IMPORTAZIONI +40%, FIDANZA INTERROGA

FacebookLinkedinTwitterWhatsAppPrintEmailLe importazioni di lavorato nell’Unione europea sono cresciute del 7,7% in un anno, in prevalenza Indica. Lo affermano fonti comunitarie. Da 1° settembre 2013 al 25 febbraio 2014 l’importazione di...

Le importazioni di lavorato nell’Unione europea sono cresciute del 7,7% in un anno, in prevalenza Indica. Lo affermano fonti comunitarie. Da 1° settembre 2013 al 25 febbraio 2014 l’importazione di riso ha raggiunto 448.810 tonnellate. L’anno precedente erano 416.414. Il Regno Unito è il più importante acquirente di riso straniero: nella sola settimana dal 19 febbraio al 25 febbraio ha comprato infatti 3.769 tonnellate di riso lavorato. Il secondo più grande importatore è Francia. L’aumento, come detto, riguarda soprattutto l’indica e deriva dalle concessioni tariffarie accordate in virtù dell’accordo Eba: mentre, rispetto alla pari data dell’anno scorso, il comparto Indica è cresciuto dell’11,5% complessivamente, quello lavorato ha fatto registrare un balzo del 36,8%. Numeri che dimostrano come le concessioni tariffarie vadano a impattare pesantemente sul mercato interno con l’ingresso di enormi quantità di riso lavorato e spesso confezionato, pronto cioè ad essere venduto sui mercati nord-europei. Questi rapporti e l’azione di lobby della filiera italiana stanno producendo i primi risultati: nei giorni scorsi a Strasburgo si è mosso l’eurodeputato italiano Carlo Fidanza. “E’ il momento di tutelare i risicoltori italiani, che stanno soffrendo l’assenza di dazi sulle importazioni di alcuni Paesi asiatici, la cui esportazione è salita alle stelle” ha detto il capodelegazione di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale al Parlamento Europeo e membro della Commissione Agricoltura. “Per questo ho presentato un’interrogazione a Bruxelles per chiedere se è possibile applicare l’articolo 22 del regolamento (UE) n. 978/2012 che prevede che, a partire dal 1° gennaio 2014, qualora le importazioni di un prodotto esenti da dazi e provenienti dai paesi  meno sviluppati aumentino in modo tale da «causare o rischiare di causare gravi difficoltà», vengano ripristinati «i normali dazi della tariffa doganale comune» (clausola di salvaguardia, articolo 20 del regolamento (CE) n. 738/2008)”. Anche Fidanza ha sottolineato, come ha fatto nei giorni scorsi l’Ente Risi, che il problema non è più solo quello della Cambogia: “Come già è successo nei mesi scorsi per la Cambogia, adesso è il Myanmar a rappresentare un serio pericolo per il mercato del riso dell’UE. Mentre nella scorsa campagna di commercializzazione le importazioni a dazio zero da questo paese avevano interessato circa 4.600 tonnellate di riso lavorato, dal settembre 2013 al febbraio 2014 le importazioni hanno già riguardato 8.800 tonnellate di riso lavorato, di cui 3.760 tonnellate solo nel mese di febbraio 2014. La preoccupazione relativamente a questo paese nasce dal fatto che l’Associazione dell’Industria del Riso del Myanmar (MRIA) ha dichiarato che l’export di riso parboiled – potendo contare su una capacità di lavorazione superiore a 1000 tonnellate al giorno – arriverà a 300.000 tonnellate nella campagna commerciale 2014/2015 a fronte delle 30.000 tonnellate registrate nel 2013. Questa situazione, unitamente alle importazioni dalla Cambogia, rischia di compromettere in maniera drastica il mercato del riso prodotto nell’UE in cui l’Italia è leader per superficie e produzione. Nella mia interrogazione alla Commissione chiedo quindi di sapere quali azioni intende intraprendere e se, visto il trend di questi ultimi mesi, vi siano le condizioni per procedere all’adozione di misure di salvaguardia, previste dal regolamento (CE) n. 978/201”. (20.03.14)

 

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