INCUBO RESISTENZE

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Gli usi eccezionali di alcuni principi attivi è stato determinante nel 2013 per il controllo delle infestanti resistenti e lo sarà presumibilmente anche quest’anno. Per questa ragione prestiamo grande attenzione alle autorizzazioni in deroga: la crucialità di alcuni prodotti in una fase in cui il diserbo sta cambiando è confermata dagli studi pubblicati negli ultimi mesi, come quello di Giovanni Campagna e Emanuele Geminiani dell’Università di Bologna, che hanno affrontato il tema delle resistenze sull’Informatore Agrario n°15 del 2014. Secondo i ricercatori, “il riso crodo risulta in continuo e progressivo aumento con popolazioni divenute resistenti a imazamox in molti areali” e insieme ai giavoni e alle eterantere costituisce una delle più diffuse e gravi problematiche della risicoltura italiana. A ciò si aggiungano le specie di Echinochloa, che spesso si ritrovano ibridate tra loro e contribuiscono a rendere difficoltosa oltre che la lotta anche la classifi cazione, avvertono. Tra i giavoni “numerose sono le popolazioni resistenti agli erbicidi ALS inibitori, ma anche ACCasi, talvolta con resistenza multipla a entrambi i meccanismi d’azione. In questo caso le strategie impostate unicamente con prodotti di post-emergenza non permettono di ottenere un sufficiente contenimento, pertanto si deve interrompere la monosuccessione e ricorrere a erbicidi preventivi su altre colture poste in rotazione. È utile anche  alternare la pratica della semina interrata del riso a quella in acqua, per poter usufruire di un maggior numero di erbicidi nelle strategie di lotta. A livello locale può essere talvolta preoccupante la presenza di Heteranthera spp. e delle ciperacee che appaiono in lieve aumento. Schoenoplectus mucronatus presenta diffuse popolazioni resistenti agli erbicidi ALS inibitori ormai in tutti i comprensori risicoli nazionali, comparse per la prima volta nel corso degli anni Novanta. Cyperus difformis, caratterizzato da germinazione scalare e tardiva, aggrava il contenimento delle infestazioni resistenti agli ALS che possono emergere dal riso per tutta la stagione di coltivazione. Numerose – avvertono gli studiosi – sono le specie che manifestano una minore sensibilità agli erbicidi ALS-inibitori, tra cui Alisma plantago-aquatica. In questo caso la riduzione delle dosi d’impiego di propanile (applicato in deroga) non permette di ottenere una suffi ciente attivazione degli erbicidi ormonici. Si segnala un lieve aumento di Butomus umbellatus e Ammannia coccinea, ma anche di altre specie che ormai sembravano debellate, come Typha spp. eLeersia oryzoides. A questo fenomeno ha contribuito la forte pressione selettiva causata dalla riduzione dei meccanismi d’azione erbicidi. Murdannia keisak si sta gradualmente espandendo nelle aree di Pavia e Vercelli, mentre Leptochloa fascicularis e L. uninervia continuano a diffondersi nel Vercellese, bassa Lomellina e Ferrarese. Nelle risaie a semina interrata si segnala un aumento della presenza delle graminacee Sorghum halepense (da seme e da rizoma), Setaria viridis, Digitaria sanguinalis e Panicum dichotomifl orum. Tra le restanti specie si stanno diffondendo Cyperus esculentus e C. serotinus, ciperacee molto invasive che si moltiplicano prevalentemente tramite organi vegetativi”. Le strategie di intervento sono elencate nello studio “Diserbo del riso: strategie per limitare le resistenze”, pubblicato su L’Informatore Agrario n. 15-2014 a pag. 51. (25.04.14)

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Risicoltura
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