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ECCO COSA FARE CONTRO LA SICCITÀ

da | 21 Lug 2022 | Dossier, NEWS

contributo assicurativo

La primavera e l’estate del 2022 hanno evidenziato la necessità che la risicoltura italiana cambi, in relazione al clima. In presenza di una siccità prolungata, metodi e infrastrutture utilizzati nel distretto storico del riso non garantiscono più un buon raccolto. Ciò significa perdere un’eccellenza del made in Italy ma soprattutto un’attività antropica che garantisce la manutenzione del territorio su almeno tre province (Vercelli, Pavia, Novara), attraverso la cura dei canali e dei terreni.

Risoitaliano ha interpellato alcuni dei maggiori esperti di risicoltura e irrigazioni, garantendo a tutti l’anonimato, allo scopo di raccogliere, in assoluta libertà, le migliori idee per uscire da questa crisi irrigua. Quella che segue è la sintesi di ciò che propongono. La mettiamo a disposizione delle istituzioni, dei consorzi irrigui e dei sindacati agricoli come strumento di riflessione, discussione e decisione. Per ogni azione è indicato chi potrebbe svolgerla.

Poiché questo è un documento a disposizione di tutti gli operatori, chiunque voglia proporre degli emendamenti può farlo – indicando il paragrafo che vuole integrare o contestare – scrivendo a direzione@risoitaliano.eu. La redazione provvederà ad aggiornare il testo che sarà sempre disponibile nell’area Dossier.

LO SCENARIO DEL RISO ITALIANO

Nel 2021 il riso è stato coltivato su una superficie di circa 227.000 ha, prevalentemente localizzati nelle province di Pavia, Vercelli, Novara e Milano. La produzione è di 1.465.000 tonnellate alla raccolta, corrispondenti a 904 mila tonnellate di riso lavorato (riso bianco), destinate per il 38% al consumo nazionale, il 47% all’esportazione nei paesi UE e il 15 % nei paesi terzi. L’intera superficie risicola nazionale è attualmente organizzata in aree omogenee e gestita da circa 3.800 aziende, con una superficie media di poco più di 60 ha e caratterizzate da un forte orientamento verso la monocoltura (Ente Nazionale Risi, 2022).

FABBISOGNO DI ACQUA

A seconda della natura dei suoli, la coltivazione del riso necessita di 20 mila-40 mila m³ di acqua ad ettaro, comunemente disponibile nelle aree di coltivazione nelle normali condizioni climatiche. Se non impiegata per la coltivazione del riso e/o per colture alternative quali mais e soia, in questi areali l’acqua evaporerebbe e/o defluirebbe al mare, senza una adeguata utilizzazione alternativa. L’acqua è riciclata nelle risaie per almeno 3 volte, alimenta stazioni idroelettriche e innalza significativamente il livello delle falde nei territori a valle (Ferrero A., Girotto A., 2022. Il Riso).

METODI DI SEMINA IN SOMMERSIONE E ASCIUTTA

Attraverso la sommersione è possibile attivare il rimpinguamento delle falde ed il massimo delle colature in tutto il territorio. Azioni per le quali servono in media 40 giorni (dai primi di aprile e la metà di maggio): la sommersione le rende possibili. Non avviene lo stesso con la semina in asciutta, che si è sviluppata negli ultimi anni partendo dal Pavese e dal Milanese ed estendendosi in seguito a tutti gli areali. La tecnica di semina interrata a file (simile a quella del grano) prevede che solo quando il riso emette la terza foglia lo si sommerge continuamente fino alla fine del ciclo. Quindi si risparmia l’irrigazione nei mesi di aprile e maggio, quando la disponibilità dell’acqua è normalmente più elevata, vista la piovosità del periodo e la morbida dei fiumi per lo scioglimento delle nevi a bassa quota.

Nella prima metà giugno tutte le risaie seminate a file interrate, in contemporanea con la risommersione post diserbo delle risaie seminate in acqua e l’irrigazione dei campi di mais, iniziano a richiedere acqua così come i campi di mais e soia. Si determina così un fabbisogno superiore alle portate disponibili. Di recente sono state studiate la sommersione a turni alternati (risultati provvisori delle sperimentazioni: risparmio di immissione del 60%, riduzione della produzione di risone dell’8%, ma nessuna colatura e una riduzione significativa della percolazione in falda). Gli studi sono stati eseguiti anche sulla subirrigazione, su tre piccole camere di risaia (controllo insufficiente delle infestanti, grande risparmio idrico, nessuna colatura nè rimpinguamento delle falde) (Ferrero A, Milan M., Folgiatto S., De Palo F., Vidotto F., 2018; Subirrigazione e pacciamatura: possibili applicazioni su riso. L’informatore Agrario, 6, 46-49, 2018).

EFFETTI SULLE FALDE

In base alle evidenze scientifiche, la sommersione resta oggi il metodo più sostenibile perché causa il rimpinguamento delle falde sottostanti, le quali dall’inizio della sommersione si innalzano in tutto il territorio dalla profondità media di -3,5 a quella di -0,5 ÷ 0 metri rispetto al piano di campagna, con un accumulo stimato in 1,736 miliardi di m³. Ciò si ottiene solo sommergendo le risaie nel periodo di aprile e maggio, quando l’acqua che si scioglie dai nevai di bassa montagna è più abbondante.

Il metodo usato per la sommersione, perfezionatosi in sei secoli, ha sviluppato una tecnica di riutilizzo dell’acqua che viene fatta scorrere lentamente sui campi. Esperienze stagionali (aprile-agosto) eseguite su di una camera di un ettaro, forniscono i seguenti risultati: ingresso mc 33.500; percolazioni in falda mc 4.200 (12,5%); scarico recuperato (in loco denominato “colature”) mc 24.500 (73%); evapotraspirazione mc 4.800 (14,5%). Le percolazioni in falda in parte risorgono nei fontanili e vengono riutilizzate, in parte sono cedute lentamente al Po. Le colature sono addotte ai campi sottostanti e riutilizzate più volte prima di finire nel Po. In totale i consorzi irrigui derivano da fiumi e torrenti 230 mc/s e ne somministrano ai territori 600 mc/s.

LE AZIONI POSSIBILI

INCENTIVARE LA SOMMERSIONE NEL PSR

Per ottimizzare l’utilizzo dell’acqua irrigua, nelle condizioni attuali della canalizzazione, il PSR deve incentivare in alcuni territori la semina in sommersione, portando ad anticipare il più possibile la derivazione delle acque in primavera, quando si sciolgono le nevi, e a sommergere una percentuale consistente delle risaie site alle quote superiori, onde attivare le colature ed il rimpinguamento delle falde.

Solo nelle zone a quote basse, vicino al Po, laddove l’acqua per la sommersione è evidentemente insufficiente, è ragionevole applicare la semina interrata. Ove una revisione del PSR non risultasse possibile, si potrebbe intervenire sui criteri di riparto della spesa consortile, differenziando la contribuzione a carico dei terreni seminati in sommersione e, quindi, aumentando le aliquote a carico di quelli seminati in asciutta. Questo avverrebbe in ragione del maggior beneficio (minori costi produttivi) determinato dalla fornitura d’acqua necessaria per questa tecnica di semina; fornitura, peraltro, più gravosa per le organizzazioni consortili.  L’evoluzione si può governare anche attraverso la definizione di “zone storiche”, specificamente vocate alla risicoltura e alle quali sarebbe opportuno riservare l’aiuto accoppiato previsto dalla nuova Pac, fermo restando che l’Europa è deficitaria di riso e l’Italia non deve perdere la leadership produttiva che detiene. (Soggetti attuatori: consorzi, Regione e Ministero)

PRATICARE UNA SEMINA CORRETTA

In termini generali ricordiamo le caratteristiche delle due tecniche di semina e le indicazioni che dovrebbero essere seguite dagli operatori per ottenere un risparmio irriguo.

SEMINA IN ACQUA

  • semine entro maggio;
  • bagnatura o sommersione per l’esecuzione della falsa semina al massimo 1 volta prima della semina e comunque con il massimo anticipo possibile, in modo da intercettare il periodo in cui vi è maggior disponibilità di risorsa idrica;
  • utilizzo di varietà “tecnologiche” che consentano di non eseguire la falsa semina e di conseguenza permettano la semina in aprile;
  • dopo la semina eseguire al massimo 2 asciutte: 1 di radicamento ed 1 per l’esecuzione dei trattamenti fitosanitari;
  • mantenimento della risaia in sommersione continua dopo l’intervento di diserbo (15/20 giugno) e fino all’asciutta definitiva (15/20 agosto) favorendo così risparmio idrico, rimpinguamento falda e biodiversità;
  • disporre di sostanze attive residuali per il controllo delle infestanti disseminate dall’acqua di irrigazione (principalmente Pontederiacee ed Alismatacee.(Soggetto attuatore: agricoltori).

SEMINA IN ASCIUTTA

  • possibile al massimo sul 40/50% della superficie aziendale, consentendo minor superficie asciutta sui territori di monte (per favorire aumento falda e colature) a favore di quelli di valle
  • la semina dovrebbe comunque essere eseguita tassativamente entro la metà di maggio
  • sommersione della risaia entro le 2 foglie del riso (per evitare contemporaneità con risommersioni e/o bagnatura di altre coltivazioni  (Soggetto attuatore: agricoltori).

PROMUOVERE LA SEMINA ANTICIPATA

Per ottenere un uso efficiente della risorsa idrica occorre incentivare la semina anticipata, sia in acqua, sia in asciutta, legata alla tendenza all’aumento delle temperature medie ad inizio primavera. E’ in tal modo, generalmente possibile, nel primo caso disporre dell’acqua necessaria per la sommersione e nel secondo godere delle condizioni di umidità del terreno sufficienti per un buon insediamento della coltura. Così facendo si è in grado di permetterle di affrontare eventuali temporanee criticità idriche negli stadi di sviluppo successivi. (Soggetti attuatori: sindacati e Ente Risi).

FARE SACRIFICI EQUI

Nell’immediato, si deve rivedere la distribuzione della risorsa idrica tra tutti gli associati di consorzi, distretti e tenimenti irrigui, affinché l’applicazione delle riduzioni delle erogazioni in caso di crisi idrica risulti effettivamente omogenea. Occorre fare in modo che per ogni asta di canale l’acqua possa arrivare sino alle bocche terminali, senza che lungo la stessa asta si verifichino ingiuste sperequazioni. Per poter garantire l’aumento di falda e le colature, occorre introdurre un gradiente di erogazione tra monte e valle, anche all’interno dei singoli distretti o tenimenti isolati.

RIORGANIZZARE LA RETE CONSORTILE

Per garantire l’equità è necessario, a livello di ogni consorzio irriguo, investire in personale addetto alla sorveglianza che è insufficiente o è male organizzato. E’ necessaria anche la delimitazione nei singoli distretti/tenimenti isolati di aree di rischio che in ottica di programmazione, all’esito di inverni poco nevosi, non debbano essere coltivati a risaia valutando opportune tariffe/sgravi sui costi irrigui.

Bisogna favorire degli interventi di riorganizzazione interna dei distretti irrigui prevedendo un riordino fondiario che permetterebbe l’accorpamento di piccoli appezzamenti e la conseguente eliminazione/riduzione di fossi adacquatori e colatori. A ciò dovrebbe seguire un aggiornamento catastale che semplificherebbe enormemente le pratiche amministrative legate a Pac e Psr.

Si chiede anche di assicurare una proporzionalità tra la superficie distrettuale a riso/mais e la quantità di acqua domandata, sulla base della media delle domande degli ultimi 10 anni. (Soggetto attuatore: consorzi irrigui)

INTERVENTI ALLA RETE IRRIGUA E ALLE RISAIE

Guardando al funzionamento delle infrastrutture, per ottimizzare l’uso delle risorse irrigue attuali sono necessari: una adeguata manutenzione della rete irrigua, un corretto livellamento delle camere e un buon intasamento del terreno tramite la pesta (da reintrodurre nei terreni bibuli, ottenendo un risparmio idrico del 50%), dopo della sommersione.

Si segnala anche la necessità di stabilizzare le opere di presa in materiale sciolto (filatole) che un temporale, provocando un aumento improvviso della portata, può asportare, facendo perdere ogni beneficio della maggiore disponibilità idrica. Si segnala che non tutte le perdite di risorsa lungo la rete dei canali sono priorità. Infatti, le perdite per infiltrazione da un canale rappresentano un via per la ricarica della falda freatica a beneficio delle risorgive e dei fontanili più a valle. Ne consegue che è necessario solo individuare e circoscrivere tale tipologia di intervento ai casi particolari come tratti di canale a mezza costa o scavati in terreni particolarmente bibuli. (Soggetti attuatori: consorzi e assistenza tecnica di sindacati e Ente Risi)

INCENTIVARE LA SOMMERSIONE INVERNALE IN PSR

Per innalzare il livello delle falde e incrementare le risorgive, importanti in fase di semina, il PSR dovrebbe incentivare la semina in sommersione invernale. Secondo molti, questa soluzione secondo alcuni consentirebbe di contenere la diffusione delle avversità (riso crodo e nematode galligeno), oltre a limitare le emissioni dei gas ad effetto serra e ad aiutare la biodiversità. (Soggetto attuatore: Regione)

USARE VARIETÀ A RISPARMIO IDRICO

Occorre promuovere l’uso di varietà a ciclo breve. Queste richiedono un minore volume stagionale di acqua. Sarebbe utile l’autorizzazione per l’applicazione delle moderne tecnologie genetiche (TEA, Tecniche di Evoluzione Assistita) in grado di fornire, in tempi ragionevolmente brevi, nuove varietà più tolleranti agli stress abiotici (idrici), oltre che biotici. (Soggetti attuatori: sementieri, organi legislativi).

IRRIGAZIONE DEL MAIS

Poiché una delle colture che maggiormente domandano acqua d’estate è il mais, si dovrebbe incentivare in questo campo l’introduzione di metodi d’adacquamento moderni. Tra questi c’è aspersione con rotoloni o, dove possibile, microirrigazione con manichetta. Questi sistemi consentirebbero un elevato risparmio idrico. (Soggetto attuatore: agricoltori)

ROTAZIONI

In periodi di siccità, ferma restando la vocazione risicola di alcune aree del Paese, è saggio ricorrere alla rotazione. In tal senso si potrebbe esaminare l’ipotesi di una modifica dei vincoli dei PSR al mantenimento delle risaie per almeno un triennio, in quanto, in momenti di scarsità di acqua e di grano, l’aumento delle superfici a cereali autunno-vernini darebbe un contributo importante. (Soggetto attuatore: agricoltori)

NUOVI INVASI E MICROINVASI

Nel medio-lungo termine è opportuno realizzare invasi (anche mini-invasi) e bacini in grado di assicurare la disponibilità di acqua soprattutto nei periodi di minor frequenza delle precipitazioni e di aumento delle esigenze idriche. Urge aumentare l’elasticità del sistema irriguo attraverso la connessione di diverse fonti di approvvigionamento. Si ricorda che il solo Canale Cavour movimenta in 24 ore quasi 10 milioni di metri cubi d’acqua. Pertanto, un invaso non può essere visto come alternativo ai prelievi da fiume, ma come fonte complementare, soprattutto se abbinato all’uso energetico delle acque invasate, una volta soddisfatti i fabbisogni idropotabili del territorio.

Infine, poiché in alcune aree resterà comunque difficile effettuare la semina in sommersione, si rende necessario un adeguamento della rete irrigua principale e di quella minore. Obiettivo è addurre la risorsa idrica a tali aree alle nuove modalità di scorrimento rapido, in luogo del tradizionale modello di sommersione, lenta e costante. (Soggetto attuatore: consorzi irrigui)

COLLABORAZIONE CON I GESTORI IDROELETTRICI

Le Regioni debbono intraprendere un percorso di collaborazione con i gestori degli impianti idroelettrici affinché si superi l’annoso problema del rilascio condizionato dal “borsino dell’energia” in base alle ore notturne ed i giorni festivi. (Soggetto attuatore: Regioni)

Il video che presenta il documento: https://www.youtube.com/watch?v=HmGkpNyMcEk&t=185s

IL COMMENTO DELL’ASSESSORE LOMBARDO FABIO ROLFI: https://www.risoitaliano.eu/cambiamo-passo-contro-la-siccita/

IL COMMENTO DEL PRESIDENTE PIEMONTESE ALBERTO CIRIO: https://www.risoitaliano.eu/lavoreremo-sul-documento-di-risoitaliano/

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