Relazioni di notevole livello scientifico, organizzazione affidata a prestigiose istituzioni accademiche, e pubblico delle grandi occasioni per il Convegno sulle “Nuove frontiere biotecnologiche per il futuro dell’agricoltura” svoltosi il 21 novembre presso l’IIS “Bonfantini” di Novara. Organizzato in collaborazione tra la Società Agraria di Lombardia, l’Accademia di Agricoltura di Torino, e la sezione Nord-Ovest dell’Accademia dei Georgofili, il Convegno si inquadra nella serie di iniziative promosse dall’UNASA (Unione Nazionale delle Accademie di Scienze applicate all’Agricoltura, all’Alimentazione ed all’Ambiente) per diffondere corrette informazioni su uno dei temi più delicati dell’innovazione in agricoltura.
Dopo i saluti di Elena Carotti in rappresentanza della Dirigente dell’Istituto “Bonfantini”, sono intervenuti Enrico Gennaro (Accademia di Agricoltura di Torino), Flavio Barozzi (Società Agraria di Lombardia) e Pietro Piccarolo (UNASA), che hanno illustrato le ragioni di un “taglio” rivolto non solo agli addetti ai lavori più esperti, ma anche e soprattutto ai giovani che si affacciano alle professioni tecniche applicate all’agricoltura.
FRISIO: L’INNOVAZIONE PER LA CRESCITA E LA SICUREZZA ALIMENTARE
Il Presidente della sezione Nord-Ovest dell’Accademia dei Georgofili Dario Frisio, economista agrario presso l’Università degli Studi di Milano, ha sottolineato come gli spazi di crescita per l’agricoltura non possono passare attraverso un aumento delle superfici coltivate e ancor meno attraverso una “estensivizzazione” della produzione. Se vogliamo soddisfare le esigenze alimentari ed energetiche di una popolazione in crescita dobbiamo puntare sull’innovazione, soprattutto nel campo del miglioramento genetico. Qui la situazione europea, ed italiana in particolare, appare davvero preoccupante, a causa dei ritardi accumulati per pregiudizi ideologici avversi.
POZZI: LE NUOVE BIOTECNOLOGIE
Carlo Pozzi, docente presso il DISAA dell’Università degli Studi di Milano, ha illustrato le tappe del miglioramento genetico in agricoltura: una evoluzione molto lenta ed incerta fino alle scoperte di Mendel, oggi resa molto più veloce, precisa ed efficiente grazie alle moderne biotecnologie. Dopo avere chiarito le differenze tra transgenesi, cisgenesi ed intragenesi, Pozzi ha evidenziato come il genome editing possa consentire azioni di miglioramento mirate, che non alterano i caratteri “non target “ dell’organismo che si intende migliorare. Le potenzialità del genome editing si possono applicare non solo alla protezione fitopatologica delle colture, ma anche agli stress abiotici (siccità, temperature estreme, ecc.), al miglioramento qualitativo dei prodotti, alla maggiore efficienza fisiologica delle piante (fotosintesi, assorbimento dei nutrienti, ecc.).
BRAMBILLA: L’ACCIDENTATO PERCORSO DELLE TEA
L’atteso e brillante intervento di Vittoria Brambilla, la ricercatrice dell’Università degli Studi di Milano che ha promosso la sperimentazione del riso resistente al brusone mediante Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), ha ripercorso le vicende che, partendo da studi sui meccanismi che regolano la fioritura della pianta, hanno portato alla selezione di una varietà da risotto dotata di specifica resistenza al più pericoloso parassita fungino del riso.
La Brambilla ha sottolineato l’accidentato e complesso iter autorizzativo delle sperimentazioni in campo, sbloccato dal “decreto siccità” del 2023, sottolineando l’inattesa insidia rappresentata dall’obbligo di “georeferenziare” le parcelle oggetto di sperimentazione imposto dalla legislazione nazionale. Un obbligo che ha consentito ai sedicenti “ambientalisti” che si oppongono all’innovazione di indicare anche su internet i luoghi dove si sperimentano le piante ottenute mediante TEA. Come noto le parcelle sperimentali di riso e vite TEA impiantate nel 2024 sono state vandalizzate da ignoti (anche se su riso è stato possibile un parziale recupero delle piante mediante il ritrapianto delle piantine estirpate dai facinorosi). Nel 2025 è andata meglio: le parcelle (situate al Centro Ricerche dell’Ente Risi, in una azienda del novarese ed in una della Lomellina) sono giunte regolarmente a maturazione, anche per l’attenta sorveglianza delle forze dell’ordine.
I primi dati sono incoraggianti e confermano la necessità di continuare e rafforzare la sperimentazione.
GAMBINO: TEMPI PIU’ LUNGHI PER LA VITICOLTURA
Giorgio Gambino, dell’Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante del CNR, ha trattato il tema del genome editing e della mutagenesi somatica applicate in ambito viticolo. Un settore in cui il miglioramento genetico è giocoforza limitato dalla propagazione agamica, per il quale quindi la possibilità di introdurre variabilità attraverso nuove biotecnologie assume una valenza particolarmente importante, non solo per la difesa dai patogeni, ma anche per la resilienza alla siccità e l’adattamento ai mutamenti agroclimatici. Ma su vite e colture arboree l’orizzonte temporale di due anni consentito dalla normativa italiana non è sufficiente per ottenere la produzione e quindi la misura oggettiva dei benefici dell’innovazione.
ACQUADRO: TANTE APPLICAZIONI IN ORTICOLTURA
Per Alberto Acquadro, dell’Università degli Studi di Torino, gli scenari offerti dall’innovazione biotecnologica in ambito orticolo sono particolarmente interessanti. Anche in questo caso non si tratta solo di migliorare la resistenza ai patogeni riducendo la dipendenza dai trattamenti fitosanitari, ma anche di migliorare la resistenza agli stress abiotici, l’efficienza d’uso dei nutrienti e la qualità dei prodotti: l’esempio del pomodoro GABA (in cui mediante genome editing è stato incrementato il contenuti in acido gamma-amminobutirrico con funzioni nutraceutiche) coltivato con successo in Giappone, e particolarmente apprezzato dal consumatore, definisce una strada percorsa con pragmatismo per migliorare la qualità di vita della popolazione.
VENTURA: SUPERARE LE IDEOLOGIE
Vera Ventura, dell’Agrofood Research Hub dell’Università di Brescia, ha inquadrato la complessa situazione legislativa che frena la ricerca in Unione Europea, mentre altri Paesi nel frattempo procedono speditamente sul fronte delle biotecnologie, siano essi di “vecchio stampo” (come per gli OGM) che nuove come le TEA. Un serio problema è rappresentato dalla comunicazione che spesso tende a fornire al consumatore immagini inquietanti legate all’innovazione, specie in campo genetico e della protezione fitosanitaria, non facendo informazione ma alimentando le paure più o meno inconsce della popolazione.
SERVE PIU’ CONOSCENZA
Alle relazioni scientifiche è seguita una Tavola Rotonda intitolata “Innovazione Biotecnologica e Agroecosistemi: Scelte Etiche e Strategie per l’agricoltura di domani”, resa frizzante dall’intervento di Tommaso Maggiore, autentico “monumento” dell’agronomia italiana ed europea, che ha esortato a migliorare la conoscenza combattendo l’ignoranza che caratterizza tanto il decisore politico quanto ambienti delle stesse rappresentanze degli agricoltori incapaci di scelte coraggiose e coerenti.
I PARADOSSI DELLA MANCANZA DI REPROCITA’
Un serio problema, che definisce una situazione paradossale sottolineata dalla Presidente dell’Ente Nazionale Risi Natalia Bobba, è costituito dalla mancanza di reciprocità nelle regole. In Unione Europea non si possono utilizzare prodotti per la difesa delle colture o coltivare piante derivanti organismi geneticamente modificati, ma si possono importare e si importano in enormi quantità, magari senza applicazione di dazio, prodotti agroalimentari ottenuti usando mezzi e tecniche da noi proibite.
SOSTENIBILITA’ E INNOVAZIONE
Il fattore comunicazione e informazione resta fondamentale. Ideologie e bias cognitivi spesso ingannano il cittadino, ormai distante ed impreparato di fronte ai temi dell’agricoltura autentica e produttiva. Lo stesso termine “sostenibilità”, tante volte viene usato in maniera impropria, proprio per la distorsione operata dai bias cognitivi, e messo in contrapposizione alla innovazione che ha consentito il progresso dell’agricoltura negli ultimi decenni. Quando è vero, come ha sottolineato in conclusione il Presidente della Società Agraria Flavio Barozzi, l’esatto contrario: la sostenibilità si ottiene con la razionalità e l’efficienza dei processi produttivi. Per questo sostenibilità ed innovazione in agricoltura sono due termini del medesimo binomio.
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