L’Ente Risi ha reso noto che l’80% dei risicoltori vercellesi hanno scelto la semina in asciutta, seguendo quelli lomellini che hanno fatto questa scelta già alcuni anni fa. Cadono nel vuoto gli appelli dei consorzi irrigui, che per effetto delle minori riserve nivali e della concentrazione della domanda di risorsa irrigua hanno intensificato in questi giorni le turnazioni.
Qualche agricoltore sostiene che siamo messi peggio del 2022. Sicuramente è inutile continuare a invocare una scelta responsabile: ciascuno fa ciò che meglio ritiene nella sua azienda; i consorzi irrigui possono solo diversificare le tariffe in base al periodo di erogazione del servizio.
METEO E GERMINAZIONE FAVORISCONO L’ASCIUTTA
A Vercelli il boom dell’asciutta è dovuto alle scarse piogge del periodo primaverile, che hanno incentivato l’adozione di questa tecnica ma anche problemi legati alla germinazione dei semi: «In diversi casi si sono riscontrate notevoli difficoltà nella germinazione, accompagnate da una spiccata irregolarità nell’emergenza delle piante. Per fronteggiare questa situazione, si fa l’irrigazione di soccorso nelle camere di risaia, una pratica che ha contribuito a risolvere o, quantomeno, ad attenuare il problema.
Per evitare il ripetersi di situazioni simili, molti risicoltori, nelle semine successive, hanno optato per l’irrigazione immediata dopo la semina. Questo approccio ha favorito una germinazione più uniforme e ha migliorato l’efficacia degli erbicidi con azione antigerminello. Nelle semine in acqua, i trattamenti di pre-semina hanno fornito buoni risultati, salvo alcune eccezioni in cui si è verificata la presenza di riso crodo o la ricrescita di riso dell’annata precedente.
PAVIA SI CONFERMA ASCIUTTA
Nel territorio della sezione di Pavia, la tecnica di semina predominante è quella in asciutta, che si stima interessi circa l’80% dell’intera superficie coltivata. Le operazioni di semina si sono concluse a fine maggio, ma le alte temperature e la scarsità di precipitazioni registrate durante la primavera hanno reso i erreni estremamente aridi.
Ciò ha comportato – scrivono i tecnici dell’Ente su Il Risicoltore – notevoli difficoltà nella germinazione dei semi e ha determinato una crescita della coltura caratterizzata da una marcata irregolarità. Per far fronte a queste problematiche, numerosi risicoltori hannodovuto ricorrere a bagnature di soccorso al fine di favorire una germinazione più omogenea. In certi casi, l’irrigazione ha causato la formazionedi una crosta superficiale, rendendo più difficile l’emergenzadella coltura. Per questo motivo,è stato necessario adottare misure meccaniche, come l’impiego di erpici rompicrosta, oppure procedere con ulteriori irrigazioni.
RECORD DI ASCIUTTA ANCHE A NOVARA
A fine maggio, numerosi comuni delle province di Pavia, Milano e Lodi sono stati colpiti da violente grandinate e raffiche di vento. Nonostante ciò, le colture di riso non hanno subito danni rilevanti. A seguito delle favorevoli condizioni pedoclimatiche e, in alcuni casi, con l’intento di contrastare le infestazioni di Alisma multiresistente, numerosi risicoltori hanno scelto di adottare la tecnica della semina in asciutta anche nel Novarese. Si stima che questa modalità di semina interessi circa il 70-80% della superficie risicola. Sarebbe un record assoluto.
Nonostante ciò, le condizioni di suolo asciutto e la persistente assenza di piogge hanno determinato significative difficoltà, provocando emergenze scalari. In alcune aree è stato necessario ricorrere all’irrigazione di soccorso, una pratica tuttavia poco diffusa nel territorio. Per contro, le semine in acqua non hanno evidenziato particolari criticità, dicono all’Ente. Sostanziali conferme dagli altri territori, anche se tra Verona e Mantova si stimano flessioni di ettarato intorno al 3%.
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