UN’OCCASIONE PERDUTA

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Venerdì 24 gennaio, presso l’Accademia di agricoltura di Torino, si è tenuta una interessante conferenza sul biosequestro del carbonio. Interessante perché, come vedremo, anche un tema apparentemente distante dagli interessi economici quotidiani dei risicoltori in realtà rappresenta la classica “occasione perduta”. Ma andiamo con ordine, partendo dalla conferenza. Relatore, l’ing. Mario Palazzetti, laureato in ingegneria elettronica, con un interessante curriculum. Già direttore del Centro Ricerche Fiat, ha depositato più di 100 brevetti, tra i quali quello del Totem, precursore degli attuali sistemi di cogenerazione di energia, e dell’antiskid, sistema di controllo della frenata degli autoveicoli. Si è anche occupato di compostaggio dei rifiuti urbani, e delle modalità della loro trasformazione in fertilizzanti efficaci.

Il problema delle emissioni eccessive di anidride carbonica in atmosfera sta preoccupando tutto il mondo, tanto che sono stati presi accordi internazionali (Kyoto 2007, Varsavia 2013, prossimamente Parigi 2015), atti a ridurre le emissioni, per evitare sconvolgimenti climatici. La Ue ha ambiziosamente deciso di ridurre le emissioni del 40% entro il 2030. Per premiare chi è virtuoso, è stato istituito un mercato dei crediti di carbonio. Chi rimuove dall’atmosfera una tonnellata di carbonio, può cedere il suo titolo ad una industria che non riesce a rispettare i limiti. Esiste già un mercato dei titoli, e la tonnellata vale 20 €.

Come può l’agricoltura essere interessata al problema? Il relatore ha  indicato agricoltura e forestazione come soluzioni più efficaci e sostenibili. Proviamo a proporre un esempio estremo: un terreno agrario povero, con l’1% sostanza organica, contiene 20 t di carbonio elementare. Di conseguenza, uno ben dotato (3%) ne contiene 60.  Con l’agricoltura conservativa (lavorazioni ridotte, sovesci, concimazioni organiche ecc.) si potrebbe arricchire il terreno immobilizzando negli anni ben 40 t/ha di carbonio. Oltre ai benefici agronomici ottenuti, i crediti  sul mercato attuali varrebbero  800 €/ha. Un terreno forestale (5% S.O.) contiene 100 t di carbonio, per cui la riforestazione  produrrebbe crediti per 1200 €/ha, ai prezzi attuali, che potrebbero crescere in futuro a causa degli ambiziosi obiettivi di riduzione proposti dalla UE. Abbiamo usato il condizionale in quanto queste cifre interessanti non valgono nulla in assenza della certificazione dell’avvenuto risparmio. Il registro nazionale dei serbatoi di carbonio agroforestali è in effetti stato costituito nel 2008, ma da allora non si è mostrato in grado di produrre alcuna attività. La riforestazione avvenuta in Italia negli ultimi anni, a causa di questa inerzia, ha perso una interessante occasione di reddito. Lo stesso è stato per l’agricoltura conservativa.

In conclusione, l’ing. Palazzetti ha lanciato un appello agli accademici affinché si attivino nel sensibilizzare il mondo agricolo e quello accademico delle facoltà di Agraria,  riguardo alle possibilità dell’agricoltura di essere protagonista  nella riduzione dell’effetto serra, ricavandone anche benefici economici. Appello che volentieri giriamo ai lettori di  Risoitaliano. Autore (nella foto piccola): Giuseppe Sarasso, Accademia di agricoltura di Torino.  (27.01.14)

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Risicoltura
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