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INCUBO METANO NEL RISO BIO

da | 26 Nov 2020 | NEWS

Della risicoltura biologica si sa sempre di più, anche grazie al recente convegno di chiusura del progetto Risobiosystem, tenutosi attraverso un webinar online il 10 novembre, di cui è possibile visionare video e presentazioni sul sito del Crea L’apprezzamento dei consumatori per i prodotti che presentano questo marchio  è ben noto, anche nel mercato del riso al dettaglio. Molti operatori ed esperti del settore, tuttavia, continuano ad essere scettici sul tema, pensando che si tratti più di un’interessante proposta di marketing, utile per la creazione di un mercato di nicchia, che di un reale passo avanti nella tutela dell’ambiente su larga scala e non mancano gli studi che confermano queste indiscrezioni.

Un ricercatore e docente dell’università di Milano, Jacopo Bacenetti, nel 2016 ha pubblicato uno studio intitolato “Organic production systems: Sustainability assessment of rice in Italy” (Sistemi di produzione biologica: valutazione della sostenibilità del riso in Italia) in cui ha utilizzato una metodologia chiamata Life Cycle Assessment (LCA) per confrontare l’impatto ambientale di biologico e tradizionale. LCA  si basa sulla valutazione dell’intero sistema entro il quale si svolge il ciclo di vita di un prodotto, processo o servizio. Prende in esame, infatti, gli impatti legati a tutti i passaggi della filiera, ovvero dall’ estrazione delle materie prime, alla lavorazione dei materiali, produzione, distribuzione e trasporto, utilizzo, smaltimento o riciclaggio. 

Da Risobiosystem emerge lo studio di Jacopo Bacenetti

Nello studio sono state considerate le seguenti categorie di impatto: cambiamento climatico (CC, espresso come kg CO 2 eq.), riduzione dell’ozono (OD, espresso come kg CFC-11 eq.), particolato (PM, espresso come kg PM2,5 eq), tossicità per l’uomo  (HT, espressa come CTUh), Formazione fotochimica di ozono (POF, espressa come kg NMVOC eq.), acidificazione terrestre (TA, espressa come molecole H +eq.), eutrofizzazione terrestre (TE, espressa come molecole N eq.),eutrofizzazione acque dolci (FE, kg P eq.), eutrofizzazione acque marine(ME, espressa come kg N eq.), ecotossicità dell’acqua dolce (FEx, espressa come CTUe) e l’esaurimento delle risorse minerali e fossili (MFRD, espresso in kg Sb eq.). Categorie di impatto che potrebbero sembrare poco indicative a livello pratico ma selezionate perché riconosciute come le più rappresentative dei sistemi agricoli in diversi studi scientifici pubblicati.

Al termine dell’analisi risulta che il biologico mostra un impatto ambientale più elevato per 10 delle 11 categorie valutate, si riscontrano risultati migliori rispetto al tradizionale solo nell’ecotossicità dell’acqua dolce (FEx), quasi completamente influenzata dall’utilizzo di pesticidi. La diversa resa (maggiore nel sistema tradizionale) influenza in modo importante questo studio, dovendo dividere ogni numero rilevato nelle diverse categoria per la quantità di prodotto raccolto, ma non è l’unica ragione per il minore impatto del tradizionale.

Nel biologico il più alto quantitativo di materia organica nel terreno sommerso, in seguito all’utilizzo di cover crop, comporta emissioni di metano più elevate (che interessano CC e POF), mentre il controllo meccanico delle infestanti se da un lato evita l’uso di prodotti fitosanitari (con relativo beneficio per FEx) dall’altro implica un maggiore consumo di gasolio (che interessa quasi tutti le categorie di impatto valutate).

Nell’immagine seguente, tratta dallo studio, la legenda va letta considerando che ORP=biologico e TRP=tradizionale. Come si evince, viene espressa la differenza tra i valori delle diverse categorie in percentuale. Possiamo notare che i distacchi sono molto importanti anche in categorie influenti nel panorama della sostenibilità che siamo abituati ad osservare. Ad esempio il cambiamento climatico (CC) mostra un valore inferiore nel tradizionale del 75%, 8 voci si attestano tra -50% e -70% e l’eutrofizzazione delle acque dolci, chiaramente influenzata dall’uso di pesticidi, mostra comunque  -32%.

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Ricordiamo però che si tratta di uno studio del 2016, anno in cui non si aveva ancora una definizione chiara del metodo di coltura biologica, declinando l’iter produttivo in questo regime attraverso i seguenti passaggi: semina di veccia + loietto, concimazione organica, aratura, passaggio dell’erpice rotante, semina del riso, strigliatura, sommersione, raccolta, trasporto ed essicazione. (SCARICA LO STUDIO BACENETTI)

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