SENZA SOMMERSIONE, ADDIO AIUTI?

Fabio Lanfranchini, tecnico di grande esperienza, si schiera per la sommersione

Sommersione o asciutta? E’ il dilemma di questi giorni. In realtà, la soluzione è scritta nel territorio. La pianura padana è contraddistinta da un sistema irriguo agricolo unico nel suo genere e proprio nella zona risicola questo sistema appare in tutta la sua bellezza ingegneristica e paesaggistica. La zona risicola novarese e vercellese è servita da tre consorzi irrigui: Associazione Irrigazione Ovest Sesia, Associazione Irrigazione Est Sesia, Consorzio di Bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese. Sono stati proprio i tre direttori dei consorzi irrigui, recentemente, a portare all’attenzione dei risicoltori le criticità della stagione che è alle porte, caratterizzata da precipitazioni nulle e da accumuli nevosi sotto le medie. (AVVISO: I NUMERI DEL CLEARFIELD)

Una tradizione secolare

La tecnica che si usa in risicoltura da secoli prevede la sommersione primaverile e la semina in acqua. Questa tecnica ha fatto sì che il nostro territorio si caratterizzasse  per la presenza di numerosi fontanili e sorgive alimentate dall’enorme mole di acqua che dal mese di aprile ha sempre caratterizzato il nostro amato “mare a quadretti”. Altro fattore fondamentale è la ricarica delle falde sempre ad opera della sommersione delle risaie.

La “rivoluzione”

Ora la tecnica della semina interrata a file sta stravolgendo questa movimentazione di acqua che inoltre coincide con un periodo siccitoso mai verificatosi prima nei nostri territori.  La scelta di questa tecnica è motivata dalla comodità delle operazioni di semina svolte su terreno asciutto, dall’assenza di depositi in sospensione e dalla limitazione dello sviluppo di infestanti tipiche della sommersione. Fattori sicuramente importanti  nelle scelte aziendali ma che devono essere contrapposti a ragioni ambientali altrettanto cruciali. E l’ambiente, nell’agricoltura moderna, significa anche soldi, tanti soldi.

La logica dell’orticello

A livello comunitario la zona risicola ricopre un importante risvolto ambientale essendo la più grande zona umida artificiale europea consentendo la migrazione di numerose specie di volatili. Proprio per questo abbiamo sempre goduto di agevolazioni economiche mirate alla salvaguardia di questa unicità: chi ci assicura che al cambiare delle nostre abitudini non cambi anche l’atteggiamento della Comunità Europea nei confronti del riso? A mio avviso, non può un comparto così strutturato badare solo al proprio “orticello” senza pensare al bene comune e di un territorio intero. Nel caso in cui tutti facessero spallucce, la richiesta di acqua per i risi seminati in asciutta andrebbe fatalmente a coincidere con le bagnature del mais portando al collasso i distretti irrigui: si assisterebbe alle solite liti sugli argini per accaparrarsi le poche gocce di acqua rimaste senza pensare che da anni avevamo tutte le informazioni per limitare i danni; ma sono state ignorate. 

L’appello

Dopo un ventennio di consulenza nel settore risicolo mi sento di dover lanciare un messaggio ad un mondo del quale faccio parte e che riesce ogni anno ad affascinarmi e stupirmi per quanto unico e complesso; oggi si parla di Imprenditore Agricolo e non più di coltivatore diretto questo perché gestire un’azienda risicola presuppone non solo ottime basi agronomiche ma anche lungimiranza e programmazione. Se non riusciamo a stare al passo con i cambiamenti climatici repentini, che non ci dobbiamo dimenticare essere stati generati proprio da noi, la coltivazione del nostro cereale sarà sempre più complicata e in alcuni casi impossibile; chi ama il riso e il nostro territorio deve capire che è con un piccolo gesto di molti che si risolve un problema di tutti. Abbiamo una grossa responsabilità e confido che il comparto risicolo lo comprenda e agisca di conseguenza dimostrando non solo l’amore per la propria terra ma l’amore per un territorio molto più ampio, dove dovranno crescere i nostri figli; che spero potranno continuare a bere acqua pura e a godere dello splendido “mare a quadretti”. Autore: Fabio Lanfranchini, studio Pulsar

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Risicoltura
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