FALDA IN DIFFICOLTA’

falda

La stagione irrigua 2026 evidenzia una situazione di particolare criticità per la falda freatica dell’areale risicolo, con livelli di accumulo ai minimi storici.

Il 19 agosto fa osservare un deficit prossimo a 140 milioni di m³, pari a quasi il 20% dell’accumulo annuale stimato.

Tale riduzione, equivalente a circa 60 cm di capacità del Lago Maggiore, rappresenta un elemento di forte preoccupazione per l’equilibrio idraulico della Pianura Padana.

Le analisi condotte a Sartirana Lomellina mostrano una stretta correlazione tra la diminuzione della falda, la scarsità della risorsa irrigua e l’introduzione dell’irrigazione turnata.

A ciò si aggiunge il crescente ricorso ai pozzi di soccorso, che contribuisce ad amplificare il deficit della risorsa sotterranea.

Tra la terza decade di giugno e la seconda di agosto è stato stimato un deficit medio di accumulo in falda freatica di circa 50 m³/s, con punte prossime a 160 m³/s.

STRESS PARAGONABILE AL 2022

I dati satellitari sull’indice di siccità confermano inoltre una condizione di forte stress nella Pianura Padana occidentale, paragonabile a quella registrata nel 2022. La compromissione della falda potrebbe produrre effetti sistemici sulla stabilità delle portate del Po e favorire un’ulteriore risalita del cuneo salino.

Il quadro delineato rende pertanto necessaria una revisione strutturale dei criteri di gestione e distribuzione della risorsa irrigua.

Particolare attenzione deve essere riservata allo sfasamento temporale della disponibilità idrica tra le aree risicole settentrionali e quelle terminali della Lomellina e del Pavese. In tale contesto, diventa prioritario avviare il recupero della falda immediatamente dopo la raccolta del riso, riducendo il deficit di partenza della stagione 2027.

MISURE CONSIGLIATE

Tra le misure proposte figurano il trattenimento delle acque meteoriche, la diffusione della sommersione invernale e il prolungamento dell’attività della rete irrigua.

La sommersione invernale, in particolare, dovrebbe garantire per almeno 60-70 giorni portate dell’ordine di 80 m³/s, favorendo la percolazione e la ricarica della falda.

L’accelerazione del cambiamento climatico rende insufficienti approcci emergenziali e richiede una strategia coordinata tra istituzioni, consorzi, imprese e mondo scientifico.

La stagione irrigua 2027 deve pertanto essere pianificata fin da ora, attraverso interventi urgenti e condivisi finalizzati alla ricostituzione della falda e alla resilienza dell’intero sistema irriguo.

APPROFONDIMENTO STAGIONE IRRIGUA 2026

Terminata la stagione irrigua estiva 2026, in attesa di valutare in modo dettagliato e puntuale i danni alle coltivazioni causate dalle 5 ondate di calore e dalla scarsità di risorsa irrigua, si riprende la fase di approfondimenti intorno al mondo irriguo.

Questa prima fase approfondisce la tematica della falda freatica e del suo andamento nella stagione irrigua estiva appena terminata.

Le precedenti analisi individuavano già criticità e anomalie che, purtroppo, sono totalmente confermate dai primi dati elaborati.

Sono in corso ulteriori acquisizioni di informazioni in collaborazione con le Università attive sul tema.

Ciò che emerge è una situazione quanto mai preoccupante.

RECORD STORICO PER LA FALDA

Il 2026 segna un minimo assoluto nell’accumulo di falda. Il momento più critico è stato il 19 agosto scorso quando nel sistema complesso della falda freatica del terrazzo risicolo mancavano quasi 140 milioni di m3 di acqua su circa 800 milioni di m3 di accumulo annuale. Una differenza negativa di quasi il 20 %. 

Si tenga conto che il Lago Maggiore ha una capacità di regolazione, grazie al recente provvedimento dell’Autorità di Bacino, di circa 400 milioni di m3 gestiti con una escursione da +140 a -30 cm sullo zero idrometrico di Sesto Calende. 

L’attuale deficit della falda freatica equivale a circa 60 cm di lago Maggiore in meno. Un dato enorme: si è lottato per avere 10 cm di capacità di invaso in più e intanto perdiamo 60 cm di volume equivalente in falda freatica in ambito risicolo.

La falda freatica ha un comportamento dinamico: una riduzione o una pulsazione degli afflussi superficiali e l’inevitabile aumento dei prelievi mediante pozzi di soccorso sono in grado di comprometterne la funzionalità in pochi anni. E la compromissione della funzionalità della falda freatica in ambito risicolo avrebbe inevitabili impatti su tutto il sistema idraulico della pianura padana andando a sottrarre portate stabili al Po che assumerebbe, ancor di più, un andamento torrentizio favorendo una risalita enorme del cuneo salino.

A questo punto le strade percorribili sono due: l’affidamento mistico confidando in un inverno eccezionalmente piovoso (almeno come nel 2024 quando la falda recuperò, a fronte di 70 giorni di pioggia, circa 55 cm), oppure un approccio scientifico con una alleanza urgente tra Istituzioni, Consorzi e Imprese.

FATTORI CONDIZIONANTI LA FALDA

L’andamento della falda freatica particolarmente negativo è ascrivibile ad una pluralità di fattori:

Il primo elemento è la scarsità d’acqua in circolazione enfatizzata dalla turnazione nei canali irrigui. Se questa scelta di gestione idrometrica ha permesso di limitare i danni ai raccolti (danni che si stanno manifestando con diffusi cali di produzione spesso superiori al 40 %), ha però impattato in modo importante sull’andamento della falda. Il seguente grafico evidenzia come, sull’asta del Roggione di Sartirana, in occasione dell’interruzione programmata dell’attività irrigua, la falda freatica non solo interrompeva la fase di aumento tipica del periodo, ma invertiva l’andamento calando in modo significativo.

Il seguente grafico evidenzia l’andamento della falda a Sartirana Lomellina dal 15 giugno al 15 settembre del 2026 confrontando la misura con il dato medio 2021/2025 e con i massimi del 2021.

La lettura del grafico evidenzia come si sia partiti con un dato di falda particolarmente favorevole, che ha iniziato a compromettersi nella seconda decade di giugno, in corrispondenza con l’avvio dell’irrigazione turnata sul Roggione di Sartirana.

IRRIGAZIONE TURNATA E FALDA

L’applicazione dell’irrigazione turnata, al netto dei possibili benefici nella fase vegetativa dei raccolti, evidenzia una quasi certa criticità sul comportamento della falda freatica. L’analisi del grafico evidenzia l’interruzione della risalita della falda proprio in occasione dell’irrigazione turnata. Questo trend si mantiene fino alla terza decade di agosto quando la maggior disponibilità irrigua consente di interrompere l’irrigazione turnata.

Emerge in modo diretto che la falda calava durante le fasi di interruzione dell’irrigazione per poi riprendere in modo tenue nei giorni in cui il Roggione veniva riattivato.

Si tratta di un dato sitospecifico che è in fase di confronto con altri dati disponibili nell’areale lomellino. Ma la causa/effetto appare di assoluta evidenza.

Nei fatti l’andamento della falda è passato, in appena un mese, dal trend migliore del quinquennio a quello peggiore. E le cause possono essere individuate nell’applicazione dell’irrigazione turnata dovuta alla scarsità di risorsa irrigua e nell’inevitabile ricorso all’utilizzo della rete di pozzi di soccorso realizzata dopo la siccità del 2022.

ANALISI VOLUMETRICA

Oltre ad un’analisi di livello si è ipotizzata una prima analisi volumetrica.

Andando ad utilizzare, a titolo esemplificativo ed indicativo, la modellazione predisposta da Confagricoltura Pavia sul comportamento della falda freatica, emerge che dalla terza decade di giugno alla seconda decade di agosto la falda ha avuto un calo in volume quasi continuo.

Ragionando in portate in m3/s  si ha un deficit medio nel periodo sopra indicato di circa 50 m3/s che con un picco a fine giugno di quasi 160 m3/s.

Il dato è basato sulle letture piezometriche effettuate a Sartirana Lomellina ma è evidente come la scarsità di disponibilità irrigua estiva ha un impatto diretto sull’andamento di falda, impatto di molto amplificato dall’attività turnata. A tal fine si confronta il dato con l’andamento della falda del 2022 nel successivo grafico.

Rispetto al 2022, dove i dati erano comunque negativi, assumendo i dati di Sartirana Lomellina, emerge palese il calo di afflusso in coincidenza con l’effettuazione dei turni. Si conferma che tale dato è anche enfatizzato dall’utilizzo dei pozzi di soccorso.

Appare evidente che le tecniche emergenziali adottate necessitano di correttivi stagionali per limitarne gli impatti sistemici che, altrimenti, hanno ripercussioni sulle annate successive.

La situazione emergenziale del 2026 emerge anche dall’analisi dei dati satellitari sull’indice di siccità forniti dal sistema Copernicus.

Si riporta la situazione relativa alla seconda metà di agosto.

STRESS IN PIANURA PADANA

La lettura della mappa satellitare evidenzia uno stato di forte stress sulla pianura padana occidentale. L’areale Lomellino appare in stress pesante al pari del novarese. Nel vercellese l’indicatore di siccità risulta meno critico.

La situazione del 2026 è del tutto paragonabile al 2022, come emerge dalla seguente immagine.

L’andamento 2022/26 evidenzia la necessità di una revisione strutturale delle modalità e dei criteri di distribuzione della risorsa. A tal fine, nei prossimi approfondimenti, si porteranno degli elementi tecnici per innescare un ragionamento sulle corrette riorganizzazioni operative.

SFASAMENTO TEMPORALE TRA TERRITORI IRRIGUI

Di sicuro non si può ignorare lo sfasamento temporale della disponibilità irrigua che si  ha tra le aree risicole ai piedi delle Prealpi e la bassa lomellina o il basso pavese. Affinché questi areali beneficino delle colature e della riattivazione estiva di falda occorrono dai 60 ai 70 giorni e questo impone flessibilità nella pianificazione pena l’introduzione di ulteriori discriminazioni territoriali a sfavore delle porzioni terminali del sistema irriguo.

Terminata l’anamnesi occorre provare ad individuare una terapia, almeno d’urgenza in attesa di un’attività strutturata di creazione di capacità di invaso, ma per costruire dighe occorrono decenni, un tempo incompatibile per tutti.

La prossima stagione irrigatoria estiva la si costruisce da subito.

Sicuramente la complessità e gli impegni pluriennali delle misure su fossetti, argini e sommersione invernali non sono più compatibili con l’attuale accelerazione del cambiamento climatico che ha introdotto elementi di instabilità e di caos senza precedenti.

Prioritario diventa caricare la falda non appena terminato il raccolto del riso così da limitare il deficit di partenza della prossima stagione irrigatoria estiva.

Questa emergenza è amplificata dai riempimenti di serbatoi idroelettrici e del lago Maggiore che sono ai minimi assoluti. L’unica positività di questa situazione è che è massima la capacità di laminazione in caso di eventi alluvionali quanto mai probabili e dalla magnitudo potenzialmente fuori scala.

Non si deve poi dimenticare la sempre più assoluta compromissione della capacità di fusione dei ghiacciai che ha trasformato il regime idrologico dei fiumi alpini.

LA GESTIONE DELLA FALDA DETERMINANTE PER LE PROSSIME CRISI

L’unica capacità di gestione oggi disponibile è nel governo della falda freatica per recuperare il deficit che questa difficile stagione irrigua ha generato.

Per ottenere questo risultato occorre favorire in ogni modo la filtrazione. Di seguito si ipotizzano alcune azioni possibili:

  • Trattenimento delle acque piovana nelle camere mediante la posa di soglini per circa 5/10 cm sui bocchelli di scarico. Questa operazione favorirebbe la percolazione delle acque di pioggia, limitando, per altro, lo scorrimento superficiale e l’afflusso nei sistemi fluviali. Questa dinamica diventerebbe particolarmente virtuosa in caso di eventi alluvionali andando a laminare le portate fluviali provenienti dall’area pianeggiante, aprendo la riflessione su un nuovo servizio ecosistemico ampio.
  • Diffusa attività di sommersione invernale sull’intero areale risicolo sia Lombardo che Piemontese anche mediante azioni straordinarie sia da parte dei Consorzi che dei soggetti pianificato, si tratta di andare a distribuire per almeno 60/70 giorni almeno 80 m3/s così da recuperare il deficit estivo. Questa opzione necessiterebbe di azioni straordinarie di incentivazione, anche in logica di prevenzione del danno futuro. Appare evidente che una simile attività entrerebbe in potenziale contrasto con le centrali idroelettriche poste sugli imbocchi dei canali in quanto le portate invernali che si immaginava di turbinaer oggi hanno una necessità che, nella priorità degli usi dell’acqua, è prevalente rispetto all’uso energetico. Si auspica che i progetti in fase autorizzativa vengano rivisti sulla scorta degli attuali drammatici scenari meteoclimatici.
  • Mantenimento in attività della rete irrigua per quanto più tempo possibile così da favorire anche l’attività di percolazione nell’ambito dei canali.

Il 2027 lo si costruisce ora in modo coordinato e condiviso. Occorre sano pragmatismo e tanto coordinamento consapevoli della particolarità della stagione irrigua 2026 e degli strascichi di cui solo ora si comincia ad avere contezza.

Le decisioni sono urgenti e non differibili ed eventuali attuali ritardi rischiano di impattare sul 2027. La scala di allarme non viene redatta ma resta al livello massimo. Autore: Alberto Lasagna, Confagricoltura Pavia.

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