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CONCIMI ALLA PROVA

da | 28 Gen 2020 | Tecnica

Agli incontri tecnici dell’Ente Risi si svelano anche le virtù (e i difetti) dei concimi. Nel Pavese, è stato questo l’argomento affrontato da Bruna Marcato, del servizio di assistenza tecnica dell’Ente, la quale ha parlato delle prove SAT del 2019 soffermandosi sui fertilizzanti “speciali” contenenti inibitori o agenti di rivestimento che possano migliorarne l’efficienza e diminuire l’impatto ambientale. Sono state condotte, inoltre, delle prove con due diversi fertilizzanti semplici azotati, per la valutazione principale, del loro effetto sulla concentrazione di contaminanti inorganici nella granella. (Scarica la Relazione completa dell’Ente Risi)

Concimi con inibitori

Le prove in cui sono stati utilizzati concimi con inibitori hanno mostrato una produzione leggermente maggiore, senza altre rilevanti differenze. Anche laddove è stata effettuata una concimazione localizzata nelle semine interrate usando un fertilizzante microgranulato contente il 20% di anidride fosforica ed il 36% di ossido di silicio il dato non è stato eclatante, posto che si parla di risultato «leggermente superiore pari a 0,4 t/ha». Si potrebbe però ipotizzare – ha detto Marcato – che la maggiore disponibilità di silicio possa avere aumentato le difese della pianta in condizioni di stress idrico: infatti la traspirazione nelle foglie avviene principalmente attraverso gli stomi e parzialmente attraverso la cuticola. Il silicio si deposita sotto la cuticola formando uno strato protettivo e rallenta la traspirazione fino al 30%, soprattutto in piante come il riso che hanno una cuticola sottile. Quanto ai concimi a cessione controllata, nei quali l’azoto è avvolto da una membrana polimerica semipermeabile (lo spessore ed i diversi componenti della membrana regolano il tempo di rilascio, che è influenzato dalle temperature) le produzioni risultano maggiori ma l’investimento colturale finale non presenta una differenza statisticamente significativa.

Urea contro solvato ammonico

Parlando di concimazione di copertura, l’urea resta il concime azotato più utilizzato e le ragioni possono essere individuate nell’alto titolo e nel minor prezzo dell’unità azotata, rispetto agli altri fertilizzanti. Il solfato ammonico, ormai quasi abbandonato per la nutrizione del riso, presenta, se confrontato con l’urea, minori perdite di azoto per effetto della volatilizzazione dell’ammoniaca in atmosfera, fenomeno particolarmente importante per le applicazioni in copertura. Più di recente, una sperimentazione condotta al Centro Ricerche in collaborazione con l’Università di Bayreuth ha dimostrato l’efficacia della distribuzione del solfato per la riduzione del contenuto di arsenico inorganico in granella. Il solfato, inoltre, potrebbe legarsi, una volta trasformato in solfuro nel suolo sommerso, al cadmio, contribuendo anche alla mitigazione dei contenuti di tale contaminante nel riso. Le prove dimostrative pianificate sul territorio lombardo hanno perseguito l’obiettivo di verificare gli effetti sopra descritti in varie condizioni pedulcorali. In Lomellina è stata condotta una prova a Tromello (PV): il terreno che caratterizza questa prova risulta essere sabbioso franco, con una buona dotazione di sostanza organica e un rapporto carbonio azoto molto equilibrato. La concimazione di presemina, con cloruro potassico, è comune per entrambe le tesi ed i successivi interventi in copertura hanno apportato le stesse unità di azoto. I dati produttivi ottenuti da questa prova indicano che la produzione ottenuta dalle parcelle concimate con solfato ammonico è nettamente maggiore rispetto all’altra tesi: più di 1 tonnellata per ettaro di granella. Differenza che viene riconosciuta come significativa dall’analisi statistica. Anche il valore medio di resa alla lavorazione in grani interi risulta maggiore per la tesi solfato ammonico, ma in questo caso l’analisi statistica, a causa dell’elevata variabilità, non restituisce il dato come significativo. Rese alla lavorazione globali e percentuali di granelli danneggiati delle due tesi si attestano su valori sovrapponibili. I cicli vegetativi, sia tra semina e fioritura sia tra semina e maturazione, sono risultati identici per tutte le parcelle. Il numero di culmi per metro quadrato finali è leggermente maggiore per la tesi solfato ammonico, ma la differenza è piuttosto limitata e non statisticamente significativa. Il brusone si presenta, per entrambe le tesi, solamente a livello di tracce. Autore: Martina Fasani

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