futura PAC è destinata ad essere sempre più orientata a sostenere i comportamenti virtuosi degli agricoltori sotto il profilo ambientale e sociale e il risicoltore già da tempo svolge un ruolo attivo in tale direzione. Inoltre, le nuove proposte della Commissione che saranno formulate nel contesto della nuova strategia per il Green Deal europeo, dovrebbero rivolgere un’attenzione particolare all’attività di produzione del riso. Per tale nuova ambizione, considerando che l’attività agricola svolge già un ruolo attivo a favore della riduzione delle emissioni, i produttori dovranno ricevere un adeguato riconoscimento economico in considerazione degli aspetti specifici dell’attività risicola che contribuiscono anche alla produzione di beni pubblici ambientali e quindi alla stabilità dell’economia e alla vitalità dell’ambiente rurale nel suo complesso».

Fondamentale citare anche le possibili implicazioni sulla dimensione commerciale, già inficiata dall’import da Paesi terzi a discapito della qualità alimentare: «Nonostante il ruolo ambientale ormai riconosciuto, i risicoltori italiani subiscono, con effetti devastanti sul prezzo finale, l’import delle produzioni da Paesi terzi», spiega Moncalvo «infatti, non è più accettabile che l’Unione Europea continui a favorire le importazioni agevolate di riso dalla Cambogia in violazione dei diritti umani. Dal paese asiatico nell’ultimo anno sono arrivati in Italia oltre 8 milioni di chili secondo proiezioni Coldiretti sul 2019. Inoltre, nel 2019 le importazioni di riso dal Vietnam sono risultate pari a 7,4 milioni di chili, mentre nei primi tre mesi del 2020 si è registrato un trend di aumento del 33% secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat. Viste le gravi condizioni sociali e ambientali è necessario attivare al più presto la sospensione del regime agevolato EBA anche per il riso dalla Cambogia, oltre che accelerare la procedura di indagine su Myanmar che si auspica possa portare alla stessa conclusione. E’ necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri a tutela della dignità dei lavoratori e che dietro gli alimenti, italiani e stranieri in vendita sugli scaffali ci sia la garanzia di un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con una giusta distribuzione del valore lungo la filiera». Autore: Milena Zarbà

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