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IL RISO DI BURIDANO

da | 5 Dic 2013 | NEWS

daghettaLa Cia suona la sveglia: sull’expo il riso italiano rischia di fare la fine dell’asino di Buridano, il quale, come si sa, non riuscendo a scegliere tra due mucchi di fieno, morì di fame. In questo caso, i mucchi di fieno sono il cluster del riso e il padiglione Italia: l’Ente Nazionale Risi, cui spetta la scelta perché sembra che sia rimasto il solo a metterci i soldi, non vorrebbe che il riso nazionale annegasse tra i diversi risi del mondo e preferirebbe la seconda opzione per farne un emblema dell’italianità. Chi non è d’accordo fa notare che anche nel padiglione Italia il riso rischia di essere ridotto al ruolo di oscura comparsa, surclassato da filiere più robuste. Insomma, un dilemma degno del filosofo Buridano…

Sull’argomento interviene la Cia con Giovanni Daghetta (nella foto piccola), risicoltore lomellino tra i più avveduti. Questa la lettera che ci invia: “Manca poco più di un anno all’apertura di expo 2015: per il nostro settore  un evento importantissimo, una vetrina planetaria in cui si afferma il ruolo  fondamentale e irrinunciabile dell’agricoltura. È infatti  la prima volta in assoluto  di un Expo a tema che già dal titolo, “nutrire il pianeta. Energia per la vita” consegna all’agricoltura il ruolo di interprete in questa grande kermesse, che vedrà 140 Paesi presentare le loro migliori produzioni. Ed è un’occasione che dobbiamo riuscire a sfruttare sino in fondo per presentare le tante eccellenze dell’agricoltura italiana, eccellenze che non si limitano ai prodotti ma che riguardano anche i sistemi e le strutture (in primo luogo quelle irrigue) che hanno consentito all’agricoltura italiana di conseguire tanti primati in Europa e nel mondo.

Ma expo 2015 non è solo una vetrina, è anche un formidabile momento di conoscenza, di scambio di informazioni e di esperienze nel quale molto possiamo dare e moltissimo ricevere. Per questo dobbiamo essere presenti in modo continuo, organizzato e visibile soprattutto con i nostri settori di eccellenza: per quanto riguarda Pavia, in primo luogo riso e vino. Non c’è dubbio che ci sarà su questo l’impegno dei vari settori produttivi, dell’intero sistema agroindustriale e  soprattutto delle varie Istituzioni che hanno competenza nella gestione dell’economia e del territorio. C’è però un problema che ci preoccupa molto ed è quello delle risorse che saranno rese disponibili per  consentire di dare il giusto spazio ai vari settori.

Dobbiamo fare una prima distinzione. Per il vino il problema delle risorse è un po’ meno complesso che non per il riso, considerata la diffusione nazionale della produzione: non a caso siamo ci giochiamo ogni anno con i vicini francesi il ruolo di primi produttori mondiali. Non è così per il riso: la produzione è concentrata in poche province, siamo i maggiori produttori europei, ma con una percentuale a una cifra a livello mondiale e la responsabilità di trovare le risorse per una degna partecipazione a Expo 2015 ricade per buona parte su un territorio limitato e  su un numero altrettanto limitato di Istituzioni. È però una produzione di altissima qualità, con un valore ambientale, territoriale, storico e culturale di assoluta eccellenza, che ha disegnato un paesaggio unico di suggestiva bellezza, con una ingegnosa organizzazione del plurisecolare sistema irriguo e con una positiva contaminazione tra sistemi tradizionali e modernissime tecnologie che ha pochi eguali al mondo.

Il riso italiano non può stare fuori da Expo 2015, e nemmeno avere in quell’occasione un ruolo marginale. È da tempo aperto un confronto tra le varie istituzioni del territorio del riso (camere di commercio, province, le due regioni maggiormente interessate, Ente Risi ecc) per decidere come e con che risorse partecipare. A quanto sappiamo, si sta discutendo se inserire anche il riso italiano in un cluster al  quale partecipano tutte le nazioni produttrici o se limitare la presenza del riso al padiglione Italia. È una discussione importante, che seguiamo con attenzione, e non è solo una questione di risorse ma di ruolo che si vuole dare alla partecipazione alla risicoltura nazionale in expo. Dobbiamo però decidere in fretta e soprattutto sapere in fretta quali risorse saranno disponibili. Non vorremmo fare la fine del famoso asino di Buridano che, per non saper scegliere tra due mucchi di fieno, finì col morire di fame. Non manca molto, meno di 600 giorni all’inaugurazione e da quando si deciderà la forma con cui il riso italiano sarà in expo, ci sarà ancora molto lavoro da fare”. 

La morale è chiarissima: se l’asino di Daghetta, cioè il riso, si attarderà troppo nel suo scegliere, anche gli ultimi spazi di esposizione saranno aggiudicati ad altri e molti visitatori dell’Expo, osservando distrattamente le risaie che circondano Milano, penseranno che lì nasca la materia prima necessaria per cucinare il famoso primo piatto italiano: la pasta! (5.12.13)

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