VUOI FAR DURARE IL TRATTORE?

Seminario dei giovani Coldiretti a Pavia sui costi della meccanizzazione

Se si vuole far durare di più una macchina agricola si deve ricorrere a una diversificazione di coltura o di varietà con diverso ciclo; privilegiare le operazioni combinate valutando approcci conservativi di lavorazione; valutare, se disponibile un operatore e trattore aggiuntivo, l’acquisto di una seconda unità; disponibilità di manodopera supplementare. Sono alcune delle indicazioni emerse dal seminario promosso questa settimana da Coldiretti Giovani Impresa Pavia sul tema “costi di meccanizzazione e dimensionamento aziendale”.

Come si scelgono le macchine agricole?

«La funzione storica primaria delle macchine agricole é di aumentare la produttività del lavoro umano in agricoltura, ossia ridurre il tempo di lavoro umano richiesto per unità di superficie o per unità di massa di prodotto – spiega Roberto Oberti, docente di Meccanizzazione dei processi agricoli e di Automazione di macchine e processi agricoli del DiSAA – UniMi – per comprendere meglio l’importanza del dimensionamento delle macchine agricole partiamo da un esempio eloquente: la mietitrebbia del frumento. Con la raccolta manuale si possono considerare in media 300h/ha; oggi con una mietitrebbia a flusso assiale si impiegano tra 0,2-0,3h/ha con una larghezza di lavoro 8m; velocità 4-6km/h e capacità oltre 50t/h. L’incremento di oltre 1000 volte nella produttività del lavoro. Anche per le altri operazioni del terreno questo rapporto è notevole se non più elevato».

Che impatto ha avuto tutto questo?

«La produzione primaria – prosegue l’esperto – è assicurata dal 2-3% degli occupati (invece che dall’80-90%); liberazione di risorse umane a favore di altre attività: sviluppo economico e sociale. É interessante notare la relazione fra sviluppo della meccanizzazione ed evoluzione dei diritti umani e dei valori sociali: abolizione della schiavitú; divieto del lavoro infantile; legislazione a protezione della donna. L’evoluzione della meccanizzazione ha portato incrementi di produttività delle macchine accompagnati da: riduzione dei fabbisogni energetici con un consumo di gasolio per tonnellata di granella raccolta da 3,5 l/t a 1l/t: in 50 anni la riduzione della quantità di energia è di circa 3 volte. Inoltre le emissioni inquinanti si sono abbassate notevolmente rispetto a 25 anni fa e oggi ci vorrebbero 200 motori insieme per emettere come allora».

E’ possibile limitare la capacità operativa?

Oggi l’acquisto di una nuova macchina è motivo di orgoglio per ogni azienda agricola, tuttavia, bisogna considerare che sono mezzi tecnici di produzione dell’impresa e quindi come ogni fattore produttivo ci si dovrebbe basare su criteri tecnici (adeguata capacità di lavoro, qualità funzionale, comfort e sicurezza ecc..) ed economici (analisi costi/benefici, opportunità alternative). «Il punto di partenza è la capacità di lavoro della macchina, ossia la sua capacità produttiva. Si parla di ha/h e kg/h: chiedere una maggiore capacità operativa significa cercare macchine più grandi e potenti, anche più costose. Bisogna considerare una tempestività ragionevole basata su dati aziendali (registrazioni meteo, accessibilità campi meglio ultimi 10-15 anni). Per estendere il periodo utile all’utilizzo della stessa operatrice si può tenere presente una diversificazione di coltura o di varietà con diverso ciclo; privilegiare le operazioni combinate valutando approcci conservativi di lavorazione; valutare, se disponibile un operatore e trattore aggiuntivo, l’acquisto di una seconda unità; disponibilità di manodopera supplementare».

Al crescere della larghezza di lavoro (quindi della capacità di lavoro) aumenta proporzionalmente la potenza necessaria per l’azionamento della macchina. Il coefficiente di proporzionalità (cv/m) aumenta con la tenacia del terreno, con la profondità di lavoro e a seconda della modalità di accoppiamento (massimo per attrezzi trainati con elevata resistenza, minore per azionamento da presa di potenza). Come si riflette questa potenza assorbita per lavorare una certa superficie? «Si traduce in consumo di gasolio (l/h). Il coefficiente di proporzionalità (cs-coefficiente specifico g/CVh) e’ influenzato dal carico motore nel trattore e moltiplicato con la potenza prodotta ci fornisce il consumo orario. Attenzione al sovradimensionamento del trattore: a parità di lavorazione svolta si consuma meno se gli assorbimenti sono prossimi alla potenza massima. Se proprio devo utilizzare mezzi grandi per piccole lavorazioni è consigliabile tenere marcia alta e bassi giri» commenta Oberti.

Cosa si valuta quindi per l’acquisto?

«Conoscere cosa offre il mercato, modalità di calcolo delle capacità di lavoro, modalità standard di calcolo dei costi può incidere fino al 50% nel bilancio di un’azienda – afferma Aldo Calcante, docente di Meccanica Agraria del DiSAA – UniMi – Dal 1975 ad oggi Il trend nell’uso dei trattori cala a meno di 400 h/anno. L’Italia é il terzo paese al mondo per numero di trattori dopo USA E Giappone. E’ anche il terzo produttore di trattori. Tuttavia la media dell’età dei trattori é di 20 anni. Ci vorranno almeno 85 anni per cambiare il parco macchine medio in Italia. Dagli anni ‘70 la potenza media é raddoppiata, ma la nostra é una realtà particolare perché il resto dell’Italia ha trattori con una potenza massima di 70kw».

Quanto costa un trattore?

«Si insegnava 500€ a cavallo. Si va da 70€/cv per trattori piccoli a 1300€/cv per grandi potenze. É un investimento, quindi deve subire un processo di costo/beneficio: costi sostenuti con preventivo del concessionario e benefici difficilmente quantificabili. Viene suddiviso in ammortamento più costi vivi, a questo si aggiungono le spese varie (tasse, assicurazioni, lubrificanti, combustibili, ecc). Quindi il costo totale annuo si divide in costi fissi (indipendenti dall’uso della macchina) e costi variabili: la durata fisica della macchina dipende da qualità del progetto, materiali impiegati e dalla manutenzione. La durata economica invece parla di una sorta di tempo di sostituzione in virtù delle innovazioni messe sul mercato. La vita utile si crea tra le due durate: quindi le 1000h/all’anno di un tempo sarebbero il compromesso che corrisponde all’ottimale. Tra i costi fissi ricordiamo: la quota di deperimento, gli interessi e spese varie (quita di ricovero, assicurazione e amministrazione burocratica della macchina). Quindi quanto sono i costi fissi di un trattore? Il 10%/anno del trattore comprato a nuovo a prescindere dal suo utilizzo» osserva Calcante.

Come si valutano i costi variabili?

Si presentano in spese di manutenzione e riparazione (ordinaria e straordinaria anche programmata): il modello italiano ci dice che un trattore é costato il 12% del valore a nuovo di spese di di manutenzione e riparazione e abbiamo stimato anche che i trattori piccoli si hanno guasti in totale più onerosi di quelli grandi (idraulica, sospensioni, trasmissione). Nelle mietitrebbie invece quelle a scuotipaglia i costi sono minori rispetto a quelle a flusso assiale. Bisogna sempre scegliere le macchine per farle lavorare in copia massima e potenza massima. Riepiloghiamo: più uso la macchina più i costi fissi scendono mentre quelli variabili salgono tuttavia, il nostro interesse é abbassare quelli fissi perché stiamo lavorando per l’attività e quindi profitto per l’azienda. E i contoterzisti? «Vado a verificare cosa mi si chiede, se é molto meno si accetta questa soluzione considerando comunque la disponibilità e la tipologia di lavoro impiegate. In condizioni medie ovvero sotto i 180€/ha conviene chiamare il contoterzista» conclude Calcante. Autore: Martina Fasani

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