L’associazione Italiana delle Industrie Risiere, AIRI, raggruppa la quasi totalità delle industrie di trasformazione del riso della nazione. Recentemente l’organizzazione di Mario Francese (nella foto) ha pubblicato su Linkedin una propria informativa per comunicare quanto, ogni anno, le riserie italiane trasformano e vendono riso. Dai dati si evince quanto l’industria di trasformazione del riso sia centrale nell’approvvigionare i consumatori europei del prelibato alimento.
RISO ITALIANO COPRE PIU DI UN TERZO DEL RISO EUROPEO
Come si legge nella comunicazione:«Ogni anno, l’industria italiana del riso colloca sul mercato oltre 1 milione di tonnellate di prodotto lavorato. Una quantità che copre l’intero fabbisogno nazionale e più di un terzo dei consumi europei. Numeri che fanno dell’Italia un attore leader nel mercato UE». (Ma tu sai difendere il tuo riso?)
I dati sono indiscutibilmente rilevanti e la fonte è senz’altro autorevole, quindi non si può che essere contenti di quanto i nostri trasformatori siano competenti nel loro lavoro. Un po’ meno per il fatto che tanta leadership porti ricchezza solo nelle casse dell’industria, perché una parte importante della produzione italiana di risone non ne viene valorizzata, ricorrendo massicciamente alle importazioni.

VENDITE INDUSTRIA COMPLETATE DA IMPORT
Analizzando i dati forniti dall’Ente Nazionale Risi e reperibili sul loro sito ci sembra naturale, infatt, fare alcune considerazioni. Nel bilancio consuntivo dell’annata 2024-2025, ultimo disponibile, fornito dall’Ente al Ministero si possono leggere i dati definitivi dell’annata in questione. Da questi numeri emerge che la produzione nazionale di riso è stata nel 2024-25 di 809.018 tonnellate equivalenti lavorate, mentre ben 242. 993 tonnellate equivalenti sono state importate in Italia, in parte da altri paesi europei e in parte da paesi extraeuropei. Quindi le vendite dell’industria di trasformazione sono state completate grazie alla produzione nazionale sommata a quella importata.
L’INVENDUTO
Nello stesso bilancio si può notare che 244.424 tonnellate equivalenti di riso erano invendute alle fine dell’anno, poco meno della quota di riso straniero: quindi queste importazioni sono così necessarie o si tratta semplicemente di varietà di riso da noi non prodotte? Come già ricordato in un nostro precedente articolo noi non produciamo risi “aromatici” che invece in Europa hanno un ampio consumo. Questo può valere anche per altre tipologie di riso.
COSA SFUGGE AL CONTEGGIO?
E’ importante inoltre precisare che tutti i principali trasformatori italiani fanno parte di gruppi internazionali e quindi oltre alla quota di riso importato in Italia e di cui l’Ente Risi rendiconta esiste anche la quota di risone lavorato dalle riserie appartenenti agli stessi gruppi ma con sede all’estero che sfuggono ai conteggi dell’Ente.
Non rimane quindi che congratularci con l’industria di trasformazione per la sua capacità di vendita del prodotto italiano le cui caratteristiche qualitative sembrano decretare un evidente successo.

RISO COLTIVATO E LAVORATO IN ITALIA
Rimane la speranza di vedere la quota di riso venduto dalle nostre riserie ed effettivamente coltivato in Italia crescere sempre di più a scapito di quello di importazione, magari introducendo varietà con granello più richiesto dai consumatori europei. Autore: Franco Sciorati
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