ENTE RISI ALL’ASSALTO

Il direttore generale Magnaghi bacchetta Bruxelles sui Pma
Ente Risi

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L’Ente Risi torna a sottolineare il proprio ruolo politico nella difesa del riso italiano e lo fa attraverso il suo massimo dirigente tecnico, cioè il direttore generale Roberto Magnaghi (foto grande). Con un comunicato ufficiale, fa sapere di non essersi limitato a partecipare al Comitato dell’organizzazione comune dei mercati agricoli che si è tenuto il 26 maggio a Bruxelles, nell’ambito della delegazione italiana, guidata ovviamente dal Ministero delle politiche agricole, ma di avere anche «richiamato la Commissione europea a considerare le difficoltà del mercato risicolo comunitario, chiedendo la soluzione immediata del problema causato dalle importazioni di riso dai PMA. Nel corso della riunione il Direttore Generale dell’Ente Nazionale Risi, dott. Magnaghi, ha fatto rilevare alla Commissione – si legge – che la situazione di mercato attuale impone urgenti provvedimenti. Secondo Magnaghi, la Commissione non può affermare che alla fine della campagna in corso nell’Unione europea si verificheranno un nuovo record del volume di importazione, un nuovo record dell’import di riso lavorato in esenzione dai dazi, un record assoluto delle importazioni di risone a dazio zero ed un calo dell’export, senza specificare che la causa di tutto ciò è imputabile esclusivamente all’applicazione del regime speciale a favore dei PMA. Infatti, l’aumento delle importazioni è direttamente collegato all’incremento dei traffici verso l’Unione europea del prodotto proveniente dai PMA ed in particolare dalla Cambogia e dal Myanmar, mentre le importazioni di risone a dazio zero nascono dall’esigenza dell’industria risiera comunitaria di disporre del riso di tipo Indica, la cui disponibilità in Europa è stata compromessa dalla concorrenzialità del prodotto importato dalla Cambogia. Pertanto, fino a quando la Commissione non uscirà dall’immobilismo della mera osservazione del mercato, attivando azioni concrete per ristabilire la preferenza per il prodotto comunitario, sarà difficile per la filiera ritrovare un equilibrio». Un affondo che non lascia spazio alle interpretazioni e che conferma le notizie diffuse dal presidente Paolo Carrà nei giorni scorsi: «la Commissione, in risposta alle osservazioni di Magnaghi, ha formalmente annunciato che nel luglio 2016 effettuerà una nuova missione in Cambogia per esprimere il disappunto dell’Unione europea per il mancato rispetto degli impegni assunti dal governo cambogiano un anno fa, in particolare la promessa di stabilizzare i volumi. L’occasione sarà propizia per discutere dei fatti recentemente riportati dalla stampa, relativi alle importazioni di riso fragrant cambogiano miscelato con riso convenzionale ed ai sospetti di aggiramento della regola dell’origine. È positivo il fatto – conclude il testo diffuso alla stampa – che finalmente la Commissione inizi a rendersi conto dei gravi danni che le importazioni dai PMA stanno arrecando al mercato, senza vivere nell’illusione che la missione in Cambogia possa risolvere il problema che può essere superato esclusivamente con il ripristino dei dazi doganali, ipotizzabile unicamente attraverso l’attivazione della clausola di salvaguardia».

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