IN SARDEGNA IL CLIMA CAMBIA LE RESE

Temperature oltre i 40 gradi e poca pioggia: la coltivazione del riso in Sardegna sta affrontando non poche difficoltà.

I CAMBIAMENTI CLIMATICI

«Negli ultimi anni osserviamo delle variazioni nelle produzioni di riso, che non sono più quelle consuete tipiche della Sardegna». Chi parla è Elisabetta Falchi (nella foto), risicoltrice di Oristano. Il periodo peggiore, spiega, è stato il 2023, con temperature che in Sardegna sono andate oltre i 40 gradi nei periodi di fioritura. «Quell’anno abbiamo osservato una riduzione della produzione rispetto alle medie abbastanza sensibile. Lo scorso anno è stato un po’ più regolare, anche se ha fatto caldo. La temperatura è rimasta intorno ai 34-35 gradi, sempre alta, però un po’ più accettabile».

La variazione nella produzione di riso costringe i produttori della Sardegna a correre ai ripari. Elisabetta spiega che nel 2023 ha dovuto aumentare il livello nell’acqua nelle risaie per creare un microclima un po’ più fresco a livello della pianta.

Continua: «Anche quest’anno, con queste ondate di caldo ripetute, stiamo osservando un comportamento molto più vigoroso da parte delle infestanti. All’inizio della stagione c’è stato piuttosto fresco. Abbiam avuto delle piogge in primavera, che per noi non è consuetudine. Purtroppo ha piovuto poco durante l’inverno e durante l’autunno. Siamo fortunati perché non abbiamo restrizioni idriche perché noi abbiamo la diga con una capacità di invaso molto elevata. In altre aree della Sardegna dove le dighe non hanno capacità di invaso così alte, invece ci sono restrizioni sull’irrigazione del riso e riduzioni di superfici coltivate.

LA SEMINA 2025 E LE INFESTANTI

«La pioggia ha rallentato molto i lavori, quindi abbiamo riiniziato a seminare dopo oltre la metà di maggio, quindi intorno al 20 di maggio in forte ritardo. Noi stiamo adottando la semina interrata per cercare di combattere le infestanti. Le semine si sono protratte fino a fine maggio, primi di giugno.

Poi però ha fatto un caldo anomalo, con picchi che hanno raggiunto i 40 gradi, e questo naturalmente ha favorito anche la crescita delle infestanti, in particolare il giavone» spiega Elisabetta

Giavone e Cipero sono le infestanti più diffuse nelle colture del riso in Sardegna. Le altre sono più controllabili. «Per il giavone diventa sempre più difficile il controllo perché anche le tecnologie non sono più così efficaci – aggiunge Falchi –. Non avendo più principi attivi e armi a disposizione siamo disarmati di fronte a queste situazioni e credo che sia necessaria necessario fare una profonda. Senza principi attivi diventa veramente difficile ormai coltivare. Se non hai la certezza del controllo delle infestanti, l’impatto sulla produzione di riso, non solo qui in Sardegna, inizia a essere dannoso».

La risicoltrice ricorda anche che in Sardegna è difficilissimo fare rotazioni culturali sul riso perché i terreni che vanno a risaia sono terreni pesanti, impermeabili, spesso non serviti da condotte di irrigazione a pressione, «non si fa ancora l’irrigazione a scorrimento e quindi è difficile anche in alcune zone irrigue fare rotazioni colturali con altre specie vegetali, però ormai siamo costretti a riflettere su questo e la monocoltura sta diventando un problema serio» conclude.

 

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