CURTI SCIVOLA SUL CHICCO SPAGNOLO

Ritirate nove tonnellate di prodotto scambiato per italiano. Coldiretti chiede chiarezza

«Rammarico» e «attenzione altissima alle procedure». E’ questa la reazione di tutta la Curti riso dopo l’episodio – denunciato da Federconsumatori e rilanciato da Coldiretti – del riso spagnolo venduto come italiano. La notizia è apparsa oggi sui giornali locali: Curti ha distribuito nei vari punti vendita italiani numerose confezioni di riso «coltivato nella Pianura Padana», dove le «cascine del riso si incontrano» tra i «campi attraversati da un complesso sistema di canali che permette l’irrigazione delle colture»; definizioni che si accompagnavano alla rassicurazione che «il riso lavorato nel nostro stabilimento di Valle Lomellina, certificato ISO 14064 è il primo in Europa ad essere prodotto da un processo a bilancio Co2-Zero». «Peccato che quel riso non sia lavorato nell’azienda di Valle – commentava a tal proposito un giornale locale -, ma che, come riporta la confezione, venga coltivato e lavorato in Spagna, e solo confezionato in Italia», una incongruenza non è sfuggita a Federconsumatori Pavia che ha scritto una lettera alla direzione di “Curtiriso” e una segnalazione all’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Secondo il giornale, «l’azienda lomellina rischierebbe una multa pesante per la diffusione di pubblicità ingannevole e il ritiro della merce dagli scaffali». Non avverrà, perché, come ci dichiara l’amministratore delegato Mario Francese, «è scattato immediatamente il recall della merce dagli scaffali». Una reazione immediata ma che non sembra bastare a Coldiretti Pavia, che ha emesso immediatamente un comunicato per denunciare la «vicenda preoccupante, che va approfondita in tutti i suoi aspetti e che deve essere chiarita a fondo» come dichiara Stefano Greppi, Presidente di Coldiretti Pavia. L’organizzazione agricola coglie l’occasione per rilanciare uno dei suoi cavalli di battaglia, su cui recentemente sembrava essere stato raggiunto un accordo con gli industriali: «Proprio per evitare questi problemi dobbiamo ribadire ancora una volta quanto sia importante mantenere l’etichettatura d’origine obbligatoria anche sul riso, a garanzia della tracciabilità e della qualità del prodotto italiano – dice il Presidente di Coldiretti Pavia – Abbiamo appena raccolto oltre un milione di firme in Europa per chiedere di garantire la trasparenza in tutta la catena alimentare e per migliorare la coerenza delle etichette, inserendo informazioni comuni nell’intera UE: i consumatori vogliono sapere da dove vengono il riso e tutto gli alimenti che acquistano». Francese non affronta l’argomento, per ora, ma esprime tutto il «rammarico» suo, del Cda e dei dipendenti Curti per quanto avvenuto, spiegandolo così: «è stato un errore umano e stiamo già lavorando per alzare ancora di più il livello di attenzione già altissimo in azienda. Purtroppo, è stato confuso il deposito del riso italiano con quello spagnolo in una fase particolare per la Curti. Proprio in queste settimane, infatti, sta compiendosi l’integrazione tra i sistemi di lavorazione di Curti e di Gariboldi», l’industria recentemente acquisita dal gruppo. Sono state ritirate in totale 9 tonnellate di riso lavorato.

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