BECCATE STA RIFORMA!

L’assessore regionale Paolo Bongioanni ha annunciato che è stato incardinato in III Commissione consiliare Agricoltura il disegno di legge di riforma della govenance irrigua in Piemonte e lo ha descritto come «uno strumento già invocato da tempo e la cui accelerazione ci è stata caldeggiata dall’Anbi nazionale e dalle associazioni di categoria agricole ai diversi livelli per intervenire su una situazione ormai obsoleta e in cui il problema dell’acqua è diventato cardine».

Secondo l’assessore (nella foto) sarà la risposta del Piemonte alla crisi idrica. «La strutturazione attuale dei consorzi irrigui in Piemonte è eccessivamente frammentaria, e la loro natura giuridica non ci consente di intercettare risorse ingenti che consentirebbero alla nostra regione di portarsi ai livelli di Veneto e Lombardia. Per questo il varo di questo Ddl è un grande traguardo» aggiunge, sottolineando che ci sarà un regolamento attuativo e il Piano regionale per gli invasi. Il contenuto del ddl è stato rivelato da Risoitaliano.eu e adesso la Regione spiega che sarà «individuato un massimo di 13 ambiti irrigui regionali, omogenei dal punto di vista idrografico e territoriale.

II modello giuridico dei nuovi soggetti gestionali apre la porta a un doppio binario: o il Consorzio di bonifica, ente pubblico economico che dà la possibilità di accedere a significative risorse altrimenti precluse; oppure il Consorzio di miglioramento fondiario, di natura privatistica, qualora il Consorzio non venga costituito entro due anni. La legge individua infine un terzo soggetto unico per la gestione delle infrastrutture irrigue di proprietà demaniale o regionale». (Segue dopo la foto)

Falsa partenza

Tutto fatto? No. Perchè il punto di partenza non sarebbe affatto quello che Bongioanni afferma: non ci risulta affatto che Anbi e i sindacati agricoli siano d’accordo sull’impostazione della riforma che li riguarda e che quindi sarebbe il frutto di una congettura degli uffici regionali e verrebbe calata dall’alto, sconquassando il settore agricolo e le sue arterie irrigue. Ma poichè nessun sindacato alzerà mai la voce contro l’assessorato che dispensa la Pac e gli altri sussidi, ci assumiamo noi la responsabilità di mettere in luce alcune perplessità tecniche sulla riforma Bongioanni che imporrebbe nuove responsabilità e maggiori costi alle nostre aziende agricole.

La sindrome del Marchese

Una riforma di questa portata, infatti, destinata a modificare profondamente l’organizzazione della bonifica, dell’irrigazione e della gestione del territorio piemontese, non può essere costruita attraverso imposizioni o rinviando le questioni essenziali a successivi provvedimenti attuativi non ancora conosciuti. Il mondo agricolo non può essere chiamato ad assumere nuove responsabilità e nuovi costi senza conoscere preventivamente il quadro complessivo della riforma, le risorse disponibili, le modalità di finanziamento, gli assetti territoriali e le responsabilità dei diversi soggetti coinvolti.

Prima di incardinare e discutere alcunché, sarebbe saggio aprire una fase di confronto reale e preventivo con ANBI Piemonte, con le Organizzazioni professionali agricole, con gli enti irrigui storici e con tutti i soggetti territorialmente interessati. L’assessore Bongioanni avrà pure la sua cultura politica, ma Alberto Cirio, alla cui poltrona evidentemente l’assessore ambisce, è su quello scranno perché ha sempre mediato con tutti gli stakeholder, senza ricorrere mai all’atteggiamento del Marchese del Grillo («Noi semo noi e voi nun sete un cazzo» come diceva Alberto Sordi nell’impersonare il Marchese nella Roma papalina).

Ecco perché consigliamo all’assessore di riaprire il confronto serio e temporalmente necessario sul disegno di legge n. 161 e sui relativi provvedimenti attuativi non limitandosi a semplici audizioni consigliari. Ma vediamo perché questa riforma non va, commentando alcuni dei passaggi salienti dell’articolato.

Classificazione generalizzata del territorio di bonifica

La classificazione dell’intero territorio regionale come territorio di bonifica potrebbe determinare, in prospettiva, l’introduzione di nuovi oneri contributivi a carico degli agricoltori, con conseguenze che dovranno essere attentamente valutate anche rispetto ai futuri contribuenti urbani.

Risorse finanziarie insufficienti rispetto agli obiettivi della riforma

Le risorse finanziarie allocate dal disegno di legge appaiono del tutto insufficienti rispetto agli obiettivi che la norma intende perseguire, soprattutto considerando la classificazione dell’intero territorio regionale come territorio di bonifica e le nuove responsabilità pianificatorie attribuite ai soggetti operanti nei diversi ambiti.

Nel caso dei Consorzi di miglioramento fondiario, tali maggiori costi finirebbero inevitabilmente per gravare sugli agricoltori associati.

Nel caso dei Consorzi di bonifica, invece, i futuri provvedimenti attuativi – ad oggi non conosciuti – potrebbero determinare ulteriori oneri a carico del mondo agricolo.

Manutenzione straordinaria del patrimonio demaniale

Non e’ condivisibile l’ipotesi di affidare la manutenzione stroardiaria del patrimonio demaniale regionale agli enti irrigui gestori dello stesso. È necessario distinguere chiaramente le responsabilità gestionali ordinarie dagli interventi straordinari riguardanti beni appartenenti al demanio regionale.

Il comparto agricolo non può farsi carico delle spese straordinarie di beni appartenenti al demanio regionale. 

Esclusione degli enti irrigui storici

La previsione secondo cui i futuri ambiti irrigui dovrebbero essere gestiti esclusivamente da Consorzi di bonifica o Consorzi di miglioramento fondiario rischia di escludere, di fatto, gli altri enti irrigui storici che caratterizzano importanti aree agricole del Piemonte. Si tratta di realtà che hanno maturato nel corso dei decenni – e in alcuni casi dei secoli – competenze, strutture e modelli organizzativi specifici, che non possono essere ignorati nell’ambito di una riforma complessiva del sistema irriguo regionale.

Mancata concertazione sulla definizione dei 13 ambiti irrigui

Non risultano sufficientemente chiariti i criteri attraverso i quali dovrebbero essere individuati i 13 ambiti irrigui previsti dalla riforma. Occorre conoscere con precisione quali siano questi ambiti, quali territori comprendano, quali soggetti vi debbano confluire e secondo quali modalità debbano avvenire le eventuali aggregazioni.

Una riorganizzazione di questa portata non può essere realizzata senza un preventivo e approfondito confronto con i soggetti territorialmente interessati.

Mancata conoscenza dei provvedimenti attuativi

Né ANBI nazionale e regionale né, per quanto risulta, le Organizzazioni professionali agricole ai diversi livelli hanno potuto conoscere preventivamente le linee guida relative agli ulteriori provvedimenti attuativi necessari per completare il quadro giuridico della riforma. Permangono pertanto numerosi elementi di incertezza che potrebbero incidere pesantemente sull’operatività dei Consorzi.

Una riforma strutturale del sistema irriguo e della bonifica regionale non può essere valutata esclusivamente sulla base della legge quadro senza conoscere preventivamente almeno gli indirizzi fondamentali dei successivi provvedimenti applicativi.

Il problema della fase transitoria e della difesa del suolo

Un ulteriore elemento di forte preoccupazione riguarda i tempi necessari affinché i nuovi Consorzi di bonifica possano diventare pienamente operativi.

Prima che diventino operativi i Consorzi di bonifica, i soli che hanno la potestà pianificatoria per emanare i  rmanare i ruoli necessari alla difesa del suolo, passeranno almeno 5-10 anni.

Occorre pertanto chiarire chi, durante questo periodo, dovrà sostenere economicamente le attività necessarie alla difesa del suolo e alla sicurezza degli ambiti urbani e agricoli.

Il rischio concreto è che, in assenza di adeguate risorse pubbliche, tali attività continuino a gravare sulle imprese agricole associate al sistema consortile.

Riconoscimento del ruolo di ANBI Piemonte

È infine necessario individuare espressamente ANBI Piemonte quale interlocutore regionale del sistema della bonifica e dell’irrigazione, prevedendo la possibilità per la Regione di affidarle attività di coordinamento, approfondimento tecnico, studi, progetti e specifiche incombenze connesse all’attuazione della riforma.

A tali funzioni dovrà poter corrispondere anche l’assegnazione di risorse finanziarie mirate, laddove necessarie allo svolgimento delle attività affidate.

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