L’UNIVERSITÀ SPOSA POLYCULTURAE

Convegno a Milano per presentare l'associazione e la certificazione della agrobiodiversità

L’associazione di produttori agricoli “Polyculturae” ha organizzato nella mattinata di venerdì, presso la facoltà di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano, un convegno dal tema: “un futuro per l’agricoltura: certificare l’agro-biodiversità”. Argomento intrigante, con qualche lacuna espositiva (non siamo riusciti ad avere informazioni statistiche scientificamente validate su produzioni e rese industriali del riso prodotto con quest’approccio, ma a giudicare dalla soddisfazione degli imprenditori coinvolti nell’associazione esiste anche un remunerabilità della “riso-policoltura”). Vediamo però di cosa si tratta, posto che il convegno, ospitato da un ateneo pubblico che pertanto esprime la sua autorevole fiducia verso quest’associazione, è stato impostato in chiave di presentazione della nuova certificazione che parte proprio da un gruppo di risicoltori.

Cos’è Polycolturae

L’Associazione, fondata dall’Azienda Agricola “Una Garlanda” di Rovasenda (VC), dall’Azienda Agricola “Dulcamara” di Romentino (NO) e dall’Azienda agricola “Priorato” di Trino Vercellese (VC), nel febbraio 2019, ha iniziato un lavoro intenso di difesa e promozione dell’agro-biodiversità, termine che definisce in ambito scientifico, “la ricchezza di varietà, razze, forme di vita e genotipi, nonché la presenza di diverse tipologie di habitat, di elementi strutturali (siepi, stagni, rocce, ecc.), di colture agrarie e modalità di gestione del paesaggio” (Büchs, 2003). Secondo questa visione, l’agro-biodiversità è quindi parte integrante della Biodiversità, che comprende tutte le componenti della diversità biologica che siano rilevanti per l’agricoltura: la varietà di animali, di piante e di microrganismi, di specie e di ecosistema, necessaria a sostenere le funzioni chiave degli agro-ecosistemi, la loro struttura e i processi e, quindi la produzione agricola. La FAO di recente ne ha adottato una definizione decisamente più ampia, comprendendo una dimensione socio-economica e culturale: “la biodiversità degli ecosistemi agricoli è una risorsa indispensabile alla sopravvivenza dell’umanità e da cui dipende la possibilità di produrre cibo sano ed in modo sostenibile”. Una realtà che nasce quindi dagli agricoltori e, nel tempo, intende continuare ad essere gestita dagli stessi, seppur le proprie attività saranno contraddistinte dall’oggettività e dal rigore scientifico, assicurato dalla collaborazione con Università ed Enti di Ricerca Nazionali e Internazionali. Fabio Taffetani – ordinario di Botanica sistematica e Direttore Orto Botanico “Selva di Gallignano”, Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali, Università Politecnica delle Marche – insieme con la Prof.ssa Ilda Vagge – associato di Ecologia del Paesaggio del Dipartimento di Scienze Agrarie ed Ambientali: Produzione, Territorio, Agroenergia, Università degli Studi di Milano – compongono la Commissione Scientifica, che ha il compito di elaborare le proposte di documenti tecnici, disciplinari e piani di controllo, sulle certificazioni collegate ai marchi collettivi dell’Associazione.

Come si diventa soci

Tra gli associati troviamo Mattia Eusebio Pastore (Presidente); Manuele Mussa (Vicepresidente) e Pacifico Aina (Membro) che venerdì hanno presentato le loro personali esperienze. Giovanni Bargnesi, Direttore Generale di Polyculturae ci spiega: «Possono far parte dell’Associazione tutte le persone fisiche e giuridiche, italiane e straniere, che siano detentrici e conduttrici di aziende agricole o che esercitano l’attività di produttori agricoli, le Cooperative e i loro consorzi ed altri organismi associativi di produttori agricoli, che condividano le finalità associative e si impegnino a realizzarli e che operino in regime di agricoltura biologica così come definito dai regolamenti dell’Unione Europea che normano la materia, a partire dal Reg. UE 834/2007 e successivi. All’atto della presentazione della domanda di ammissione, il socio si impegna al rispetto dello Statuto e dei regolamenti eventualmente emanati ed al versamento della quota associativa annuale nella misura fissata dal Consiglio di Amministrazione (per il 2019 è di 200 euro) e di eventuali contributi associativi eventualmente decisi dal Consiglio di Amministrazione. Se la domanda è proposta da persona giuridica, alla stessa dovrà essere allegata copia della delibera dell’organo competente che autorizzi la proposizione della domanda e l’assunzione delle obbligazioni conseguenti all’eventuale accoglimento. La qualifica di Socio si acquisisce successivamente all’accettazione della relativa domanda da parte del Consiglio di Amministrazione. Ogni socio di Polyculturae ha diritto a: partecipare a tutte le attività associative, a farsi promotore di iniziative e attività da proporre all’attenzione degli organi direttivi, a partecipare alla vita associativa, esprimendo il proprio voto in tutte le sedi deputate, godendo dell’elettorato attivo e passivo, ad utilizzare il logo dell’Associazione, denominato “Polyculturae”, nei limiti, secondo le disposizioni e con le possibilità di revoca stabilite dal relativo Regolamento d’Uso emanato ed adottato dall’Associazione.  Il Marchio collettivo “BIODIVERSITAS” – continua Bargnesi – costituito e registrato dall’Associazione “Polyculturae”, è basato su una “certificazione di sistema».

Cosa certifica Polyculturae

«Oggetto della certificazione – ci viene spiegato – saranno i risultati progressivamente e dinamicamente raggiunti dall’azienda agricola in termini di Agro-Biodiversità e Biodiversità dell’Agro-Ecosistema (non, quindi, il tipo di gestione o di tecnica agronomica adottata). I requisiti di certificazione sono basati sulla verifica e valutazione di alcuni indicatori principali: composizione, struttura, dinamismo e attività biologica delle cenosi vegetali (verificato, monitorato e valutato con metodi di indagine floristico-vegetazionali); metodo di gestione e predizione agricolo (es. Agricoltura Biologica, Biodinamica, Permacoltura, etc.); presenza e gestione di siepi, arbusti, frutteti, boschi, etc.; diversificazione colturale con utilizzo di cultivar e varietà da conservazione o antiche; indice di utilizzazione del suolo (presenza di terreni incolti con buona presenza di biodiversità); altre azioni e strategie di incremento della biodiversità; presenza di specie protette; partecipazione e promozione di attività di studio, ricerca e divulgative sulla biodiversità. I risultati delle attività di monitoraggio di ogni indicatore verranno sintetizzati ed espressi in Indici: ad ogni livello di indice, di ogni indicatore, verrà assegnato uno score (punteggio). La somma dei punti ottenuti per ogni indicatore darà luogo ad un punteggio totale raggiunto da ogni azienda. Il punteggio totale raggiunto dovrà superiore un livello minimo per poter ottenere (o mantenere) la certificazione di conformità “BIODIVERSITAS” che verrà rilasciata dalla Commissione Scientifica. Il tutto con un minimo di impegno burocratico ed economico che attualmente va dai 250 ai 750 euro per ogni azienda, stabiliti in funzione dell’estensione, della quantità di habitat presenti nell’azienda certificata». Autore: Martina Fasani

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Risicoltura
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